Analisi della redazioneFormula 1Gran Premio Toscana

Dal caos spunta… Hamilton. Ferrari, il rosso scuro unica novità

Il pilota inglese fa 90: è a una gara da Schumi. Leclerc orgoglioso combattente, le rosse almeno vanno a punti

Sono andate a punti entrambe: insieme al rosso scuro della livrea, per celebrare la 125 S così colorata che portò il Cavallino in Formula Uno per la prima volta settant’anni fa, è la novità più tangibile del week-end al Mugello

Per il resto, solita minestra: una Ferrari  che arranca, con la paura di poter fare peggio ogni fine settimana che passa. E invece, peggio di Monza non si poteva fare: il caos che aveva reso imprevedibile la gara in Brianza, ha regnato anche sul Mugello. Tre partenze, ma sempre dello stesso GP. Botte da orbi, come non se ne vedevano da un po’, con un fotogramma che racconta tutta la miseria ferrarista: Leclerc terzo, mano a mano sfilato da quattro vetture. Stroll, Albon, Ricciardo e Perez fotografano in pieno la situazione attuale a Maranello. Una istantanea che ci porteremo dietro per un po’.

NOVANTA VOLTE LEWIS

Ormai vittoria e pole-position si eguagliano: 95 le partenze in prima fila di Lewis, 90 le vittorie. In Russia, può compiersi ciò che è stato scongiurato qui al Mugello, grazie al pazzo weekend di Monza, ossia l’aggancio a Schumacher in vetta alle vittorie assolute, 91. Era già nell’aria da tempo, così come questo ragazzo inglese sta abbattendo qualsiasi record, riscrivendo la storia della Formula 1. Circuito impervio quello toscano (Hamilton, stanchissimo a fine gara, ne ha esaltato lo speciale piacere nel girare qui), quasi vecchio stampo: Verstappen si è divertito nelle qualifiche e nelle libere, meno in gara. La carambola del via lo ha messo fuori gioco, e un po’ tutti hanno giocato all’auto scontro. Era divenuta una gara a eliminazione, dove la tenuta e la affidabilità della Mercedes hanno però avuto ancora la meglio. 

VALTTERI, PROPRIO NON CI SIAMO

Almeno per il pilota principe, perché di Valtteri Bottas ormai perdiamo le tracce. Ottima partenza, stessa vettura, ma resta un gattino che fa miao a un cane di grossa taglia. Questo è un po’ lo scenario, con il finlandese anche sfortunato perché anche quando si trovava davanti la bandiera rossa gli ha impedito sogni di gloria. Comunque un po’ troppo deboluccio, il ragazzo, forse un po’ troppo finlandese: è disarmante anche come Hamilton schianti qualsiasi compagno di team che trova a tiro. Però peccato, la prima gara in Austria aveva fatto sperare almeno in una lotta fratricida. 

Il rosso scuro invece non paga, seppur a molti sia piaciuto. La storia della Ferrari non la scalfisce certo un anno così maledetto, certo è che il terzo posto di Leclerc nelle prime libere aveva addirittura fatto sperare pochi eletti. Poi si è girato sul serio, in una pista dove le abilità del pilota ancora significano qualcosa. E così il monegasco ha fatto una super partenza, e il tedesco invece si è perso nelle retrovie da dove era partito.  Alla fine sono arrivati i punti, per tutti e due, seppur miseri. Nemmeno la ricorrenza del millesimo Gran Premio, strombazzata e celebrata anche da una festa nella serata di sabato a Firenze, ha fatto miracoli. Di rosso scuro non c’è solo la livrea, ma anche tutto il resto. E ormai non è più una novità. 

Gli altri: Raikkonen piazza un’Alfa Romeo davanti alle due Ferrari, e già di per sé fa notizia, prima che i 5 secondi di penalità lo portino dietro al monegasco. E fa notizia pure il suo team radio che diverrà virale. Da applausi Albon: svernicia la Ferrari dalla livrea rosso scuro, e questa quasi una notizia non è, e si prende il podio, quasi a rispondere al diretto rivale per il sedile in Red Bull. Quel Gasly che sette giorni fa ha goduto a Monza e che stavolta si è perso nell’autoscontro iniziale.

Peccato per Ricciardo, orgoglioso quarto, torna anche lì davanti il redivivo Norris. Seppur in tanti siano usciti anzitempo, e questa variante va considerata. Ora si va in Russia, dopo un fine settimana di pausa però. E noi ci prendiamo volentieri la burla di Leo Turrini su Sky: “Una in meno”. E’ il pensiero, secondo lui, di Sebastian Vettel. Ma in fondo un po’ di tutti i ferraristi, vittime di questa infinita odissea nello strazio. 

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