DichiarazioniFormula 1

Kvyat e quella voglia di ritorno

Il russo ha speso un 2018 lontano dalla griglia, ma con l’ambizione di ritornare al più presto al via di un GP iridato

La carriera di Kvyat comprende di tutto e non è ancora finita: con l’AlphaTauri, il russo spera di rilanciarsi per l’ascesa alla casa madre Red Bull

Se c’è una carriera che rasenta il loop di una montagna russa, è quella di Daniil Kvyat. A soli 26 anni, compiuti lo scorso aprile, il russo ha già sperimentato ogni tipo di situazione che un pilota potrebbe vivere: dall’essere catapultato come promessa futura, raggiungendo la Red Bull nel 2015, fino alla retrocessione in Toro Rosso e al licenziamento di fine 2017. Dopo avere toccato il punto più basso, Kvyat è entrato nell’orbita Ferrari, dove ha svolto il ruolo di terzo pilota (con molte sessioni al simulatore), per poi fare ritorno nei GP iridati, proprio sotto l’ala di colui che prima lo ha forgiato e poi lo ha distrutto, per poi rilanciarlo di nuovo: Helmut Marko.

Il ritorno in Formula 1 dopo un anno ‘in panchina’ Kvyat lo ha pianificato mentre era test driver della Ferrari, anche se a dargli una grossa mano è stata anche l’assenza di altri giovani talenti nel mondo Red Bull, che alla fine ha convinto Marko a riconsiderare il pilota russo. Kvyat ha ricordato un test, svolto a Fiorano nell’aprile del 2018 con la Ferrari SF71H, che gli ha rianimato la voglia di tornare alle gare.

QUEL TEST CON LA ROSSA

“Eravamo a Fiorano – ha spiegato il pilota russo a Motorsport.com e c’era in programma un test con le Pirelli da bagnato. Ricordo l’emozione di quel giorno: ero particolarmente eccitato perché non guidavo una monoposto da qualcosa come sei mesi. Compresi che dovevo tornare sulla griglia di partenza a ogni costo. Guidare è ciò che so fare meglio e quel test me lo confermò. Feci dei tempi consistenti e tutti erano soddisfatti. Al mattino era un po’ sotto tensione. Avevo paura di sbagliare, essendo da tanto tempo che non guidavo. Ma non feci errori. Passai indenne l’outlap e poi mi concentrai sul frenare ogni giro sempre più tardi”.

“Forse quella pausa dalle corse mi è servita. In fondo sono rimasto nell’ambiente ed ero di nuovo in un team italiano, cosa che apprezzo. Diedi tutto me stesso in quel ruolo di terzo pilota, anche se di sicuro non era esattamente ciò che volevo fare. Fu comunque una buona esperienza e fui soddisfatto di ciò che riuscii a trasmettere alla Ferrari”

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Luca De Franceschi

Sono Luca, studio Lettere e seguo la Formula 1 da una decina d'anni. Mi sono appassionato a questo sport durante l'era dei successi di Michael Schumacher con la Ferrari, per poi assistere alle prime vittorie di Fernando Alonso, Lewis Hamilton e Sebastian Vettel. A casa ho diversi DVD sulla storia di questo sport, che mi hanno fatto conoscere i piloti e le auto del passato. Ho anche la passione dei kart, sui quali ogni tanto vado a girare.

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