2019Analisi della redazioneDichiarazioniFormula 1

Hamilton: è l’amore della famiglia la sua forza

Lewis è ormai cresciuto, ma quel fanciullino che seguiva le gare dal divano di casa non lo ha mai abbandonato

Ormai i segreti dell’Hamilton pilota sono (quasi) tutti alla luce del sole; meno, invece, i numerosi ostacoli che il britannico ha dovuto superare nel suo lungo viaggio, sino alla sesta corona iridata in Formula 1

Al termine della gara di Austin, ai microfoni di Sky Sport F1 Italia, con occhi lucidi Hamilton aveva dichiarato quanto questo sport significhi per lui. Gli ha dato uno scopo nella vita, una ragione sentita e profonda per la continua ricerca della miglior versione di se stesso. Gli si è affidato completamente, anima e corpo, permettendo a quell’adrenalina che odora di asfalto e pneumatici di mettere a nudo la sua identità. Lewis è vero. I suoi occhi parlano e, d’altronde, lo hanno sempre fatto. Chi lo ha conosciuto, chi ha potuto incrociare il suo sguardo anche solo per una volta, ha percepito nell’umiltà del suo sorriso e dei suoi gesti l’innato garbo, e quell’infinita e composta gratitudine di chi sa di aver avuto tanto dalla vita.

Dicevo, i suoi occhi parlano. Sì; e, se si presta un poco di attenzione, sapranno raccontare una storia ben diversa da quel mondo tutto party e mondanità che siamo abituati a vedergli ora roteare attorno.
La natura dell’Hamilton che conosciamo oggi, la star dell’intero Circus, con le catene d’oro al collo e quegli scuri occhiali da sole dietro cui sembra quasi volersi nascondere non si esaurisce negli agi e privilegi della sua vita da star.
Dietro ai 6 titoli mondiali, un parco auto da far strabuzzare gli occhi e acconciature che variano con la stessa rapidità con cui Lewis ama infrangere ogni record gli si presenti sul cammino, si cela un trascorso non proprio spensierato.

HAMILTON: DALL’ANONIMATO ALLA CONQUISTA DEL MONDO

Figlio del ceto medio, Hamilton ha dovuto fare ben presto i conti con le asperità della vita.
Nato a Stevenage, una cittadina inglese a una cinquantina di chilometri da Londra, a soli 3 anni ha vissuto la separazione dei genitori, Anthony e Carmen. Questi però sembrano essere rimasti in ottimi rapporti.
I due, dopo essersi entrambi risposati, sono sempre stati al fianco di Lewis nei momenti importanti della sua carriera; l’ultimo, proprio al GP degli Stati Uniti di domenica scorsa, quando il pilota anglocaraibico si è laureato per la sesta volta campione del mondo.

L’abbraccio orgoglioso di suo padre e il sorriso amorevole della madre dopo la sua ennessima conquista, sono stati forse una delle immagini più commoventi. Una raffigurazione più pura dello stupore e dell’incredulità che, se avessero avuto voce, avrebbero suonato un po’ come un “E chi l’avrebbe mai detto?”; ma, in fondo, chi gli è stato vicino lo ha sempre saputo.

Hamilton
 Credit: Lewis Hamilton, Instagram stories.     L’abbraccio tra Lewis e il papà Anthony dopo il GP di Austin 

Lo straordinario risvolto di una vita votata alla fatica e al sacrificio. Sforzi presto ripagati dall’ineccepibile lavoro di un ragazzo nel cui vocabolario non è mai comparsa la parola “resa”. Le incertezze di chi ha deciso di fidarsi del proprio istinto di uomo e affetto di padre nel puntare ogni singola risorsa sull’amato e promettente figlio. Del resto Lewis, sin dalla sua prima macchinina giocattolo, aveva sorpreso tutti per la determinazione e la passione che parevano avere preceduto persino la stessa consapevolezza di aver dentro di sè un amore tanto profondo.
Quell’irrefrenabile voglia di vincere, di superare ogni limite, sfidando paure e pregiudizi, Lewis la porta ancora con sé. Quando si cala nella sua monoposto compie un salto indietro nel tempo, nei lontani anni ’90, quando su un kart di terza mano sfrecciava sulle piste europee, al fianco dei suoi coetanei benestanti.

