DichiarazioniFormula 1

Che effetto può avere lo psicologo su Tsunoda?

Recente la notizia che Red Bull si affiderà ad uno psicologo per aiutare l’irrefrenabile Yuki

In questo suo primo anno e mezzo in Formula 1 abbiamo imparato a conoscere Tsunoda per i suoi team radio spesso eccessivi, tanto che Red Bull ha voluto affiancargli uno psicologo per aiutarlo nella sua crescita. Ma che effetti può avere sul pilota?

In una recente intervista rilasciata dal team Red Bull, Helmut Marko – celebre per non aver peli sulla lingua – non ha esitato nel rivelare che il loro giovane pilota nipponico, Yuki Tsunoda, sarà affiancato da uno psicologo. Scelta dettata dall’eccessiva frenesia che spesso il pilota ha dimostrato, sia nella guida, che negli atteggiamenti via radio con il team. L’abilità di Yuki non è mai stata messa in dubbio dal team Red Bull, tuttavia, per vederlo migliorare e cercare il salto di qualità, sono convinti che sia necessario lavorare più sulla testa del pilota, che non fisicamente o al simulatore.

Lo stesso Tsunoda, ha dichiarato di come, anche in passato, si sia avvalso di questi specialisti, e di quanto lo abbiano aiutato. Al tempo della Formula 2, infatti, Yuki aveva uno psicologo personale, che a suo dire fu molto bravo e lo aiutò tantissimo, anche per il suo passaggio, poi, in Formula 1. Allo stesso modo il ragazzo è convinto che anche in quest’occasione potrebbe essere corretto farsi aiutare, così da essere più costante e iniziare a portare a casa un numero di punti più consistente rispetto a quanto fatto finora. I soli 11 punti in classifica, difatti, lo piazzano al 16esimo posto, avanti solo alle Williams e ai due piloti Aston Martin.

Tsunoda: “In pista la mia testa elabora troppi pensieri”

Non saprei dire se la scelta di affiancarmi uno psicologo sta pagando o no. E’ decisamente ancora troppo presto per dirlo. Guardando al passato, sono molto fiducioso. Per ora, la persona che mi segue non mi ha capito al 100%, come normale che sia, lavorandoci insieme da quattro gare soltanto. Inoltre, dobbiamo decidere la direzione che vogliamo prendere” – ha dichiarato Tsunoda. “Il problema principale, che devo imparare a domare, è che quando sono seduto nella mia monoposto, la mia testa inizia ad elaborare pensieri su pensieri, è come se si surriscaldasse, e non deve succedere. Ci sono, tuttavia, state situazioni in cui mi sono accorto che stavo migliorando, dal punto di vista di gestione della rabbia.

“Al tempo stesso devo migliorare in tanti aspetti, così da poter essere più a mio agio nella vettura ed essere più consistente. Mi auguro che il mio nuovo allenatore/psicologo possa lavorare al meglio con me, così da uscirne una persona migliore“. Ultimamente, l’aspetto della salute mentale, nella Formula 1 e nello sport in generale, sta sempre più venendo a galla, il che è un ottimo auspicio, essendo estremamente importante, al pari della salute fisica, se non di più. Spesso, infatti, non vi è salute fisica proprio perché manca quella mentale. Anche piloti come Norris e Russell hanno affrontato questo aspetto, ed è fondamentale che vi sia una sensibilizzazione maggiore al riguardo. La salute mentale è un problema e come tale va affrontato. Non può e non deve essere un tabù.

Gabriele Bonciani

Fiorentino, laureato in Economia e Turismo, grandissimo amante delle quattro ruote. Mi sono innamorato della Ferrari grazie a Vettel, che mi faceva urlare ed emozionare davanti allo schermo. Poter scrivere del mio sport preferito mi rende orgoglioso e voglio coltivare sempre più questa passione. Nella speranza di tornare a gioire al più presto... #essereFerrari

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