2019Formula 1

II GP Miami preoccupa Austin

ll boss del COTA teme che la gara in Florida possa avere un impatto negativo sull’affluenza di pubblico nel circuito texano

Presto saranno due gli appuntamenti americani con la Formula 1: una notizia che non fa felice il boss del Circuit of the Americas di Austin

Liberty Media non ha mai fatto mistero di voler allargare gli orizzonti della Formula 1 negli Stati Uniti. Archiviata l’opportunità di allestire una corsa a New York, dove fa invece tappa la Formula E, a offrirsi prepotentemente per ospitare il gran Circus è stata Miami. La capitale della Florida ha firmato un accordo iniziale con Liberty Media che rappresenta una sorta di trampolino di lancio per concludere la trattativa finalizzata a rendere Miami una tappa del calendario iridato.

Una notizia che non ha fatto felice Bobby Epstein, il boss del Circuit of the Americas, che dal 2012 ospita la Formula 1 nel moderno impianto texano. “Il primo anno sarà doloroso” ha commentato Epstein a Racer.com in riferimento all’impatto che avrà la nuova gara di Miami sull’affluenza di pubblico in Texas.

IL FANTASMA DI INDY

“Dopodiché, credo che la situazione si stabilizzerà. Se allestire un GP è difficile, lo è molto di più cercare di mantenerlo nel calendario per molti anni” ha continuato, alludendo all’esempio di Indianapolis. Il catino dell’Indiana ospitò la Formula 1 dal 2000 al 2007, sfruttando parte dell’ovale: il primo anno l’affluenza di pubblico fu abnorme, ma l’interesse degli americani verso uno sport così lontano, per concezione, dalla IndyCar e dalla NASCAR andò progressivamente affievolendosi, facendo uscire Indy dal calendario iridato dopo otto anni.

Una minaccia da non sottovalutare anche per Austin: “Non puoi mai ponderare il successo del tuo GP dopo il primo anno – ha continuato il CEO del COTA – perché c’è sempre un’atmosfera particolare. Il punto critico è il terzo, quarto o quinto anno di presenza nel calendario: solo lì puoi valutare se il tuo affare sta portando dei soldi oppure no. Ma è bello sapere che noi, con il Circuit of the Americas, siamo ancora stabilmente in calendario dopo diversi anni”.

NETFLIX AIUTA

La proprietà americana che gestisce la Formula 1 dal 2017 dovrebbe scongiurare, in ogni caso, il ripetersi di un caso come quello di Indianapolis. Iniziative come la serie TV che va in scena su Netflix, incentrata sul dietro le quinte della Formula 1, possono solo beneficiare a questo sport. Ne è convinto Epstein: “Se riusciamo a crescere, è anche merito di chi guarda questo show. Una serie TV come questa fa breccia sugli appassionati puri, lo zoccolo duro del motorsport. Ma una buona metà di chi la guarda è costituita da semplici curiosi, che vogliono avvicinarsi per la prima volta alla Formula 1″.

 

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Luca De Franceschi

Sono Luca, studio Lettere e seguo la Formula 1 da una decina d'anni. Mi sono appassionato a questo sport durante l'era dei successi di Michael Schumacher con la Ferrari, per poi assistere alle prime vittorie di Fernando Alonso, Lewis Hamilton e Sebastian Vettel. A casa ho diversi DVD sulla storia di questo sport, che mi hanno fatto conoscere i piloti e le auto del passato. Ho anche la passione dei kart, sui quali ogni tanto vado a girare.

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