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Formula 1 | Maurizio Arrivabene contro tutti: ma non era quello del “i panni sporchi si lavano in casa”?

Maurizio Arrivabene con le sue ultime dichiarazioni al vetriolo spacca la Ferrari in uno dei momenti più delicati della sua storia recente

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Chi questa mattina si è alzato all’alba per seguire in diretta le qualifiche del Gran Premio del Giappone, sognando magari una prima fila Ferrari è rimasto deluso. Quella andata in scena a Suzuka è stata l’ennesima debacle del Cavallino Rampante che questa volta però rischia seriamente di lasciare profondi strascichi in casa Ferrari. Ma facciamo un passo indietro, giusto di qualche ora: quasi a termine della Q3, i piloti della Rossa sono stati gli unici a entrate in pista con gomme Intermedie (quando tutti gli avversari avevano le ordinarie slick), decisione che ha inevitabilmente condizionato l’ultimo run di Raikkonen e Vettel che non sono riusciti ad andare oltre rispettivamente il quarto e nono tempo finale.

Se non fosse che c’è il rischio di essere mal interpretati, avrei potuto essere più ermetica, scrivendo nel titolo semplicemente dilettanti allo sbaraglio. Sì, perché nel giro di pochissime gare, da non prima dell’appuntamento di Monza per l’appunto, la Ferrari da contendente al titolo mondiale di Formula 1 sembra essersi trasformata in un gruppetto di appassionati di corse senza velleità professionali.

Un errore grossolano, certamente, ma che a grande sorpresa ha fatto letteralmente sbottare in diretta televisiva il Team Manager della Ferrari, Maurizio Arrivabene, che con parole anche troppo severe ha puntato il dito contro quella che potremmo definire come lo staff tecnico-strategico del Cavallino Rampante: “Quanto è accaduto oggi è inaccettabile. A differenza di altre volte, sarebbe semplicemente bastato togliere gli occhi dai computer e guardare la pista per capire quello che stava accadendo visto che tutti i nostri avversari sono usciti dai box con le slick – ha raccontato un Maurizio Arrivabene mostrando tutto il proprio malcontento per l’accaduto davanti alla stampa – Io non intervengo per quanto riguarda le scelte tecniche, non è il mio lavoro, però oggi ero piuttosto arrabbiato e sono qui a prendermi le mie responsabilità, a metterci la faccia“.

Proprio quest’ultima frase del manager bresciano presenta un non so che di assurdo. Fin dal brusco addio di Alonso alla Ferrari, e di tutte le polemiche che hanno visto protagonista il pilota spagnolo e il Cavallino Rampante, Maurizio Arrivabene si è sempre professato fautore della politica che “i panni sporchi si lavano in casa“. Ma per tutti arriva il momento di fare i conti con la realtà quando le cose non vanno per il verso giusto, ed è anche peggio. Ti sale quel senso di frustrazione misto a rabbia che fa letteralmente andare il cervello in completo black out.

Dopo una settimana davvero dura a livello mediatico dove si sono rincorsi rumors riguardanti l’attuale, e permettetemi dire delicatissima, situazione interna in casa Ferrari, anche Maurizio Arrivabene ha sbottato, probabilmente anche se con ragione.
L’errore fatto a Suzuka da parte degli strateghi, e forse anche dai piloti stessi, è stato veramente troppo grosso. Soprattutto perché arriva a termine di una serie di svarioni che si presentano con una frequenza inaccettabile per chi, in teoria, si trova letteralmente a lottare per la conquista di un campionato del mondo.
Tutte le teorie complottistiche che sono state presupposte in questa ultima settimana forse non sono così inverosimili. Allora viene lecito pensare che ci siano davvero due gruppi interni che dividono la Ferrari, due fazioni in lotta tra loro che, a seguito del personale scontro fratricida sarebbero forse disposti a mettere in gioco tutto per arrivare al proprio scopo, forse anche un titolo Mondiale, per far saltare quella testa.

formula 1 Ferrari Maurizio Arrivabene Sebastian Vettel
Foto: Photo4

Perché l’errore di aver buttato in pista i piloti con gomme Intermedie (quando sottolineo ancora una volta tutti gli altri giravano con le slick) è davvero grosso. Strano da dirsi, soprattutto perché gli uomini autori di questo colossale qui pro quo sono gli stessi strateghi che a Sochi sono riusciti a mettere Vettel davanti a Hamilton dopo una sosta studiata nei minimi dettagli. E tutto ciò è ancora più assurdo.

I fatti dicono che sono due i fattori che hanno portato la Ferrari allo sbando: se la morte di Sergio Marchionne ha segnato l’inizio del crollo della Rossa, da quando la Mercedes è ritornata a essere la Mercedes delle passate stagioni, il box del Cavallino Rampante è sotto pressione, tanto da arrivare a prendere decisioni scellerate al pari di un potenziale “o la va o la spacca”, nella speranza di andare a cambiare delle sentenze già scritte. E qui si ritorna al discorso del peso di Maurizio Arrivabene in seno alla Ferrari: tra la squadra e il manager bresciano c’è un anello mancante, che forse era proprio l’ex Presidente della Rossa, manca un uomo capace di riunire sotto un unico denominatore gli aspetti sportivi, tecnici e strategici, una figura che, oltre che andare a parlare con la stampa, sappia far valere la propria opinione all’interno della sqaudra con tecnici, piloti e Federazione Internazionale. Manca un uomo capace di imporre un’idea, un pensiero. Manca un leader, proprio come a suo tempo fu Jean Todt negli anni d’oro dei trionfi vissuti con Schumacher e Ross Brawn.

Proprio ora, forse nel momento più difficile per la Ferrari dall’arrivo di Vettel, Maurizio Arrivabene anziché dimostrarsi uomo-squadra, rischia di destabilizzare l’ambiente del Cavallino Rampante con le sue dichiarazioni al vetriolo. In una stagione iniziata sotto i migliori auspici, un’annata che sembrava riportare la Rossa tra le stelle, quando mancano appena cinque gare al termine del campionato è proprio il Team Principal a puntare il dito contro la squadra, quasi a voler accentuare quella “decisione condivisa”, seppur controversa e sbagliata, che però ha confermato lo stesso Seb alla fine delle qualifiche. Maurizio Arrivabene così facendo sta riuscendo nel difficile compito di dividere una squadra, quella stessa corazzata perfetta che appena sei mesi fa aveva i mezzi per affrontare, e battere, la Mercedes.

Uno schiaffo al Cavallino Rampante che arriva in uno dei momenti più delicati della sua storia recente. Ma a Maranello non lo ammetteranno mai.

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Eleonora Ottonello

Mi chiamo Eleonora, ho 30 anni e sono di Genova. Scrivo per passione, nella vita di tutti i giorni sono una dog-sitter. Non ho paura di dire (forse è meglio dire scrivere) quello che penso, cosa che mi ha creato non pochi grattacapi. Sono una tifosa di Formula 1 atipica: non ho un team del cuore ma il pilota, Fernando Alonso che tifo fin dal 2001. Sono pignola ma disordinata, pasticciona e folle.

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