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Formula 1 | Fernando Alonso: “Ecco perché corro!”

Per Fernando Alonso gareggiare non è semplicemente un’attività, ma uno stile di vita, che l’accompagna sin da quando era bambino! Lo spagnolo si racconta, spiegando le sensazioni che prova quando gareggia in Formula 1. Siete pronti ad emozionarvi?

Fernando Alonso ha disputato 311 gare di Formula 1, piazzandosi così al secondo posto nella classifica che conteggia il numero dei GP disputati da tutti i piloti, classifica che vede Rubens Barrichello al comando, con 322 gare disputate. Per Fernando Alonso gareggiare non è semplicemente un’attività, ma uno stile di vita. Lo spagnolo ha trascorso tutta la vita a correre, anche da bambino. Il suo viaggio per andare e tornare da scuola era emozionante come nessun altro. Aveva creato tre “settori intermedi” lungo il percorso, mediante un ponte, un cartello e un gatepost, e ogni mattina mentre correva attraverso le tranquille e ombreggiate strade di Oviedo, si era prefissato due obiettivi: migliorare i suoi tempi in ogni settore ed essere più veloce della nonna, il cui compito era quello di portarlo a scuola.

“Ho dovuto batterla, ogni giorno! Questo non mi fa sembrare molto carino, vero?” ha così affermato Fernando Alonso. Tutto ciò lo fa sembrare molto competitivo, ma tutto è una competizione per l’asturiano, che senza vergogna ha parlato dell’egoismo richiesto per vincere in Formula 1. Infatti ha dichiarato: “Non devi avere cuore. Non sei nemico con gli altri piloti, ma devi concentrarti su te stesso per vincere e sfruttare ogni occasione”. Questo amore per la competizione sembrerebbe il motivo principale per cui Fernando Alonso ha guidato così a lungo in Formula 1.

Ma lui ha affermato il contrario, dicendo: “No, non è così. Sono una persona competitiva e la competizione è importante in Formula 1, ma non gareggerò in essa per la competizione. Ciò è fondamentale in altre cose della mia vita, come andare in bicicletta e giocare a tennis, o correre con mia madre al supermercato. Il motivo per cui corro in Formula 1 è perché le sensazioni che mi regalano tali vetture non le ritrovo da nessun’altra parte. Tutto ciò è unico. È difficile spiegare come sia questa sensazione, perché nient’altro si avvicina alla Formula 1. Il tuo cervello deve reimpostarsi ogni volta che si sale sulla monoposto, perché le cose accadono così velocemente. Se non se ne guida una vettura per alcune settimane, il livello di prestazioni poi ti sorprende”.

“Vado in kart per godermi la competizione, gareggio in Formula 1 per questa sensazione. Gli stili di guida nel karting e nella classe regina del Motorsport sono abbastanza simili, ma in un go-kart non succede niente di inaspettato. Il tuo cervello non è mai colto di sorpresa. Puoi prevedere tutto ciò che il kart farà. Questo non è il caso della Formula 1, dove puoi essere colto di sorpresa tutto il tempo. Quando colpisci i freni, il tuo cervello impiega 0,2 secondi per recuperare. È una sensazione molto bella, questa è la sensazione che sto cercando di spiegarvi” ha così proseguito. Nonostante la Formula 1 si è dimostrata così soddisfacente per così tanto tempo, c’era comunque il desiderio di guardarsi altrove ed immergersi in nuove competizioni. Innanzitutto, partecipando alla 500 miglia di Indianapolis, che ha disputato con la McLaren nel 2017, ed in cui tornerà, sempre con la McLaren, nel 2019.

Per il 2018, ha deciso di disputare due differenti categorie motoristiche, combinando Formula 1 e WEC (World Endurance Championship). La sua infinita passione per il Motorsport e la fame di vittoria l’hanno spinto ad imbattersi in nuovi progetti. Perciò formulò il pensiero di provare ad ottenere la “Tripla Corona” del Motorsport, che si ottiene vincendo il Gran Premio di Monaco, la 500 miglia di Indianapolis e la 24 Ore di Le Mans. Se riuscirà ad ottenerla, diventerà il secondo pilota dopo Graham Hill, a raggiungere questo grande risultato. Con due obiettivi su tre raggiunti, partecipa nuovamente alla 500 miglia di Indianapolis, con la sicurezza di avere l’esperienza necessaria per affrontare con successo tale evento.

