Formula 1Interviste

F1World incontra … Valeria Biotti – nel ricordo di Senna (seconda parte)

Giornalista sportiva, autrice satirica, vignettista, scrittrice e speaker radiofonica. Continuiamo a emozionarci, grazie al suo libro sull’immortale Ayrton, che è il racconto di una vita dove uomo e sport si intrecciano fino a diventare una cosa sola

Continuiamo a emozionarci e a conoscere altri significativi particolari sull’immortale Ayrton Senna, con la seconda e ultima parte dell’intervista a Valeria Biotti, per il format “F1World incontra”

Valeria Biotti è una giornalista sportiva, autrice satirica, vignettista, scrittrice e speaker radiofonica. Come vi avevamo già detto nella prima parte di quest’incredibile chiacchierata, il libro di Valeria Biotti dedicato ad Ayrton Senna sta riscuotendo tanto successo, perché è il racconto di una vita dove uomo e sport si intrecciano fino a diventare una cosa sola. Perciò capace di arrivare dritto all’anima, proprio come l’intenso campione brasiliano. 

Se dovesse stilare una classifica dei tre momenti sportivi della carriera di Senna che l’hanno segnata di più, quale sceglierebbe?

“Posso individuare i momenti che oggi riscrivendo la sua storia mi hanno colpito maggiormente. Io lo seguivo che ero appunto bambina e in quel momento era tutto un grande marasma.

  •  La rivalità con Prost non si può non citare, perché quello è stato un momento di epica perfetta. C’è l’eroe e l’antieroe. A partire da Monaco ’84. Già lì qualcuno dice che gli sia stato rubato da Prost che chiese la sospensione anzitempo per la pioggia.
  •  Il fortissimo legame di Senna con la pioggia, che ha caratterizzato la sua epopea, dandole un tocco malinconico ma anche tante romantiche sfumature”.

 

  •  “Se dovessi scegliere un momento dopo aver scritto il libro, forse la risposta più corretta sarebbe quella data una volta da Senna stesso. Quando gli chiesero chi sia stato il suo più grande rivale, lui non citò Prost o Piquet che l’ha detestato tutta la vita. Forse gliel’avranno chiesto prima che iniziasse la rivalità vera e propria con Schumacher, che sarebbe stata interessante da vivere. Quella sarebbe stata una sfida molto intensa. Lui citò un suo antagonista dei tempi del Kart, Fullerton, che definì il suo più grande competitor. A quei tempi Ayrton diventò straordinario sotto la pioggia. Senna infatti decise di imparare a volare sull’acqua, quando si sentì dire che aveva del talento, sì, ma quando pioveva diventava come tutti gli altri. Per Ayrton tutto ciò era inaccettabile”.

Qual è la citazione di Senna a cui è più legata?

“Quella che abbiamo deciso di inserire nella quarta di copertina del libro. “Sì, anch’io a volte ho paura, ma è più forte la voglia di correre”. Il rapporto con la paura non va mai minimizzato. Specialmente per chi ogni volta che sale in vettura e sa che rischia la vita. Senna non aveva la presunzione di essere al di sopra della morte, anche se c’era chi come Prost lo aveva insinuato. Prost disse che Senna pensava di non poter morire perché credeva in Dio. Ma non era affatto così: non solo sapeva a cosa andava incontro, ma si è sempre battuto per una Formula 1 più sicura e attenta alle tutele nei confronti dei piloti”.

“Perciò aveva paura, ma la voglia di correre era più forte. Per lui fermarsi sarebbe stato inconcepibile. Anche nel maledetto weekend in cui tra venerdì e sabato era accaduto di tutto, dall’incidente di Barrichello alla morte di Ratzenberger. Già l’incidente di venerdì aveva incrinato qualcosa in Senna, perché aveva preso Barrichello sotto la sua ala protettiva. Faceva una cosa con lui che non permetteva a nessuno. Durante le prove libere si faceva raggiungere e gli regalava uno o due giri in cui gli faceva vedere le sue traiettorie, perché aveva pensato che potesse essere il suo erede. Accomunati anche dal fatto di essere brasiliani”.

“Perciò fermarsi in quel caso per molti sarebbe stato doveroso. Tutto ciò riporta decisamente alla situazione attuale. In questi giorni infatti c’è un dibattito serrato in relazione al mondo dello sport. Se si debba fermare o meno. Da un lato c’è lo spettacolo che significa soldi e interessi, dall’altro lato c’è anche il valore dello sport che se non si ferma afferma la propria vitalità e la capacità di sconfiggere la morte”.

Anche la Formula 1 infatti è stata stravolta dalla Pandemia generata dal Coronavirus. Secondo lei, quando inizierà la stagione, chi potrebbe trarne beneficio? Un suo pronostico a riguardo?

“Credo che questo sia un tema complesso. Obiettivamente credo che in questo momento fare delle previsioni sia un esercizio presuntuoso, in qualsiasi ambito sportivo. Inevitabilmente, vivremmo un campionato per molti versi falsato. Ci sono tanti elementi di imponderabilità, come il rischio che qualcuno possa contrarre il virus. Onestamente è tutto alquanto innaturale e potrebbe portarci ad assistere a colpi di scena clamorosi, che forse neanche meritiamo”.