LE DISCRIMINAZIONI RAZZIALI

Hamilton si è fatto le ossa, ha forgiato il suo carattere da guerriero nel garage di casa, spalleggiando papà Anthony nella manutenzione di un kart sgangherato. Lewis non ha mai dimenticato le notti insonni di suo padre, impegnato a fornirgli un mezzo che fosse all’altezza del suo talento e dei suoi sogni. Così come non ha mai taciuto i sacrifici di Anthony, che, per permettergli di gareggiare, si era caricato sulle spalle le responsabiltà di tre, quattro differenti impieghi.

Hamilton
Credit: Lewis Hamilton, Instagram

La strada fino al successo è stata costellata di numerosi ostacoli e dispiaceri. Più di una volta Hamilton ha parlato di quanto fosse difficile presentarsi in pista, quando era appena un ragazzino. La diffidenza causata dal colore della pelle e dalle sue origini gli ha di certo aperto una ferita nell’animo, dalla quale scaturiscono  tutt’ora parole di giustificata tristezza.
Sui suoi social ha spesso indirizzato messaggi di supporto a tutti coloro che si ritrovano a vivere una situazione di disagio. Si è proposto come modello ed esempio. Ama e vuole dimostrare che, nonostante la cattiveria e la negatività altrui, “Still We rise” (“Ci rialziamo di nuovo”, il suo motto, ndr).
Lo stesso TP Mercedes Toto Wolff, che lo conosce bene, è sicuro che tali trascorsi abbiano notevolmente segnato l’inglese, che non ha mai superato lo smarrimento e la costernazione provati in quegli anni.

LA MALATTIA DEL FRATELLO E UNA FAMIGLIA UNITA

Ma il budget limitato e il razzismo non sono state le uniche difficoltà del numero 44.
Un’altra dura prova per lui ha rappresentato suo fratello minore Nicolas, frutto del secondo matrimonio del padre. Nato affetto da paralisi cerebrale, non gli avevano dato speranze di poter camminare. Lui però è riuscito a smentire tutti divenendo persino pilota, proprio come Lewis.
Due ragazzi che hanno creduto nei propri sogni. Due fratelli che, sostenendosi a vicenda, l’uno offrendo la propria spalla all’altro, hanno abbattuto le barriere dell’ignoranza e dei limiti fisici, tali solo se così considerati.

 

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I hated that wheelchair, but we always had fun bro! Now look where we are! 👊🏾❤️ #TBT #HamBros #Family #Brothers

A post shared by Nic Hamilton (@nicolashamilton) on Sep 5, 2019 at 9:28am PDT

La dimostrazione che dietro a un grande campione esiste sempre una preziosa famiglia. Esempio concreto del fatto che, pur nelle difficoltà della vita, questa non è mai venuta meno al tacito patto di supporto e amore incondizionato. Modello per i giovani atleti che si affacciano oggi sul mondo dell’agonismo e per milioni di persone comuni.

Dopo la conquista del suo secondo mondiale, nel 2014, Lewis aveva raccontato quale fosse il suo sogno da piccino: essere come il suo mito, Ayrton Senna, o Superman. Questa volta, è riuscito ad essere entrambi.

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Erika Mauri

Metà brianzola e metà romana, sono laureata in Lingue e attualmente studentessa magistrale di Linguistica applicata nella capitale; da sempre amo scrivere e lavorare con la lingua italiana in tutte le sue forme. Mi definisco una persona dinamica, intraprendente, coraggiosa e amante delle sfide, faccio della mia capacità organizzativa e del problem solving due delle mie qualità migliori, insieme alla facilità di collaborare con altri in gruppo e a un pizzico di anticonformismo. Amo viaggiare e sono appassionata di tecnologia, cinema, musica, lettura e, ovviamente, di Formula 1.

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