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Formula 1: settanta volte grazie

Nel giorno del compleanno del Circus, abbiamo deciso di omaggiare questa parte del motorsport che accomuna tutti noi sotto un’unica grande passione

A settant’anni dalla prima gara disputata in Formula 1, F1World ha deciso di omaggiare quel Circus e quell’aspetto del Motorsport che nel tempo ha scaldato i cuori di migliaia di appassionati

Era il 13 maggio del 1950 quando, a Silverstone, si disputava il primo Gran Premio del Mondiale di Formula 1. Era una Formula 1 diversa, pericolosa, ma allo stesso tempo una Formula 1 gratificante ed entusiasmante. Oggi, dopo 70 anni da quella prima gara, il mondo del Circus si è innovato e rinnovato, lasciando sulla strada tanti ricordi, tante sfide, tante emozioni.

Nei primi anni della sua esistenza, il Circus ha dato alla luce i primi miti, le prime grandi personalità, già destinate a rimanere nella storia anche nel corso degli anni successivi. Basta pensare a quella stessa primissima gara: una giornata dominata interamente dall’Alfa Romeo, alla cui guida c’era Giuseppe Nino Farina, poi diventato il primo pilota a vincere il titolo mondiale.

Era una Formula 1 completamente diversa: monoposto, piloti, regolamenti, nazioni, sponsor. Era forse un Circus più umano, meno ancorato alle tecnologie e ai soldi, più predisposto alla relazione con i piloti, più autentica. Con il passare del tempo, la Formula 1 ha poi perso gran parte delle sue caratteristiche originali, rimanendo però un punto di riferimento nel mondo del Motorsport e, soprattutto, scaldando i cuori di migliaia di appassionati che, sparsi per tutto il suolo mondiale, hanno costruito una grande famiglia che, proprio come si addice all’espressione, oggi è caratterizzata da battibecchi e abbracci in grado di muoversi anche oltre oceano.

UNA PASSIONE CHE SCALDA IL CUORE

Sapete, io personalmente lo ricordo, il primo Gran Premio visto in televisione. Ero piccola, forse frequentavo la quarta o quinta elementare. Non era il mio primo incontro con quello sport: quando ancora non sapevo rendermi conto del mondo intorno a me, passavo le domeniche sulle ginocchia di papà. Restavo lì, a fissare quelle macchinine che per me non avevano proprio nulla di diverso da quelle giocattolo. Le vedevo correre in tondo, senza mai fermarsi, non mi rendevo conto di nulla. Mi divertivo però, questo lo ricordo.

Sorridevo, battevo le mani, mi allungavo verso lo schermo per prenderle…perché, in fondo, volevo giocarci anche io con quelle macchinine. Poi sono cresciuta, almeno un po’, e ho capito che quelle monoposto non erano delle semplice “macchine che correvano in tondo”. Erano molto di più, e molto di più lo sono diventate nel corso degli anni. Pian piano ho iniziato a rendermi conto di come funzionasse, ho capito che c’erano delle regole da rispettare, delle strategie da studiare. Non ci è voluto molto prima che mi innamorassi della Formula 1.

Qui su F1World siamo tutti appassionati, scriviamo tutti mossi da questo unico grande amore che, al di là delle differenze di tifo, ci accomuna e ci riempie di soddisfazione. E credo che sia così un po’ per tutti, nel mondo là fuori. C’è chi segue la Formula 1 per un pilota, chi per una scuderia, chi per uno sponsor, chi per il suono del motore che canta sotto la veste di ciascuna monoposto.

Eppure, per quanto diverse possano essere le motivazioni che ci spingono a seguire assiduamente il mondo dell’alta velocità, ci ritroviamo poi tutti a discutere di questa o di quella gara, a saltare sul divano, a piangere, a ridere dalla gioia, a festeggiare con i nostri idoli e a condividere con loro le situazioni più sfortunate.

13 MAGGIO 1950

Ma torniamo per un secondo a quel 13 Maggio 1950. Io non c’ero, come molti di noi immagino. Ma rileggendo articoli, opinioni e commenti in merito a quella prima gara di Formula 1, non posso non sentire una leggera pelle d’oca sulle mie braccia. Insomma, ammettiamolo: quanta emozione avranno provato i piloti? E le scuderie? E gli organizzatori? Quello che si apprestava a diventare un evento mondiale, su monoposto che sembravano davvero dei giocattolini, poteva essere un successo su tutti i fronti, o allo stesso tempo una tragedia.

Formula 1 1950
Credits: Formula 1 Official Website

In quell’occasione il circuito misurava quattro chilometri e mezzo, comprensivi di otto curve. Aveva una configurazione ben diversa da quella attuale e la gara in sé era ancora qualcosa per pochi. Le squadre in pista non erano molte, ma tra queste il Circus poteva già vantare due protagoniste italiane: l’Alfa Romeo e la Maserati. La prima di queste è stata la protagonista indiscussa di quella giornata, così come lo è stato Nino Farina, definito anche dai posteri e soprattutto da Enzo Ferrari come un campione vero, un uomo di coraggio che rasentava l’inverosimile.

