Formula 1

Formula 1 | Differenza di prestazioni troppo ampia: parla il boss della FIA Jean Todt

Il presidente della FIA Jean Todt è tornato a parlare di uno dei problemi più evidenti di questa Formula 1 moderna, ossia l’enorme differenza di prestazione tra i team

Quando si parla di Formula 1 spesso si tende a dividere le scuderie in due grandi gruppi: i top team e i cosiddetti “altri”. Questa netta distinzione a dire il vero esiste da sempre nel circus, ma è anche vero che negli ultimi anni questa differenza tra team è lievitata fortemente, aumentando sempre di più il gap tra le diverse squadre. La situazione attuale in Formula 1 non porta benefici innanzitutto allo spettacolo, ed è forse proprio questa una delle cause principali della riduzione di appassionati in giro per il mondo. Questa problematica riguarda in primo piano sia Liberty Media che la FIA, con Jean Todt.

Come detto, questa situazione ha da sempre caratterizzato la Formula 1, ma purtroppo negli ultimi anni questo divario è aumentato troppo. La data d’inizio di tutto ciò è il 2014: avvento delle power unit. L’abbandono dei “vecchi” motori aspirati e l’adozione dei motori ibridi ha comportato un aumento abnorme dei costi, con una conseguente divisione netta tra i team: chi ha i soldi da investire davanti, mentre gli altri dietro. In Formula 1 senza soldi e senza investire non si vince, ma dal 2014 a questa parte le difficoltà per i team medio-piccoli sono aumentate notevolmente.

E’ dunque la differenza di budget alla base di questo fenomeno. Un team come la Ferrari o la Mercedes, dall’alto dei propri introiti derivati da sponsor e non solo, hanno una maggiore capacità di investire e sviluppare la monoposto rispetto a molti altri team. La conseguenza è chiara: Ferrari e Mercedes, con i propri fondi praticamente illimitati, svilupperanno sempre di più la propria vettura, mentre gli altri team rimarranno indietro. La situazione attuale è la conseguenza di scelte forse non condivisibili ma dovute ed obbligate, e Liberty Media sta provando a limitare i “danni” ai piccoli team imponendo una diminuzione dei costi.

Questa situazione penalizza anche i giovani piloti che si affacciano per la prima volta al circus. Di occasioni la Formula 1 ne offre pochissime nella vita e spesso, vedi il caso Vandoorne, i piloti pagano le conseguenze peggiori guidando una vettura non competitiva. Sull’argomento è intervenuto il presidente della FIA Jean Todt, il quale con una dichiarazione provocatoria ha riassunto perfettamente il problema: “Hamilton non sarebbe il campione con la peggiore auto sulla griglia“. Una provocazione con un fondo di verità assoluto, che trova un altro esempio con la storia di un grande campione: Fernando Alonso.

Un pilota costretto a pagare le conseguenze di questa netta differenza di prestazioni è stato infatti Alonso, con conseguente addio alla Formula 1. Questa situazione, secondo Todt, è inaccettabile: “Ci sono persone che hanno deciso di lasciare la Formula 1, come Alonso, perché non potevano avere un’auto vincente. Questa situazione non giova a nessuno e fa riflettere“, ha dichiarato il francese.
La soluzione al problema sembra ancora lontana, certo è che si sta lavorando duramente per cercare di quantomeno ridurre questa netta separazione.

Andrea Barilaro

Mi chiamo Andrea, ho 21 anni, abito a Milano e sono uno studente universitario. Ho una passione enorme per Formula 1 fin da piccolo, e negli anni questa passione è diventata sempre più grande. Il sogno è quello di far diventare questa passione un lavoro in futuro: ho iniziato a scrivere i primi piccoli articoli già a 10 anni, e col passare del tempo ho sempre dedicato molto tempo a questa passione. Il primo ricordo di Formula 1 che ho risale al gran premio di Monza del 2007, quando andai all'autodromo per la prima volta con mio padre a vedere la gara, e da quel momento non ho più abbandonato questo meraviglioso sport.

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