2019DichiarazioniFormula 1Gran Premio Singapore

GP Singapore, Bottas sacrificato: “Non c’erano altre possibilità”

Il team di Brackley ha chiesto al finlandese di rallentare il proprio ritmo per evitare l’undercut sul compagno Lewis Hamilton

Il Team Principal Mercedes Toto Wolff si dice amareggiato per la richiesta, ma ribadisce che non c’era valida alternativa

Si spengono i riflettori sul tracciato di Marina Bay, ma continuano discussioni e polemiche sulla scelta Mercedes di sacrificare la gara di Valtteri Bottas per scongiurare che, in seguito a un pit stop ritardato del compagno di squadra Lewis Hamilton, quest’ultimo potesse trovarsi in difficoltà nel rientrare in pista, minacciato dalla presenza dell’inseguitore Red Bull Alex Albon.

A motorsport.com il Team Principal Mercedes Toto Wolff racconta che, nonostante la difficoltà nel chiedere al proprio pilota di alzare il piede per coprire le spalle dell’inglese, il muretto box ha ritenuto che non ci fossero altre possibilità per contrastare l’inaspettato dominio Ferrari.

L’unica strategia possibile

Non è stato un team order facile, ma l’undercut Ferrari si è rivelato molto più efficace del previsto” – dichiara Wolff. “Non penso che loro volessero invertire la posizione dei propri piloti permettendo che Sebastian rientrasse ai box prima. Abbiamo rischiato la posizione di Lewis lasciandolo fuori per uno stint più lungo per proteggere la vittoria“.

Questo è il motivo per cui abbiamo chiesto a Valtteri di rallentare e tenere dietro Albon: Lewis non sarebbe riuscito a piazzarsi davanti a lui” – sottolinea l’austriaco. “Il risultato del Team sarebbe stato più negativo se Valtteri non avesse fatto tale mossa. Gli dobbiamo quella posizione” – racconta a motorsport.com.

Una scelta discutibile, ma Bottas la vede dal punto di vista della squadra

Il pilota, secondo in classifica mondiale con 65 punti di distacco dal leader compagno di squadra Hamilton, non si mostra troppo deluso per quanto accaduto in gara. “In Mercedes c’è questa regola: chi dei due ha un piazzamento migliore, ha la priorità per il pit stop” – chiarisce. “So per certo che, a parti invertite, quando capiterà, Lewis farà lo stesso per me. La vedo dal punto di vista del Team, anche se dall’esterno potrebbe sembrare un po’ strano pensando al nostro istinto di piloti”.

Dopotutto, la Formula 1 è anche un gioco di squadra.

Erika Mauri

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Erika Mauri

Metà brianzola e metà romana, sono laureata in Lingue e attualmente studentessa magistrale di Linguistica applicata nella capitale; da sempre amo scrivere e lavorare con la lingua italiana in tutte le sue forme. Mi definisco una persona dinamica, intraprendente, coraggiosa e amante delle sfide, faccio della mia capacità organizzativa e del problem solving due delle mie qualità migliori, insieme alla facilità di collaborare con altri in gruppo e a un pizzico di anticonformismo. Amo viaggiare e sono appassionata di tecnologia, cinema, musica, lettura e, ovviamente, di Formula 1.

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