Analisi della redazioneFormula 1

Vettel-Leclerc, da galli a polli

L’ incidente di San Paolo è stato l’epilogo inevitabile di una rivalità covata per mesi

Ad Interlagos i due piloti l’hannoo fatta grossa mandando a monte il lavoro di tutta la squadra. Un episodio gravissimo da cui non sarà facile ripartire

E’ dal weekend di Monza che all’interno del box Ferrari covava una certa tensione tra i due piloti. Dal momento in cui Charles Leclerc si è rifiutato di tirare la scia in qualifica a Sebastian Vettel sui rettilinei brianzoli, il rapporto tra i due si è pericolosamente incrinato. A Singapore e a Sochi si sono registrati ulteriori screzi tra i due in Rosso. Da Suzuka poi, complice un colloquio congiunto con Binotto a Maranello, la situazione sembrava tornata tranquilla. Ma nella logica del più forte, quando in lotta ci sono due piloti cosi competitivi, non si può mai essere realmente tranquilli. E cosi a San Paolo si è verificato l’inevitabile. Sebastian Vettel e Charles Leclerc si sono toccati, distruggendo le macchine e ponendo fine alle loro gare.

I due Rossi con la loro auto-distruzione hanno mandato all’aria un discreto bottino di punti, indispensabile, specialmente a Leclerc, a mantenere il terzo posto in campionato davanti a Max Verstappen che ha semplicemente dominato la gara. Mattia Binotto si sarà fatto sentire nel debrifing post-gara, perchè dopo un episodio del genere una strigliata è il minimo. Senza fare processi per cercare di capire chi sia il colpevole dell’incidente, ad Interlagos Vettel e Leclerc hanno anteposto il loro ego al lavoro di tutta la squadra. Nel cercare di stabilire chi fosse il più forte e cattivo tra loro, i due piloti si sono dimenticati il colore della tuta che indossano comportandosi come due ragazzini nelle formule minori.

Sergio Marchionne, in Cina nel 2016, dopo un banale contatto al via tra Vettel e Raikkonen disse, “Queste non sono cose da piloti Ferrari“, nonostante alla bandiera a scacchi i suoi alfieri si piazzarono secondo e quinto. Non immaginiamo pensare cosa avrebbe potuto dire il presidente dopo una gara di questo tipo, certo è che adesso su Maranello iniziano ad aleggiare una serie di interrogativi. Primo, nonostante alle interviste siano risultati abbastanza pacati, Vettel e Leclerc avranno ancora voglia di proseguire insieme? Certo, entrambi sono bloccati da contratto, ma questo genere di episodi, talvolta risulta più rilevante di qualunque clausula. Secondo, adesso ci sarà bisogno di ricorrere più spesso all’arma dei team order pur di tenere a bada i due cannibali? Ma soprattutto se l’anno prossimo il Cavallino tornerà a giocarsi il titolo con la Mercedes, come si comporterà il muretto per evitare che accadano questi incidenti? Di certo dopo unidici non sarebbe accettabile l’idea di perdere un titolo a causa di un’eccessiva rivalità interna.

Dunque a questo punto è fondamentale cercare, per quanto possibile, di rimettere insieme i pezzi non tanto in vista di Abu Dhabi, quanto in ottica 2020. In fabbrica dovranno essere bravi a costruire un’auto competitiva, in pista dovranno cercare di non mandare a monte tutto ciò. Ma al momento risulta molto più difficile la seconda. L’unica alternativa è raggiungere un livello di competitività talmente elevato che anche qualche crash interno potrebbe risultare innocuo, come successo in Mercedes nel 2016. Tre volte Hamilton e Rosberg finirono a contatto in quell’anno, ma gurda un po’ sempre loro furono i campioni. Siccome ancora oggi sono le Frecce d’Argento le macchine da battere è bene che Vettel e Leclerc si diano una regolata, in modo da tornare ad essere leoni e non polli…

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Gabriele Gramigna

Mi chiamo Gabriele, sono un ragazzo molisano e studio chimica all'università di Padova. Dal 2018 scrivo per F1World, cercando di trasmettere la mia passione per la Formula 1 in tutti i miei articoli.

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