DichiarazioniFormula 1

Hamilton: il suo settimo titolo per la diversità

Il sei volte campione del mondo, sempre più impegnato nel sociale, vuole essere ricordato come colui che ha contribuito a rendere la Formula 1 più accessibile piuttosto che per i suoi trofei

Lewis Hamilton ha una missione: sensibilizzare il mondo intero sulle questioni sociali, ambientali che gli stanno a cuore. L’inglese punta a essere molto più che un pilota vincente; vuole essere il cambiamento di cui crede che il Circus e tutto lo sport abbiano ora bisogno

Il pilota inglese ci ha ormai abituato a vedere in lui non solo lo sportivo vincente che ha dimostrato di essere fin qui, ma anche qualcosa di più. E’ ormai un uomo, maturo e sicuro della propria forza, impegnato nella costruzione di una migliore versione di sé, autocritica e riflessiva.
Con gli anni, ha imparato a guardarsi intorno. Si è messo in discussione e ha trovato delle valide soluzioni a quelli che ritiene essere problemi non trascurabili di cui tutti dovremmo preoccuparci: la salvaguardia dell’ambiente, il maltrattamento animale e il rispetto del prossimo, di qualsiasi religione, sesso e classe sociale. E proprio per quest’ultima causa ha alzato la voce nel paddock, usando i suoi seguitissimi social come potente mezzo di sensibilizzazione e informazione. Per rendere bene l’idea di quanto questa questione possa stare a cuore del numero 44 della Mercedes, basti dire che Hamilton scambierebbe volentieri il settimo titolo mondiale con una maggiore diversità in Formula 1.

Ha capito che per essere davvero ricordati e lasciare un segno tangibile lungo la strada che si percorre, non serve solo collezionare vittorie e trofei, come per l’altro sta già facendo, ma la propria eredità deve anche poter contare su gesti e azioni dal valore profondo, che siano d’ispirazione e insegnamento per il prossimo.

 

 
 
 
 
 
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#justiceforbreonnataylor

A post shared by Lewis Hamilton (@lewishamilton) on Aug 10, 2020 at 10:18am PDT

HAMILTON: IL SUO SETTIMO TITOLO PER LA DIVERSITA’

Quando ti ritiri con uno o due campionati, qualunque essi siano, cosa significa? Non significa davvero nulla; conta cosa ne fai. Sono l’unico pilota nero qui. Non so perché mi abbiano scelto per fare quello che faccio in macchina e perché non ci sia un altro al posto mio. Sono successe molte cose nella mia vita e non credo sia una coincidenza che io sia nella posizione in cui mi trovo adesso” – ha riflettuto l’anglo-caraibico.

Così come in altre occasioni, Lewis sa di dover sfruttare le proprie pagine social per raggiungere più persone possibili e farsi promotore di un cambiamento necessario. “Dico qualcosa e va molto lontano. Questo significa avere un potere incredibile. C’è stato un momento in cui ho pensato ‘essere qui non è abbastanza, devo parlare, devo fare di più’. Se mi  fossi ritirato un anno fa, forse non sarebbe cambiato nulla. Ci sono ancora squadre che non hanno detto niente e che non si assumono la responsabilità del problema. Si tratta di trovare un modo per convincere quelle persone a impegnarsi ” – ha dichiarato Hamilton.
Immagino che faccia parte del mio lavoro e questo significa più per me dei titoli. Posso guardare indietro e dire a me stesso: ‘Sì, ho vinto i campionati’, ma sarebbe fantastico aiutare a cambiare la prospettiva di questo sport e renderlo più accessibile“.

Come riporta Soymotor.com, quando ad Hamilton è stato chiesto se scambierebbe mai il suo settimo titolo iridato con una maggiore diversità in Formula 1, il britannico ha risposto con un “Sì” convinto. Lewis crede fermamente di aver raggiunto un’età in cui sta cominciando a pensare alla sua eredità: “Penso che siamo in un momento di risveglio, con il movimento contro il razzismo. Le persone si rendono conto di ciò che sta accadendo, ma penso che si tratti di vivere consapevolmente. Io chiedo come posso aiutare i figli di mia sorella, come posso aiutare i giovani che mi seguono a cambiare il sistema” – ha affermato.

