Analisi della redazioneFormula 1

Haas, un 2019 senza infamia e senza lode

L’aerodinamica e la relazione tra i due piloti potrebbero essere stati la causa del disastro della scuderia americana, che nel 2020 deve assolutamente risollevarsi

L’anno volge ormai al termine e anche per la scuderia americana è arrivato il momento di tirare le somme e di guardare a quanto perso e ottenuto durante l’ultima stagione di Formula 1

Quello che si sta per concludere non è stato certamente un anno facile per la Haas. Prestazioni deludenti, 28 punti all’attivo e una situazione piloti discutibile. Insomma, quasi nessuno degli obiettivi che il team si era prefissato a inizio mondiale è stato poi concretamente raggiunto.

Sulla scuderia americana si sono spenti dei riflettori che hanno gettato non pochi dubbi e ombre su quello che potrebbe essere il suo futuro, soprattutto nell’ottica del nuovo regolamento. Se si vuole però cercare di vedere il positivo anche in quella che è stata la peggior stagione di sempre per la Haas, va anche detto che dagli errori e dalle delusioni raccolte nel corso del 2019 c’è solo da imparare.

Proprio per questo, i pochi mesi che separano la Haas dall’inizio della nuova stagione di Formula 1 saranno mesi intensi, per lavorare e cercare di colmare il gap creatosi con gli altri team. Un impegno duro e difficile, ma allo stesso tempo inevitabile se la scuderia vuole iniziare a mettere davvero i bastoni tra le ruote agli altri team.

UN INIZIO COI FIOCCHI

Poco prima dello scattare della stagione 2019, il team principal della scuderia, Gunther Steiner, non aveva avuto dubbi su quello che sarebbe stato l’obiettivo principale della sua Haas. In particolare, per la scuderia americana il punto d’arrivo avrebbe dovuto essere il quarto posto nel mondiale costruttori.

Grosjean Barcellona
Credits: Haas Press Area

Un’aspettativa ben distante da quella che è poi stata la realtà delle cose, anche se durante le primissime battute della stagione le due monoposto avevano acceso un barlume di speranza nell’animo della squadra.

Durante i test pre-stagionali, per la Haas i risultati erano stati eccellenti. Proprio per questo, Steiner e i suoi erano convinti di poter scavalcare il quinto posto finale ottenuto lo scorso anno, andando a insidiare scuderie come la Racing Point o l’Alfa Romeo.

A conferma di queste aspettativa, la prima gara dell’anno aveva lanciato segnali molto positivi per entrambi i piloti. In particolare, durante le qualifiche i Romain Grosjean e Kevin Magnussen si erano assicurati rispettivamente il sesto e settimo posto.

Al di là del ritiro del francese, Magussen era riuscito a mantenere alte le speranze della scuderia, chiudendo in sesta posizione e lasciando presagire davvero la possibilità di andare a lottare con le scuderie di metà classifica.

L’INIZIO DELLA FINE

Ma si sa, non è sempre oro quel che luccica. E a partire dalla gara del Bahrein per la Haas è iniziato un incubo, alimentato non solo dalle scarse performance delle due vetture, ma anche da una relazione tra i piloti non proprio rosea.

All’ombra del trionfo di Charles Leclerc, sul circuito di Manama la Haas ha dovuto fare i conti con dei problemi interni non da poco, che hanno poi influenzato l’intera stagione del team. Dopo il ritiro di Grosjean e il tredicesimo posto di Magnussen, anche a Steiner è apparso chiaro che bisognasse intervenire per risollevare la situazione.

Un intervento che, però, è arrivato troppo in ritardo, compromettendo l’intero campionato per entrambi i piloti. Dopo la prima parte di stagione altalenante, durante la quale forse la scuderia si è seduta sugli allori nella speranza di poter presto trovare la soluzione alle problematiche delle due vetture.

Forse ci si aspettava che la soluzione cadesse dall’alto, che arrivasse da un momento all’altro e riportasse la serenità all’interno della squadra. Ma evidentemente non è stato affatto così. A partire dal Bahrain per la Haas è iniziato un vero e proprio calvario.

