2019Formula 1

Formula 1 | McLaren e Williams pagano un’organizzazione svantaggiosa, secondo Brundle

Secondo l’ex pilota britannico, sia la McLaren che la Williams soffrono il fatto di non essere costruttori ufficiali e di non avere legami con altri team

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I tempi in cui Williams e McLaren si spartivano i titoli sono lontanissimi. Negli Anni Novanta, le due scuderie britanniche erano il punto di riferimento della Formula 1, tanto da firmare, assieme, ben otto titoli piloti tra il 1990 e il 1999. Ora, entrambe si trovano a lottare a fondo classifica oppure nelle posizioni ai marigini della zona punti. Sia per la Williams che per la McLaren, l’ultimo successo risale all’ormai lontano 2012, quando Pastor Maldonado portò il team di Grove alla vittoria del GP di Spagna e Jenson Button firmò il successo per la scuderia di Woking in Brasile. Da allora, poco o niente per entrambe le scuderie. Dall’inizio dell’era ibrida, la McLaren ha segnato solo un podio in Australia nel 2014, mentre la Williams ha vissuto qualche soddisfazione in più, raggiungendo più volte la top 3 tra il 2014 e il 2016 con Massa (autore pure della pole in Austria nel 2014) e Bottas, ma nulla di paragonabile ad una vittoria. Anche gli sponsor latitano: la Williams ha appena perso il supporto di Martini dopo cinque anni di collaborazione, mentre la livrea McLaren è da anni priva di un main sponsor.

Secondo Martin Brundle, le ragioni di un simile declino vanno ricercate nell’organizzazione di questi due team. Secondo l’ex pilota britannico, sia Williams che McLaren non godono delle prerogative fondamentali nella Formula 1 odierna, ovvero non sono né costruttori ufficiali né “junior team” o squadre legate a una casa madre. “Il problema di Williams e McLaren è che si trovano al di fuori di dove dovrebbero essere – è la tesi di Brundle – al giorno d’oggi, è auspicabile essere un costruttore ufficiale (come Ferrari, Mercedes, Renault), oppure, se questo non è possibile, avere un legame con una casa madre, come la Haas (con la Ferrari) e la Toro Rosso (con la Red Bull). Questo lascia sia la Williams che la McLaren in una sorta di un limbo. Vedremo se questo approccio funzionerà per loro. Spero di sì, in un modo o nell’altro”.

“Ma è dura, per loro, quando combattono ad esempio contro la Haas, che ha un’organizzazione totalmente differente, poiché gode di un sacco di materiale proveniente da Ferrari e Dallara ha continuato Brundle. In effetti fu la stessa McLaren, ad inizio 2018, a criticare il legame della Haas con la Ferrari, tale da rendere le VF-18 avversari temibili in pista.

Brundle ha commentato anche l’arrivo alla McLaren dell’ex Porsche Andreas Seidl, precedentemente impegnato nel programma WEC in LMP1: “Seidl è un uomo di grande esperienza e il suo curriculum parla da solo. La McLaren si sta riorganizzando e chiaramente a Seidl verrà affidato il ruolo di cui c’è bisogno, così da permettergli di interagire con Zak Brown e Gil de Ferran. Mi sembra ragionevole la sua nomina a managing director, fa parte di un piano abbastanza chiaro. Per la McLaren, è come un altro mattone nella speranza di un suo ritorno a dove le compete, ovvero alle posizioni di vertice”.

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Luca De Franceschi

Sono Luca, studio Lettere e seguo la Formula 1 da una decina d'anni. Mi sono appassionato a questo sport durante l'era dei successi di Michael Schumacher con la Ferrari, per poi assistere alle prime vittorie di Fernando Alonso, Lewis Hamilton e Sebastian Vettel. A casa ho diversi DVD sulla storia di questo sport, che mi hanno fatto conoscere i piloti e le auto del passato. Ho anche la passione dei kart, sui quali ogni tanto vado a girare.
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