NON SI FINISCE MAI DI IMPARARE

La lotta che Lewis sta combattendo al di fuori del Circus lo sta aiutando a essere più motivato e performante in pista, senza seguire gli schemi preimpostati che si richiedono a un personaggio come lui. “La gente ti dice ‘sei un campione e devi essere così, parlare così e comportarti così’ e io faccio tutte queste cose in modo diverso e dovremmo tutti perché siamo tutti differenti. Sto diventando un pilota differente. Imparo sempre qualcosa in più: sulla macchina, del mio rapporto con Bono (il suo fidato ingegnere di pista, ndr), delle cose che dico, di come posso comunicare e guidare meglio” – ha commentato.

Insomma, quello a cui aspira Lewis non è solo essere invincibile in  pista, ma essere anche e soprattutto una persona migliore, per sé e per gli altri. “Allo stesso tempo, cerco di essere quel pilota implacabile, che è fondamentale quando si tratta di corse. Penso che questo mi stia aiutando nella mia carriera. So quando spingere e quando dire ‘basta’. Questo aggiunge un’altra dimensione al mio essere pilota. Ecco perché ho le vittorie che ho e i campionati ” – ha sottolineato.

AYRTON SENNA IL SUO MODELLO DA SEMPRE

E se c’è qualcuno che ha sempre visto e sentito come modello di vita, oltre a suo padre Anthony, è proprio il grande Ayrton Senna. Hamilton è convinto che lo abbia aiutato a essere un pilota più motivato e prestante, ma anche un uomo migliore. L’impatto che il brasiliano ha infatti avuto sulle persone è qualcosa che ha sempre affascinato Lewis e che lo ha spinto a voler essere come lui: “Quando cresci, inizi a capire le persone. Quando ero bambino, non lo capivo, ma Ayrton ha avuto una grande influenza su tutti, in Brasile, in tutto il mondo. Mi ha motivato a fare quello che ha fatto” – ha detto.

Quello che ci troviamo di fronte è un Lewis molto profondo e riflessivo, conscio di quello che la vita ha da offrirci. “Quello che non sappiamo è quanti giorni ci restano. Non presumo che vivrò fino ai 90 anni. Voglio assicurarmi di approfittare di ogni giorno che ho, cercare di non stressarmi, di essere sano, avere equilibrio, divertirmi e aiutare le persone che mi seguono” – ha detto.

Le grandi domande della vita, che tutti ci poniamo almeno una volta, turbano anche lui. “Volevo guidare macchine, volevo fare qualcosa di simile a quello che ha fatto Ayrton, poi l’ho battuto. Ayrton probabilmente avrebbe ottenuto più campionati se fosse vissuto più a lungo. Ogni giorno cerco di capire perché stiamo affrontando ciò che stiamo affrontando, quali saranno i risultati e cosa farò in questo periodo di tempo“. “Imparerò? Mi istruirò? Cercherò di essere migliore in alcune cose? Aiuterò qualcuno? Influirò sulla vita di qualcuno in modo positivo? Queste sono le domande che mi pongo” – ha poi concluso Lewis.

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Erika Mauri

Metà brianzola e metà romana, sono laureata in Lingue e attualmente studentessa magistrale di Linguistica applicata nella capitale; da sempre amo scrivere e lavorare con la lingua italiana in tutte le sue forme. Mi definisco una persona dinamica, intraprendente, coraggiosa e amante delle sfide, faccio della mia capacità organizzativa e del problem solving due delle mie qualità migliori, insieme alla facilità di collaborare con altri in gruppo e a un pizzico di anticonformismo. Amo viaggiare e sono appassionata di tecnologia, cinema, musica, lettura e, ovviamente, di Formula 1.

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