E’ quella implacabilità, la capacità di concentrarsi su un obiettivo e affrontarlo con successo, che ha senza dubbio contribuito alla sua longevità nella cabina di pilotaggio. “Fernando Alonso estrae il massimo da tutto ciò che lo circonda”, dice il suo ex ingegnere Mark Temple, che per primo ha lavorato con lo spagnolo quando si è ricongiunto alla McLaren nel 2015. “Guida in modo molto aggressivo. Attacca davvero le aree di frenata e lancia la vettura negli angoli, non perdendo mai l’angolo d’uscita. Spesso, se un pilota è aggressivo all’ingresso, perde all’uscita, ma Fernando Alonso riesce a mantenere la vettura al limite in entrambe le aree”.

Questa capacità di mantenere la vettura al limite lo distingue dalla maggior parte dei suoi rivali, ed è anche la fonte del feeling che desidera ardentemente sentire quando è al volante. Ciò è chiaramente evidenziato nei suoi giri di qualifica e nei primi giri della gara, quando è in grado di spingersi oltre le naturali capacità della sua monoposto e le abilità di chi gli sta intorno. Fernando Alonso sa cavalcare il limite delle capacità di una monoposto di Formula 1 per così tanto tempo, sperimentando così la sensazione di euforia per periodi prolungati. Questo è ciò che rende la Formula 1 non solo meritevole per Fernando Alonso, ma anche così naturale ormai.

Infatti a riguardo ha affermato: “Non ho mai avuto bisogno di prepararmi mentalmente prima di salire in macchina. Sono pronto tutto il tempo e non ho bisogno di rimettermi in sesto. La mia mentalità non cambia, che si tratti di prove libere, qualifiche o gara”. Prima dell’inizio di una gara, il due volte Campione del Mondo è spesso visto in relax con i suoi ingegneri, mentre altri piloti meditano da soli, ascoltando musica o cercando gli stimoli mentali di cui hanno bisogno per esibirsi quando le luci si spengono. Tale approccio va quasi in contrasto con l’amore che ha Fernando Alonso per questo sport e con le sensazioni provate quando oltrepassa il limite in Formula 1. Il pilota spagnolo ha vari lati, tra cui uno più calcolatore che ha sempre temperato la sua passione. A questo va aggiunto un intelletto nitidissimo, ed ecco che otteniamo il profilo di uno dei piloti più completi nella storia di questo sport.

“È il pilota più intelligente con cui ho lavorato”, afferma così Mark Temple. “Combina questa intelligenza con un livello supremo di talento naturale, creando così una combinazione davvero potente. Tale mix gli permette di fare molto altro mentre guida la vettura, infatti riesce ad elaborare i dati e pensa sempre alla strategia” ha così aggiunto. Testimone di ciò è la sua gara a Baku nel 2018. Dopo essere stato colpito da un altro pilota con una mossa che ha danneggiato pesantemente la sua monoposto, è stato costretto ad effettuare un giro per tornare ai box su tre mescole, che poi sono diventate addirittura due appena arrivato in pit lane. In queste condizioni la maggior parte dei piloti avrebbe scelto di ritirarsi, Fernando Alonso invece ha riportato la sua vettura in rovina ai box.

Con un nuovo muso ed i pneumatici nuovi, lo spagnolo ha attaccato il circuito con la sua tipica verve, concludendo con un sorprendente settimo posto. In seguito, dichiarò con insistenza che tale gara era stata una delle migliori della sua vita, anche se il risultato non rifletteva pienamente i suoi sforzi. Mentre la maggior parte dei piloti deve concentrarsi esclusivamente sulla guida, Fernando Alonso ha la capacità mentale di pensare a una miriade di altre cose allo stesso tempo. Forse questo spiega in parte la decisione di rinunciare alla Formula 1 e cercare nuove sfide. Ma qualunque cosa faccia e ovunque vada, Fernando Alonso resterà sempre un pilota!

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