Formula 1Interviste

F1World incontra … Valeria Biotti – nel ricordo di Senna (prima parte)

Giornalista sportiva, autrice satirica, vignettista, scrittrice e speaker radiofonica. Il suo libro sull’immortale Ayrton è il racconto di una vita dove uomo e sport si intrecciano fino a diventare una cosa sola. Siete pronti a emozionarvi?

La protagonista del settimo appuntamento con “F1World incontra” è Valeria Biotti. Giornalista sportiva, autrice satirica, vignettista, scrittrice e speaker radiofonica. Il suo ultimo libro dedicato ad Ayrton Senna sta riscuotendo tanto successo, perché è il racconto di una vita dove uomo e sport si intrecciano fino a diventare una cosa sola. Perciò capace di arrivare dritto all’anima, proprio come l’intenso campione brasiliano. Infatti nonostante il periodo in cui la Pandemia generata dal Coronavirus ha completamente stravolto la quotidianità, il libro ha scalato le classifiche su Amazon risultando il più venduto nella categoria Formula 1.

 

Da dove è nata l’idea di dedicare un libro ad Ayrton Senna?

“E’ stato un caso molto fortunato. Sono stata messa in contatto con la Casa Editrice da un amico che riteneva che potessi essere la persona giusta per raccontare un Campione che ancora oggi scatena emozioni. Emozioni profondissime e senza tempo. L’editore di Diarkos è un grandissimo appassionato di Formula 1 e specialmente di Senna. E’ stato bello scrivere il libro pensando che tutto il motore che l’avrebbe circondato lo avrebbe spinto non per dovere ma con amore. Ma la cosa ancor più bella è che la persona che mi scelse neanche sapeva quanto Senna per me fosse straordinario”.

“Da bambina guardavo la Formula 1 con mio padre. In questo modo, non solo mi sono appassionata con naturalezza alle grandi storie di sport, ma sicuramente ho vissuto con molta intensità il rapporto padre/figlia. Attraverso la vicenda di Senna mio padre mi ha spiegato e raccontato tante cose sulla vita. Perciò ritengo che le grandi storie di sport e i grandi personaggi possano servirci per raccontarci chi siamo e chi vogliamo essere, nel mondo e nella vita”.

 La passione per la Formula 1 le è stata quindi trasmessa da suo padre?

“Si, in realtà con lui condividevo già la passione per il calcio. Ero una bambina curiosa, e quando lui guardava la Formula 1, la guardavo anch’io. Oltre a insegnarmi qualcosa, mio padre ha voluto condividere con me quello che l’appassionava. Ritengo che sia il modo migliore per far sì che qualcosa arrivi in profondità. Nonostante fossimo tifosi Ferrari, Senna andava ben oltre il tifo. Nel libro lo racconto attraverso dei monologhi che danno voce a chi lo ha conosciuto e vissuto. Sono monologhi quasi teatrali, che mirano a rendere la lettura agevole e coinvolgente, perché scritti con il punto di vista di chi lo racconta”.

“E a margine, in tre piccoli passaggi, ci sono anch’io. Dapprima come bambina, che cresce assistendo all’affermazione del Senna campione. Chiedo a mio padre se sia una cosa brutta che a me piaccia il cattivo. Nei cartoni animati che guardavo il cattivo era sempre vestito di nero, mentre il buono di bianco o di rosso. In quel periodo Senna aveva la tuta nera, era fortissimo e non era alla Ferrari, quindi aveva tutte le caratteristiche che per un bambino potevano essere associate all’immagine dell’antagonista per antonomasia. Mio padre mi spiegò pazientemente che ovviamente no, Senna non era affatto il cattivo. Non c’era nulla di sbagliato se – sportivamente parlando – mi ero letteralmente innamorata di Senna”.

Senna viene definito immortale, come anche lei stessa ha fatto, perché nonostante siano trascorsi 26 anni dalla sua morte, riesce a far appassionare persone di tutte le età alla sua storia. Lei a riguardo cosa ne pensa?

“Ci sono dei personaggi resi immortali dalla morte, io credo che se Senna non fosse morto sarebbe stato ancora più grande, impressionante. Il suo è uno di quei casi in cui la morte non ha cristallizzato il momento migliore dell’atleta, evitandoci di assistere al declino. Io credo che lui rappresenti un mito immortale non soltanto per quello che ha fatto in pista, ma soprattutto per come l’ha fatto e perché. Parafrasando Aristotele: “Il punto non è il che, ma il perché”.

“L’agire di Senna non era guidato dal puro esibizionismo, ma aveva a che fare molto con i valori fondamentali dello stare al mondo. Rappresentava le speranze di un paese intero: il Brasile si identificò profondamente con lui. Ma non solo: il mondo intero ha percepito il mix di doti rarissime che lo caratterizzavano, riconoscendo non soltanto il talento straordinario di questo ragazzo ossessionato dalla vittoria, ma anche la sua profondissima umanità. Sicuramente aveva una personalità fuori dal comune”.

Ci spiegherebbe com’è nata la scelta di sotto-titolare il suo libro “Un dio immortale alla ricerca della felicità”? Perché la scelta è ricaduta appositamente su “alla ricerca della felicità”?

“La ricerca della felicità credo sia il percorso profondamente umano che unisce ognuno di noi, in relazione al quale Senna non fa assolutamente eccezione. Lui sapeva che per essere felice doveva essere perfetto e mostrare la migliore versione di sé, incarnando anche tutti quei valori – sia in pista che non – che di fatto gli derivavano da una profondissima spiritualità e religiosità”.

