Formula 1Interviste

Motorsport al femminile: ecco chi è Sophie Ogg

Per l’appuntamento odierno con la nostra rubrica al femminile, oggi vi presentiamo il capo della comunicazione per il team Williams

Per la rubrica Motorsport al femminile, oggi vi presentiamo Sophie Ogg: il capo della comunicazione per il team Williams

Torna l’appuntamento con la rubrica Motorsport al femminile, che mira a dedicare uno spazio ai volti femminili che vivono il paddock e che hanno trasformato la loro passione in lavoro. A raccontarci al sua storia, questa volta è stata Sophie Ogg, a capo del reparto comunicazione della Williams.

Ha completato la laurea in pubbliche relazioni, ma questo non era il suo progetto roiginale. Infatti, all’inizio, il suo sogno era quello di diventare ingegnere di gara e aveva iniziato i suoi studi in fisica, matematica e informatica. Tuttavia, sentiva di essere più adatta a lavorare nel lato della comunicazione. Così, ha iniziato a lavorare per i team che facevano gare locali e per un’agenzia di pubbliche relazioni londinese. Questo le è servito per acquisire esperienza nel settore e arrivare a realizzare il suo sogno.

DA PASSIONE A LAVORO DELLA VITA, DA SOGNO A REALTÀ

A 12 anni ti sei appassionata al Motorsport, a 15 hai iniziato a lavorare per il tuo sogno. Senti di aver già raggiunto il tuo sogno o ce ne sono altri?
“Penso che la cosa grandiosa dei sogni sia che puoi continuare ad avere nuovi sogni e nuove aspirazioni. Non credo che tu possa mai dire di aver raggiunto tutto ciò che vuoi, perché c’è sempre di più per cui lottare. Per quanto riguarda i miei sogni, da quando avevo 12 anni a ora ho sicuramente realizzato molti dei miei sogni“.

Volevo lavorare nel Motorsport, quello era il sogno principale e sono felice di aver trascorso quasi 20 anni lavorando nel settore. Lavorare in Formula 1 è stato un passo importante di cui sono molto orgogliosa. Non so cosa verrà dopo, ma penso sempre a come posso migliorare me stessa e i modi per assicurarmi di continuare ad amare il mio lavoro“.

Puoi descriverci una tipica giornata lavorativa?
Non c’è una giornata tipo in realtà, e anche questo aspetto fa parte di ciò che amo nel mio lavoro. Bisogna sempre bilanciare l’essere proattivo per creare opportunità mediatiche e reagire e seguire qualsiasi notizia mentre si evolve. Durante i fine settimana di gara i programmi sono in continua evoluzione e non sai mai cosa dovrai gestire fino a quando non finiscono le sessioni”.

“Qualunque cosa accada, il mio ruolo è quello di gestire quello che succede dal punto di vista della comunicazione: che si tratti di un buon risultato o di uno cattivo, di una notizia positiva o negativa. Abbiamo anche una strategia generale e obiettivi per la stagione, ma ho una grande squadra che lavora con me che partecipa al processo decisionale, alla pianificazione e all’esecuzione di qualsiasi attività. Avere una squadra forte intorno a te è la chiave”.

Qual è l’aspetto più difficile del tuo lavoro e quali sono le sfide che devi affrontare?
“Una delle sfide più dure è ricordarsi che si tratta di uno sport pericoloso. Tutti i soggetti coinvolti conoscono i rischi, ma ciò non impedisce di essere emotivamente duri quando le cose vanno male. Ho perso alcuni amici nel corso degli anni come Dan Wheldon e Henry Surtees, per citarne un paio. Dover informare i nostri piloti dell’incidente di Jules dopo la gara e successivamente della sua morte, è qualcosa che rimarrà con me per sempre. Tutti si danno supporto a vicenda nel paddock e questo ci fa diventare una famiglia. Questi momenti sono davvero duri e difficili“.

“CI SONO MOLTE DONNE NEL MOTORSPORT A CUI GIOVANI RAGAZZE POSSONO ISPIRARSI”

Come vengono viste le donne nel mondo del Motorsport?
“Penso che il modo in cui le donne sono viste sia cambiato enormemente, anche nel corso tempo in cui sono stata in questo ambiente. Quando ho iniziato 20 anni fa c’erano solo un paio di ruoli che si presumeva si potessero fare. Ora, non c’è un solo ruolo nel paddock che una donna non possa fare. E questo è un cambiamento molto potente che sono orgogliosa di aver visto“.

