Dichiarazioni Formula 1 Hot Topics Lawson: “Troppo odio sui social” 24 Giugno 2026 Valerio Vanazzi © Formula 1 Official Account Liam Lawson e il lato oscuro dei social: «In Formula 1 l’odio online è diventato tossico» Il pilota neozelandese Lawson racconta la scelta di abbandonare i social network dopo mesi di attacchi personali e odio: «Da quando li ho cancellati sto molto meglio» Nel mondo della Formula 1, dove ogni prestazione viene analizzata in tempo reale e ogni errore amplificato da milioni di utenti, il confine tra critica sportiva e aggressione personale sembra diventare sempre più sottile. A raccontarlo è Liam Lawson, giovane pilota neozelandese oggi in forza a Racing Bulls, che ha deciso di eliminare completamente i social media dalla propria vita dopo aver subito una lunga serie di attacchi online. Lawson ha spiegato che la scelta non è stata impulsiva, ma il risultato di un progressivo accumulo di negatività. Dopo il passaggio in Red Bull e il successivo ritorno in Racing Bulls in una fase delicata della sua carriera, il pilota si è ritrovato al centro di discussioni spesso sfociate in insulti e campagne ostili sui social. Intervenendo in un podcast, Lawson ha raccontato che l’allontanamento dalle piattaforme digitali ha avuto effetti immediati sul proprio benessere: vivere senza il flusso continuo di commenti e giudizi gli ha permesso di recuperare serenità e concentrazione. Secondo il pilota, il problema non riguarda soltanto gli sportivi professionisti, ma soprattutto le generazioni più giovani, esposte a una pressione costante che non si interrompe nemmeno fuori dalla scuola o dal lavoro. Il suo messaggio va oltre il caso personale Lawson sostiene che molte persone non pronuncerebbero mai faccia a faccia gran parte dei contenuti offensivi che pubblicano online e che l’anonimato o la distanza digitale rendono troppo semplice oltrepassare limiti che nella vita reale nessuno si permetterebbe di superare. Il tema non riguarda solo lui. Negli ultimi anni la Formula 1 ha più volte denunciato episodi di abuso rivolti a piloti e team, chiedendo alle piattaforme social di intervenire con strumenti più efficaci per contrastare molestie e campagne d’odio. Anche altri protagonisti del paddock hanno raccontato di aver ridotto drasticamente il proprio utilizzo dei social per tutelare salute mentale e qualità della vita. La testimonianza di Lawson riporta al centro una domanda ormai inevitabile nello sport contemporaneo: quanto costa, umanamente, restare sempre connessi? In un’epoca in cui la presenza digitale sembra parte integrante della carriera di un atleta, la scelta di Lawson appare controcorrente ma significativa. Il suo racconto riapre il dibattito sul rapporto tra visibilità, pressione pubblica e tutela personale in uno sport sempre più esposto. Tags: 2026, Liam Lawson Continue Reading Previous GP Austria 2026: guida completa e anteprima della gara