Per le due vetture trovare il passo giusto e competitivo è stata un’impresa e, gara dopo gara, entrambe sono apparse sempre lente, quasi imbarazzanti. In poco tempo per Grosjean e Magnussen non c’è stato più molto per cui lottare: entrambi hanno perso la zona punti, fomentando il nervosismo già acceso all’interno della scuderia.

Nervosismo che, nella seconda parte dell’anno, si è intensificato a causa dei soli due punti guadagnati. Una misera consolazione, che però non ha fatto altro che incrementare i sospetti che il team avesse bisogno di una ventata di aria fresca per riprendersi totalmente dalla disfatta.

PROBLEMI DI VALUTAZIONE…E DI RELAZIONE

Oltre a uno sviluppo delle vetture non del tutto soddisfacente, la Haas è stata quasi senza dubbio l’autrice del suo destino. Fin dai primi segnali di difficoltà, tutta la squadra ha pensato di concentrare la propria attenzione sulla gestione delle gomme, convinta che quello fosse il problema principale e la causa dell’arranco.

Chiaramente, se si fosse trattato solamente di un problema legato agli pneumatici, la colpa avrebbe dovuto ricadere su ben altri protagonisti. Ma, com’è ormai evidente a cose fatte, il problema principale è stata fin da subito l’aerodinamica della vettura.

Haas piloti
Credits: Haas Press Area

Come se non bastasse, però, anche la relazione tra Magnussen e Grosjean ha inciso parecchio sui risultati ottenuti in pista. In diverse occasioni, i due si sono scontrati l’uno con l’altro, spesso anche in maniera abbastanza aggressive.

Per ben tre volte i due sono arrivati al contatto, andando a rovinare le proprie gare e costringendo il team principal a ricorrere agli ordini di scuderia per cercare di placare gli animi e non peggiorare una situazione già di per sé drastica.

Se si dà uno sguardo ai ruolini personali, alla fine del 2019 Magnussen ha comunque avuto la meglio su Grosjean. Tuttavia, al di là del disastro dimostrato in pista e delle delusioni raccolte nel corso dell’anno, Steiner ha deciso di riconfermare entrambi anche per il prossimo anno.

Una decisione che lascia abbastanza perplessi, ma che lo stesso team principal ha cercato di giustificare sottolineando come Magnussen e Grosjean abbiano l’esperienza e la conoscenza del team necessaria per aiutare la squadra a riprendersi.

CHIUSO IL 2019, SI APRE IL 2020

Sulla base di quanto visto in pista, quindi, la Haas si merita senz’altro un 4 come voto finale. Delusioni, errori e litigi hanno fatto sì che la scuderia americana chiudesse la sua peggiore stagione da quando è entrata in Formula 1 con un nono posto in classifica generale.

Un 2019 molto negativo, da cui però il team può solo imparare. Avendo toccato il fondo, a ingegneri, piloti e meccanici non resta che armarsi di buona volontà e analizzare quanto accaduto, prestando ancora maggiore attenzione allo sviluppo della vettura,  evitando gli errori e i problemi aerodinamici incontrati durante l’anno.

Il lavoro da fare durante la pausa invernale sarà molto complesso e dovrà essere molto approfondito. Tuttavia, non vanno esclusi anche dei miglioramenti all’interno della squadra, per gestire due animi così focosi come quelli di Magnussen e Grosjean.

Certo è, tuttavia, che peggio di così forse la Haas non potrà più fare. Non le resta quindi che rimboccarsi le maniche, voltare pagina e guardare con maggior ottimismo al prossimo anno.

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Anna Vialetto

Anna è sinonimo di determinazione, concentrazione e curiosità. Ho sempre studiato e lavorato per rincorrere e realizzare i miei sogni, con l'obiettivo di concretizzarli in quella che è la mia più grande passione: l'automotive. La Formula 1 per me è parte integrante della mia personalità: il rombo dei motori, i sorpassi all’ultimo centimetro, la velocità delle monoposto. Ma soprattutto, tutto il mondo che sta dietro allo spettacolo in pista: l'organizzazione, la comunicazione, il marketing, l'energia...la stessa che, fin da quand'ero bambina, mi ha portata a coltivare questo grande amore.

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