2019Formula 1Interviste

Giorgio Terruzzi: “Spero Vettel vinca a Monza. Leclerc? Un talento fuori dal comune”

Giornalista e scrittore classe 1958, da più di trenta anni racconta in televisione e sui quotidiani la Formula 1

Giorgio Terruzzi, giornalista e scrittore classe 1958, da più di trenta anni racconta in televisione e attraverso i quotidiani lo sport. Più nello specifico la Formula 1.

Giorgio Terruzzi è esattamente come quello che siamo stati abituati a vedere: modesto, umile e soprattutto appassionato. Dalla sua voce traspare, oltre che tutta l’enorme dedizione per la sua professione, anche una grande conoscenza del mondo della Formula 1. Un luogo, che per necessità si trova a vivere di più rispetto alle mura di casa.

La Ferrari e il GP d’Italia compiono 90 anni. Cosa vuol dire per queste due icone aver raggiunto un traguardo così importante?
Monza è stata la culla e il teatro della crescita della Ferrari, sebbene i loro destini siano svincolati uno dall’altro – ci ha raccontato Terruzzi – La Rossa anche se è un simbolo di velocità ed eccellenza accessibile a pochi, è riuscita a diventare un mito popolare incontrando le folle, gli appassionati.
Questo processo ha visto la sua massima espressione proprio a Monza, con le invasioni di pista a fine gara. Una festa a tutti gli effetti che può essere comparata ai Jova Beach Party“.

A che punto si trova effettivamente la Ferrari e che cosa le manca per raggiungere la Mercedes?
Il Cavallino ha una macchina molto veloce che però patisce nelle curve più lente, di media percorrenza e per questo motivo va molto forte su piste tipo quella di Spa o anche a Monza mentre è più in difficoltà su altri circuiti. La Mercedes al momento è la macchina migliore – ha proseguito Terruzzi – Anche se la Ferrari ha avuto un po’ di sfortuna è riuscita a portare a casa una meritata vittoria in Belgio. Ma questo singolo risultato non può cambiare le sorti della stagione. Mercedes ha un organico e un budget superiore a quello della Ferrari, esperienza e il progetto partiva da una monoposto vincente: tutti questi fattori, ancora una volta, hanno fatto la differenza“.

Dopo Spa come sono cambiate le gerarchie in Ferrari riguardo ai piloti? Vettel è ancora la punta di diamante?
Non c’è corsa sulle gerarchie interne. Vettel ovviamente parte come primo pilota. È quello con maggiore esperienza, ha vinto quattro Mondiali. Leclerc a 21 anni ha fatto il suo debutto sulla Ferrari. È un ragazzo con un talento fuori dal normale e si migliora gara dopo gara. È normale avere qualche problema con un compagno così ma spero che Vettel possa vincere a Monza. Glielo auguro. Sarebbe importante per recuperare un pilota del suo calibro“.

Quando gli si pone una domanda risponde con una sicurezza che lascia senza parole. Quella sicurezza di chi, in genere, le domande è abituato a farle. Soprattutto quando Terruzzi viene portato a raccontare anche di fatti che vanno oltre il mondo della Formula 1.

Leclerc, ad appena 21 anni, non ha avuto una vita facile. Crede che aver perso il padre e due cari amici come Bianchi e Hubert, lo abbia fortificato come pilota e come persona?
Ogni sofferenza fortifica. Più uno si abitua al duro e più sul duro uno riesce bene a muoversi. E questo vale per chiunque di noi. Nel caso specifico di Leclerc c’è una concomitanza di fattori positivi che porta a questo risultato: Charles ha un grande talento e dalle sofferenze che gli vita gli ha messo davanti, è riuscito a estrapolare ulteriori elementi di forza“.

Con l’arrivo di Liberty Media c’è stato un cambio di atteggiamento di squadre e piloti rispetto al pubblico?
No. C’è molta scena e poca sostanza. In questa epoca dominata dalla tecnologia ci sarebbe più bisogno di raccontare le storie piuttosto che scriverle. Non sono uno di quelli che dice ai miei tempi era diverso. Ma posso dire che questa modalità moderna mi piace di meno.
Magari i ragazzi di oggi sono contenti di leggere i tweet di Hamilton o Verstappen, piuttosto che sentirli raccontare direttamente la loro vita o le loro emozioni. Funziona così: le scuderie gestiscono in maniera eccessiva i piloti che ormai parlano solo in conferenza stampa. Non è qualcosa che riguarda gli appassionati, ma tutti, anche noi giornalisti“.

Chi tra i piloti in griglia chi è quello che apprezza maggiormente?
Robert Kubica. Sono un suo grande amico e un fan. Praticamente è come se avesse vinto un mondiale essendo riuscito a tornare in Formula 1, dopo quello che gli è successo.
Detto ciò non possono nascondere di essere stato molto colpito da Leclerc e mi dispiace che non ci sia più Alonso. Fernando era un po’ come l’ultimo dei mohicani, l’ultimo pilota di una generazione vecchio stampo che io apprezzo particolarmente“.

Nella sua lunga carriera di giornalista, qual è stato il momento più bello e quale quello più difficile?
Momenti belli ce ne sono tanti. Mi sento un privilegiato perché ho avuto la possibilità di svolgere questo mestiere in un ambiente come quello della Formula 1, circondato da persone di grande qualità, da eccellenze.
Ogni giorno si possono fare incontri belli, utili e preziosi che ti aiutano a voler migliorare costantemente. Quello più difficile sicuramente quando è morto Ayrton Senna a Imola“.

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Eleonora Ottonello

Mi chiamo Eleonora, ho 32 anni e sono di Genova. Scrivo per passione, nella vita di tutti i giorni sono un'educatrice cinofila. Non ho paura di dire (forse è meglio dire scrivere) quello che penso. Per me la sincerità e la franchezza sono alla base di ogni rapporto umano. Sono pignola e puntigliosa ma disordinata e pasticciona allo stesso tempo.

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