“All’inizio di ogni capitolo del libro infatti ho scelto di indicare una serie di frasi sulla felicità, scritte da altri autori, che secondo me hanno molto a che fare con il percorso di Senna in questa direzione. Mi sono soffermata a parlare delle cicatrici che lasciano i momenti di felicità. Non sono soltanto i dolori, ma sono anche i momenti positivi a lasciare il segno. Sappiamo che la felicità non è un punto d’arrivo ma un percorso, una sorta di strada. E per Ayrton la felicità era davvero la strada”.

Senna era un connubio di emozioni e contraddizioni. Pilota spietato e uomo dalla tangibile sensibilità, ritiene che sia stato questo il mix perfetto che l’ha consacrato leggenda assoluta?

“Si, anche se penso che non si debba relegare l’aspetto spietato soltanto alla pista e invece consegnargli una sorta di santità nella vita. In realtà oltre alla sua determinazione a vincere in pista, ricordiamo anche momenti che l’hanno portato a forzare le regole e alcuni rapporti. Come ricordiamo anche quando ha soccorso un pilota – Erik Comas – che aveva avuto un incidente. Quindi anche in pista aveva ben chiaro quali fossero le priorità. Infatti fermare la monoposto, scendere e correre sull’asfalto per salvare un pilota, significa mettere a repentaglio la propria vita, per quello che si ritiene un valore superiore”.

“Così come fuori dalla pista è vero che è stato la speranza di un Paese e lo è ancora tramite la sua fondazione, ma è anche vero che le donne che gli sono state a fianco raccontano, invece, la profonda difficoltà di provare a condividere la vita con un uomo sostanzialmente inafferrabile, sempre un po’ altrove. Già dallo sguardo si capivano molte cose. Aveva quello sguardo un po’ acquoso che rimandava chissà dove. Nel libro, ad esempio, lascio che a raccontare Senna siano anche la sua ultima fidanzata ufficiale, Adriane, ma anche Carol Alt e la sua prima moglie; donne che, in maniera profondamente diversa, hanno vissuto un uomo che costruiva costantemente il se stesso atleta e pilota”.

Ayrton Senna era soprannominato Magic, e infatti era pura magia, non solo come pilota, ma anche e soprattutto come persona. Quali valori le ha trasmesso il Senna “uomo”?

“Valori di grande determinazione e contemporaneamente profonda umanità. In ciò sicuramente il punto d’equilibrio che lui ha cercato tutta la vita. Quel complesso punto per cui si resta fedeli alle proprie ambizioni, senza però scendere a compromessi. Lui rappresenta l’epopea di un ragazzo che si è costruito in base al proprio talento, senza dimenticare le proprie origini e nessuno degli ultimi. Ritengo che in ciò sia stato straordinario. Senna aspirava a essere sempre il primo, senza però perdere di vista chi erano gli ultimi. Spesso in silenzio: molte cose che ha fatto in vita le abbiamo scoperte soltanto dopo la sua morte”.

“Sia le grandi cose che ha fatto per il suo Brasile, come l’occuparsi del sostentamento dei bambini, ma anche tante piccole storie personali. Non è scontato destinare i propri soldi a grandi opere di volontariato, però sappiamo tutti che la cosa più preziosa è il tempo. Soprattutto per una persona così impegnata, come può essere un campione nel pieno della sua carriera. Nel libro a un certo punto racconto Senna, dal punto di vista di un ragazzo che si chiama Massimo. Un ragazzo suo tifoso, che a causa di un incidente entrò in coma per diverso tempo. Qualcuno riuscì a fargli avere una cassetta con la voce di Ayrton che lo esortava a tornare alla vita”.

“Dal momento in cui Massimo si svegliò nacque una bella amicizia tra i due. Infatti tutte le volte che Senna andava a Imola, andava a trovarlo. E’ un racconto toccante che mi è piaciuto scrivere, perché in esso risiede l’emozione dell’incontro umano. Da un lato c’è Senna che correva e dall’altro un ragazzo totalmente immobilizzato, a causa dell’incidente avuto con il motorino. In questo contrasto visivo enorme, loro comunicavano con gli sguardi, perché all’epoca Massimo non poteva neanche parlare. In un secondo momento tramite un sistema computerizzato ha avuto la possibilità di esprimersi. Ma in realtà riuscivano a intendersi e capirsi profondamente soltanto guardandosi”.

Qual è stato invece un aneddoto che l’ha fatta divertire mentre scriveva il libro?

“Di per sé già soltanto in generale l’amicizia con Berger era divertentissima. Si facevano una marea di scherzi feroci, come quelli di mettersi i serpenti nella stanza d’albergo. Sono tanti gli episodi che racconto nel libro. Per esempio di quando un giorno decisero di andare al mare in elicottero, atterrando su una spiaggia tra lo sconcerto generale dei presenti. Dopo aver fatto il bagno, come se nulla fosse, risalirono sull’elicottero e se ne vanno. Se avessimo assistito a tale scena, prima di capire di chi si trattasse avremmo sicuramente affermato: “Ecco i soliti ricchi imbecilli”. Questo comunque è stato soltanto uno dei tanti aneddoti presenti nel libro. Basti pensare anche a quando hanno distrutto la macchina a Todt…”

Per continuare a emozionarvi e conoscere altri significativi particolari sull’immortale Ayrton Senna, non perdetevi la seconda e ultima parte di questa accattivante intervista. Nel frattempo vi consigliamo di acquistare il libro di Valeria Biotti, per fare un magnifico viaggio nella vita di una personalità eccelsa con un talento fuori dal comune, che come viene definito dall’autrice stessa è “una sorta di eterno presente”Infatti Senna è capace di sfidare il tempo che passa, appassionando alla sua storia, che si tramanda di generazione in generazione, persone di tutte le età.

Pubblicità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button