DichiarazioniFormula 1

Horner: “Porpoising? Qualcuno potrebbe essersi lamentato troppo”

Il TP inglese a capo della squadra austriaca è convinto che il sobbalzo delle monoposto sia perlopiù un problema di alcuni. E sono questi a doverlo risolvere senza appellarsi alla Federazione, rischiando di minare il buon lavoro degli altri

Per Christian Horner qualcuno potrebbe marciare (ed aver marchiato) un po’ più del dovuto sul problema del porpoising. Un qualcosa che lui stesso avrebbe suggerito di fare se fossero stati loro a soffrirne

In Azerbaijan il tema del porpoising è tornato alla ribalta con prepotenza, questo nonostante a Barcellona si era pensato di averlo almeno parzialmente risolto. Tuttavia fin dai primissimi run nelle prove libere, lungo tutto il rettilineo di due chilometri molte monoposto sono tornate a sobbalzare. E molti piloti sono tornati a lamentarsi. Davanti a ciò, Christian Horner ha detto la sua.

L’effetto delfino non è solo un qualcosa che può inficiare più o meno la performance, ma è soprattutto un vero e proprio tormento per chi è alla guida. Basti pensare in quali condizioni si è trovato a fine gara Lewis Hamilton, con la schiena talmente a pezzi da trovarsi in difficoltà anche solo ad uscire dalla W13.

INGIUSTO PENALIZZARE CHI HA FATTO UN BUON LAVORO

Il TP della Red Bull crede però che tutto questo brontolare sia una tattica degli avversari per agevolare una soluzione che possa permettergli di sbloccarsi (guardando soprattutto a Mercedes). “La cosa più semplice è alzare la macchina. Ogni squadra può farlo”, ha detto l’inglese.

Si può decidere a quali altezze far correre la propria vettura, allo stesso tempo non non si dovrebbe fare una scelta che metta a rischio la sicurezza. Penso sia una cosa che riguarda maggiormente i tecnici perché certe monoposto ne soffrono di più ed altre meno. È ingiusto penalizzare chi ha fatto un buon lavoro rispetto a chi invece ha mancati i target”.

“[Se mi trovassi al loro posto] direi ai miei ragazzi di lamentasi il più possibile in radio per rendere più grande il problema. È parte del gioco. È come un calciatore che si tuffa in area di rigore. È evidente che sia un inconveniente, e ci sono degli espedienti anche se inficiano la prestazione. Se fosse una seria preoccupazione in termini di sicurezza per l’intera griglia di Formula 1, dovremmo parlarne. Ma se è un qualcosa che angoscia solo determinati team o persone, allora dovrebbero essere solo loro ad occuparsene”.

Silvia Quaresima

Il mio amore per la Formula 1 é sempre stato lì con me, fin da quando ho ricordo delle vittorie di Michael in rosso. Ma con il tempo è cresciuto così tanto che ora c’è voglia di esserne parte e di raccontarla.

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