“Ho sempre saputo che era un settore dominato dagli uomini quando ho iniziato, ma non mi è mai venuto in mente che fosse strano, o che non potevo ottenere ciò che volevo in questo sport a causa di questo. Sono sempre stata concentrata sul lavoro che sto facendo. Sono fermamente convinta che se ti metti al lavoro, alla fine raccoglierai i frutti. Non ho mai dubitato della mia capacità di raggiungere i miei obiettivi, nonostante numerosi insegnanti e consulenti di carriera mi dicessero che ero pazza a pensare di poter fare carriera nel Motorsport”.

“Credo che alla fine la Formula 1 sia un settore competitivo e che ogni squadra voglia la persona migliore per rivestire un determinato ruolo, quindi tutto ciò che devi fare è assicurarti di essere la persona migliore per il lavoro che vuoi fare. Nel paddock ci sono chiaramente più donne adesso rispetto a quando ho iniziato, ma penso che tutte abbiano una cosa in comune, ovvero che non si vedono diverse l’una dall’altra. Adesso le ragazze che aspirano a lavorare nel Motorsport hanno dei modelli di donne incredibili a cui ispirarsi in tutti i team di Formula 1. È così importante che le ragazze possano avere degli esempi di ciò che possono ottenere e diventare credendoci davvero. Più donne entrano in questo mondo, più ragazze possiamo incoraggiare a unirsi a noi in futuro”.

Nel corso degli anni ti sei mai sentita etichettata con qualche stereotipo di genere?
“Nei primi tempi, ricordo che a volte avevo uno sguardo imbarazzato quando si trattava di impacchettare il garage sotto la pioggia battente a Snetterton perché immaginavo che i ragazzi pensassero che non avrebbero dovuto farmelo fare. Ma non ho mai voluto degli sconti e quindi non ho mai permesso loro di facilitarmi le cose. Se ero lì, ero lì per lavorare: questo è sempre stato il mio atteggiamento. Devi contribuire in ogni modo possibile, e il mio consiglio a chiunque è di iniziare sempre dal basso e farti strada verso l’alto”.

“Gli uomini hanno fatto commenti lungo la strada, ma quando parlo del lavoro che ho fatto, del mio percorso attraverso il Motorsport e del perché amo lo sport, qualsiasi negatività sull’essere una ragazza scompare rapidamente. Una volta che le persone mi conoscono e capiscono quello che ho fatto per arrivare dove sono, mi rispettano e mi accettano rapidamente come una della squadra”.

“Una volta mi è stato chiesto di fare la grid girl perché una squadra aveva bisogno di qualcuno e io ero l’unica ragazza nel paddock, quindi si presumeva che sarei intervenuta, anche se ero lì per supportare i meccanici di un’altra squadra! Ma questo è stato molti anni fa ed è qualcosa che non credo accadrebbe più, il che dimostra fino a che punto è arrivato lo sport”.

Qual è il ricordo più bello, fino a ora, della tua carriera?
“È difficile sceglierne solo uno! Mi vengono in mentre tre momenti salienti per motivi diversi. Il primo è relativo alla nostra vittoria a Barcellona nel 2012. E’ stato qualcosa di inaspettato e ricordo di aver dovuto capire in quel momento quale fosse il protocollo per i vincitori della gara. Avevamo festeggiato il 70esimo compleanno di Frank quel fine settimana e rivendicato la pole position per la gara che lo ha reso un fine settimana da ricordare”.

“Il secondo ricordo è legato alla nostra celebrazione del 40esimo anniversario. Si è tenuto a Silverstone nel 2017 con 5.000 fan, una selezione delle nostre auto in pista, tra cui la FW14B, e molti dei nostri piloti e campioni del passato tra cui Damon Hill, Nigel Mansell, Keke Rosberg, Nico Rosberg e David Coulthard. Partire dall’idea iniziale, che pensavamo fosse pazza, e riuscire poi a realizzarla per i fan e Sir Frank è stato qualcosa di memorabile. Il terzo momento è stato quando, nel 2019, abbiamo organizzato un hotlap per Sir Frank con Lewis Hamilton come regalo di compleanno. Non riesco ancora a credere che l’abbiamo fatto. Non l’ho mai visto sorridere così tanto”.

 

Chiara De Bastiani

Sono Chiara, ho 20 anni e studio scienze e tecniche psicologiche. Sono appassionata di motori e il mio amore per la Formula 1 è cresciuto piano piano insieme a me. Infatti, la seguo sin da quando ero piccolina, grazie a mio papà. Ho molte altre passioni e interessi che coltivo tra cui la danza, i viaggi, la montagna, la musica e l'arte. Sono un'inguaribile sognatrice che spera un giorno di poter lavorare in questo mondo fatto di passione, motori ed emozioni.

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