Ma dopo quella prima gara, la Formula 1 ha portato con sé tanti altri nomi, entrati di diritto nella storia del Circus. Juan Manuel Fangio, Jim Clark, Jackie Stewart, Niki Lauda, Gilles Villeneuve, Nelson Piquet, Alain Prost, Ayrton Senna, Michael Schumacher. E questi sono solo alcuni dei piloti che hanno scaldato il cuore dei tifosi, quei nomi che – se nominati ancora oggi – fanno fare un sussulto, fanno commuovere o sorridere, fanno emozionare. Stili di guida diversi, caratteri diametralmente opposti, scuderie differenti. Eppure con un unico grande punto in comune: la passione.

L’EVOLUZIONE DELLA FORMULA 1

Quella stessa passione che oggi muove i più giovani, gli eredi di questo grande vaso di Pandora rappresentato dalla Formula 1. Quella stessa passione che si è diluita, mescolata, rafforzata nel corso degli anni, nonostante le rivoluzioni a cui il Circus è costantemente andato incontro. Gli anni Cinquanta sono stati anni sperimentali, non c’era ancora la percezione della Formula 1 come uno sport vero e proprio, cosa che sarebbe diventata ben presto palese anche ai neofiti del settore.

Sono bastati infatti gli anni Sessanta per iniziare ad assaporare i primi cambiamenti. Uno fra tutti, il motore nella parte posteriore della monoposto. Un’introduzione britannica che ha lasciato perplessi i più, poi ricredutisi sulla base delle performance e dei regolamenti che a questo cambiamento si sono adeguati. Ma si dovranno poi aspettare gli anni Settanta per vedere la rivoluzione vera e propria, quella che ha dato inizio all’era del turbo, durata fino alla fine degli anni Ottanta e poi soppiantata dal ritorno del motore aspirato.

Oggi la Formula 1 sta giocando con i motori ibridi, l’ultimo step di quella rivoluzione motoristica che ha portato con sé una serie di tantissime altre conseguenze. Prima fra tutti la sicurezza dei piloti. I primi anni del Circus sono stati martoriati da tragedie che si sono susseguite l’una dopo l’altra, un po’ per l’inesperienza, un po’ per la precarietà delle monoposto. Incidenti fatali che hanno fatto sanguinare il cuore di tanti, tantissimi appassionati, qualche volta portandoci anche a odiare un pochino quello stesso sport che fino a un momento prima avevamo tanto amato.

Grazie alle tecnologie il Circus è riuscito a riprendersi, ha introdotto sistemi di sicurezza più specifici, più controllati. Fino ad arrivare all’halo, che negli ultimi anni ha letteralmente salvato più di un pilota coinvolto in spettacolari incidenti. La ferita di quel 5 ottobre 2014 è ancora fresca, nonostante siano passati 5 anni. La perdita di Jules Bianchi è stata un fulmine a ciel sereno, che ha portato molti a porsi la stessa domanda: “vale la pena rischiare la vita in questo modo?”.

Eppure, questa Formula 1 impregnata del più classico odi et amo,  che ci ha dato e tolto tanto, che ci manca tanto in questo 2020 così strano, continua a essere il punto in comune che condividiamo con migliaia di altre persone. Perché non riusciamo a farne a meno, perché ci entusiasma a tal punto che forse riusciamo a perdonarle tutto.

UN FUTURO INCERTO, MA A PORTATA DI APPASSIONATO

Ed eccoci arrivati a questo 2020 un po’ incerto. Il mondiale non è ancora iniziato, i tifosi e i piloti fremono dalla voglia di tornare in pista, alcuni team stanno lanciando delle notizie bomba in questi giorni che ci tengono ancora appesi al filo, per capire se e quando torneremo a esultare tutti insieme. E alla fine è anche questo il bello del Circus. In questi mesi difficili è riuscito a reinventarsi, dando spazio alle gare virtuali e tenendoci col fiato sospeso per comprendere se e quando sarebbero riprese le attività.

Di cose certe, possiamo dirlo, ce ne sono ben poche. Il mercato piloti è entrato in fermento, le scuderie sono in difficoltà a causa del Coronavirus, gli organizzatori stanno cercando di stare al passo con il calendario. Pur essendo rimasta ferma, questa Formula 1 è stata sempre accanto a noi, facendoci sentire una po’ meno la mancanza delle sfide sull’asfalto, ma aumentando la nostra voglia di poterle rivedere presto…e di poterci di nuovo riabbracciare in quel grande abbraccio che ha fatto di tutti noi una vera e propria comunità.

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Anna Vialetto

Anna è sinonimo di determinazione, concentrazione e curiosità. Ho sempre studiato e lavorato per rincorrere e realizzare i miei sogni, con l'obiettivo di concretizzarli in quella che è la mia più grande passione: l'automotive. La Formula 1 per me è parte integrante della mia personalità: il rombo dei motori, i sorpassi all’ultimo centimetro, la velocità delle monoposto. Ma soprattutto, tutto il mondo che sta dietro allo spettacolo in pista: l'organizzazione, la comunicazione, il marketing, l'energia...la stessa che, fin da quand'ero bambina, mi ha portata a coltivare questo grande amore.

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