2019Analisi della redazioneFormula 1Gran Premio Giappone

GP Giappone 2019, vittoria Bottas: gentile favore Mercedes?

Il pilota finlandese conquista la sua terza vittoria della stagione, recuperando 9 punti in classifica sul leader del mondiale Hamilton

Il team di Brakley conquista il suo sesto titolo costruttori consecutivo piazzando entrambi i propri piloti sul podio, in prima e terza posizione; a molti non è però chiara la strategia adottata dalle Frecce d’Argento

Prima di concentrarci sulle dinamiche interne che hanno portato Mercedes a perdere la possibilità di segnare l’ennessima doppietta dell’anno, non possiamo far altro che riconoscere la magistrale partenza di Valtteri Bottas, che ha saputo sfruttare al massimo l’avvio disastroso delle due Ferrari.
Partendo dalla terza posizione, proprio alle spalle del tedesco della Rossa sulla griglia, il finlandese è infatti riuscito con una sola mossa a portarsi al comando della gara e a guadagnare circa un secondo e mezzo di vantaggio sullo stesso Vettel.

Certamente, con le prestazioni fatte registrare venerdì e questa anomala domenica di qualifica e gara sul tracciato di Suzuka, Bottas dimostra di non voler essere secondo a nessuno, tanto meno al suo compagno di squadra. Si direbbe proprio che il finlandese stia giocando tutte le carte a sua disposizione per rimandare i festeggiamenti dell’inglese, che ora possiede 64 punti di vantaggio su di lui, a quattro gare dalla fine.

“GRAZIE MERCEDES”, MA HAMILTON E’ AMAREGGIATO

Si sa: “L’importante è partecipare”, “Chi ben comincia è a metà dell’opera”; il punto è che Lewis partecipa per vincere e l’opera la vuole finire meglio di come l’ha iniziata.
Per questo motivo, per quanto fiero del lavoro svolto dal suo team e felice per la vittoria di Valtteri, non ha mancato di mostrare il suo disappunto per una strategia di gara che sembra averlo penalizzato.
A poco più di dieci giri dalla fine, Hamilton si trovava saldamente al comando del GP di Giappone, con una mescola media che, montata circa 3 giri più tardi rispetto al compagno, garantiva ancora prestazioni soddisfacenti, nonostante il degrado fosse maggiore rispetto a quello previsto inizialmente dal team Mercedes.

CAMBIO DI ROTTA

La strategia per l’inglese prevedeva un solo pit stop, a fronte dei due del compagno di squadra, ma così non è andata. L’inglese è stato infatti richiamato nuovamente ai box per una seconda sosta, perdendo in questo modo la leadership del GP e anche la seconda posizione. Rientrato alle spalle del ferrarista Sebastian Vettel, non è poi stato in grado di sopravanzarlo in pista.
Mercedes aveva previsto questa eventualità? Ha forse sacrificato la doppietta d’argento per permettere a Bottas di occupare la prima posizione? Il team guidato da Toto Wolff avrà ritenuto controproducente tentare il gioco di squadra chiedendo a Hamilton di lasciare passare Bottas direttamente in pista. Forse a quest’ora avremmo a che fare con “Sochi 2.0”. 

Tra le tante ipotesi possibili, è anche plausibile pensare che in quel momento Mercedes stesse pensando solo ad avere la certezza più che matematica di conquistare il titolo costruttori, senza dunque rischiare inutilmente una terza posizione certa a causa dell’imprevedibile usura degli pneumatici.
Al di là delle congetture del caso, le Frecce d’Argento si dimostrano ancora una volta un team compatto, solido e affamato di vittoria.

MERCEDES GIA’ CAMPIONE; IN MESSICO IL PRIMO MATCH POINT PER LEWIS

Da qualche tempo, per Lewis Hamilton il Messico è la terra dove il sogno di chi si immagina campione viene finalmente coronato. Così è stato anche lo scorso anno, nel 2018, quando Lewis ha conquistato il suo quinto titolo iridato, eguagliando la leggenda di Juan Manuel Fangio. A oggi è secondo solo a Michael Schumacher, con ben 7 titoli mondiali in carriera.

In Messico, tra due settimane, avrà la prima concreta chance di mettere le mani sul suo sesto mondiale. Per farlo, gli basta guadagnare altri 14 punti sul compagno di team Valtteri Bottas. Ce la farà?

“NIKI, QUESTA E’ PER TE”

Omaggio e dedica sentiti quelli della scuderia anglotedesca, che si stringe in un caldo e affettuoso abbraccio attorno al ricordo di Niki Lauda, scomparso lo scorso 20 maggio a causa di complicanze mediche dovute a un’infenzione polmonare e a un successivo trapianto.
Nel 1976, l’ex pilota austriaco fu vittima di un terribile incidente che gli deturpò il volto a causa delle fiamme che si levarono dalla sua monoposto.

Lauda
Credit: Colombo Images

Sempre presente ai box durante i weekend di gara, oggi sarebbe stato certamente fiero dei traguardi raggiunti dalle Frecce d’Argento, di cui ricopriva con orgoglio il ruolo di presidente non esecutivo dal 2012.
Questa è per te. Auf Wiedersehen Niki.

 

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Erika Mauri

Metà brianzola e metà romana, sono laureata in Lingue e attualmente studentessa magistrale di Linguistica applicata nella capitale; da sempre amo scrivere e lavorare con la lingua italiana in tutte le sue forme. Mi definisco una persona dinamica, intraprendente, coraggiosa e amante delle sfide, faccio della mia capacità organizzativa e del problem solving due delle mie qualità migliori, insieme alla facilità di collaborare con altri in gruppo e a un pizzico di anticonformismo. Amo viaggiare e sono appassionata di tecnologia, cinema, musica, lettura e, ovviamente, di Formula 1.

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