“Sarà una stagione strana che non forse non renderà giustizia agli sforzi e investimenti fatti da molte scuderie. Io non sono convintissima che sia il momento giusto per ripartire. Forse si dovrebbe semplicemente attendere. Così come sono state posticipate le grandi manifestazioni al 2021, non possiamo non arrenderci al fatto che stia avvenendo un qualcosa al di fuori della nostra portata. Pensare che non stia accadendo nulla è una negazione della realtà”.

Quel tragico evento ha cambiato il Circus per sempre, facendo da spartiacque tra la Formula 1 di quei tempi e quella moderna. Lei cosa ne pensa a riguardo?

“Penso che sia così, specialmente dal punto di vista della sicurezza. Perché chi non aveva voluto vedere determinate cose è stato obbligato a fare i conti con la realtà. Qualcuno ha provato a ipotizzare un errore di Senna ad Imola; ma nel momento in cui si è visto che poteva soccombere il campione così come il debuttante, non si è più potuto far finta di nulla. Mentre Ratzenberger aveva fatto appena 37 giorni nel Circus, Senna stava scrivendo da protagonista l’epopea della Formula 1”.

“Ciò ha costretto tutti a pensare in termini nuovi la Formula 1, rivedendo la gestione del rischio, ma anche onorando il senso dello sport trovando una nuova misura. Senna aveva battagliato parecchio per la sicurezza nel Circus. Era considerato per questo un gran rompiscatole. Sono infatti interessantissimi i filmati in cui si vede lui che discute con Balestre. E’ sempre stato il primo a prendere la parola, quello più sfrontato e coraggioso; poi veniva seguito dagli altri. Per il suo carisma, le sue innate capacità e il peso di ciò che era e che stava diventando non temeva di mettersi anche contro la politica. Tra gli antagonisti di Ayrton Senna vi è infatti senz’altro la politica”.

 

Quel tragico primo Maggio che impatto ha avuto sulla sua vita da tifosa di Formula 1? Ha guardato il Circus con occhi diversi da allora?

“Mi sono molto allontanata, perché ero convinta che ci si dovesse fermare e perciò l’ho vissuta come un tradimento. E’ stata come una violenza. Non ho visto il Gran Premio in diretta, ma lo stavo registrando per vederlo la sera. Mi arrivò la notizia in tempo reale. La gara era in concomitanza con una partita della Roma e quindi in quel momento allo stadio si moltiplicavano le voci dell’incidente. Non si capiva se Senna fosse morto. E’ stato un momento profondamente angosciante: avevamo tutti la sensazione di trovarci nel posto sbagliato”.

SECONDO VALERIA BIOTTI NESSUNO SARA’ MAI COME SENNA

Senna è stato fonte d’ispirazione per molti piloti, come Fernando Alonso e Lewis Hamilton che erano dei bambini all’epoca, ma anche per piloti che non erano ancora nati in quel periodo, come Charles Leclerc. Rivede in loro qualche caratteristica tipica di Ayrton? Oppure degli altri piloti della Formula 1 attuale, c’è qualcuno in cui rivede qualcosa di Senna?

“Leclerc ha avuto lo stesso fisioterapista di Senna, che era suo grande amico. Senna non era un uomo facile da avvicinare, era profondamente selettivo. Iosef Leberer in Leclerc ha rivisto qualcosa di Senna, definendolo un predestinato. Ma la ricerca dell’erede credo sia un esercizio molto nostro. Ciò che costruisce un campione è un insieme di tantissime caratteristiche, perciò trovo ingeneroso fare paragoni, nei confronti di tutti. Credo che sia pesantissimo perché il cosiddetto erede si ritrova improvvisamente figlio d’arte di un padre ingombrante. E probabilmente non si rende giustizia neanche al campione originario”.

“E’ una tentazione alla quale cediamo spesso nel calcio. Ad esempio a Roma si è disperatamente a caccia dell’erede di Francesco Totti. C’è chi crede che sarà Pellegrini e chi invece designa Zaniolo. Ma Totti è inarrivabile e “il nuovo Totti” non ci sarà mai. Tutti gli elementi che hanno costituito Totti non saranno mai compresenti nello stesso uomo.
Credo che lo stesso si possa dire per Senna. Quando nel calcio si ritira il numero di maglia di un calciatore, lo si fa, perché lo si ritiene inarrivabile. Ritiriamo quindi la maglia di Senna, perché nessuno potrà essere come lui”.

Scriverà altri libri inerenti alla Formula 1? Se si, di chi le piacerebbe scrivere stavolta?

“Si in realtà, ho una mezza idea di scrivere di Villeneuve. Adottando sempre questa chiave particolare. Utilizzando sempre questo insieme di voci di chi lo ha incontrato e raccontandone le sfaccettature da diversi punti di vista. Al momento sto lavorando sempre per Diarkos su un libro sulle Leggende della Roma, ma poi riabbraccerò la Formula 1. Credo che valga la pena di raccontare Gilles, che aveva una classe assoluta. Tendiamo a soffermarci sempre sui numeri, ma la qualità dello sportivo è data anche dalla qualità della persona”.

 

Siamo giunti al termine di questa accattivante intervista con Valeria Biotti. In attesa del prossimo libro su Gilles Villeneuve, per fare un magnifico viaggio nella vita di una personalità eccelsa con un talento fuori dal comune, che come viene definito dall’autrice stessa è “una sorta di eterno presente”, vi consigliamo di acquistare il libro di Valeria Biotti. Infatti Senna è capace di sfidare il tempo che passa, appassionando alla sua storia, che si tramanda di generazione in generazione, persone di tutte le età. 

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