DichiarazioniFormula 2

Correa: “Nessun sostegno dalla FIA dopo il mio incidente”

Il pilota americano coinvolto nel tragico schianto di F2 costato la vita ad Anthoine Hubert ha criticato lo scarso supporto ricevuto dalla Federazione nel processo di recupero

Dalle parole di Correa emerge tutta l’amarezza verso l’attitudine della FIA in seguito allo schianto di Spa-Francorchamps

Sono parole dure quelle che Juan Manuel Correa ha rivolto all’indirizzo della FIA. Il pilota americano è stato protagonista del tragico schianto durante la Feature Race della F2 lo scorso 31 agosto in Belgio, quando poco dopo l’Eau Rouge è piombato addosso alla monoposto di Anthoine Hubert, tranciandola in due in un impatto che ha registrato l’incredibile decelerazione di oltre 60 g! Il pilota francese della Arden, pupillo della Renault, è morto sul colpo, mentre la monoposto di Correa è finita dall’altro lato della pista, con la scocca divelta nella zona dei piedi, che sono rimasti pericolosamente esposti. 

Correa ha raccontato di essere rimasto cosciente per miracolo, nonostante la forza registrata nell’impatto dovrebbe normalmente causare una subitanea perdita di sensi. In seguito il 20enne americano è stato sedato e trasportato all’ospedale di Liegi, dove è iniziata una lenta ma promettente ripresa. L’operazione, le complicazioni dovute alle difficoltà respiratorie, il coma, il recupero del piede destro che rimane incerto: sono le tappe della corsa a ostacoli che ha dovuto affrontare Correa dopo uno schianto che poteva costargli molto più caro.

FIA: ZERO SOSTEGNO

L’americano classe ’99, a distanza di cinque mesi dall’incidente, si trova a Miami, dove è tornato non appena le sue condizioni lo hanno reso possibile (ovvero lo scorso novembre). Il suo recupero prosegue, tanto che Correa ha già ripreso ad allenarsi con la speranza di un ritorno alle gare automobilistiche. Il ricordo che l’americano ha tracciato di quei tragici giorni all’indomani dell’incidente rivela una nota polemica, rivolta all’indirizzo della FIA.

“Ricordo tutto ciò che è accaduto in quello schianto, finché poi non mi hanno sedato – ha rivelato il pilota dello Junior Team Sauber ai microfoni di RTL/n-TV Mi risvegliai il giorno successivo all’incidente, in un ospedale del Belgio: ero in preda al dolore e presi subito atto delle condizioni disperate in cui versavano le mie gambe. Il momento più duro, tuttavia, fu quando appresi che Anthoine se n’era andato.

È a questo punto che, nel racconto del giovane americano, si innesta l’invettiva verso la FIA: “Tutti (gli uomini FIA, n.d.r.) erano a Monza la settimana seguente. Non c’era nessuno della Federazione accanto a me in ospedale, a darmi sostegno; e dire che quattro giorni dopo il crash ho rischiato di morire… Ho rischiato per via della forza G subita nell’impatto: i medici non si capacitavano di come fossi sopravvissuto a uno scontro così violento”.

TORNERÒ

Il pupillo della Sauber ha promesso il ritorno alle corse: “Tornerò. Non so dire quando, le tempistiche sono imprevedibili. Potrebbero anche volerci due anni, ma il mio obiettivo rimane quello di tornare al volante di una monoposto. Correa ha anche ringraziato la famiglia di Hubert: “Poco dopo la morte del loro figlio, mi hanno mandato un messaggio augurandomi il meglio nel mio processo di recupero. Lo apprezzo molto”

 

 

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Luca De Franceschi

Sono Luca, studio Lettere e seguo la Formula 1 da una decina d'anni. Mi sono appassionato a questo sport durante l'era dei successi di Michael Schumacher con la Ferrari, per poi assistere alle prime vittorie di Fernando Alonso, Lewis Hamilton e Sebastian Vettel. A casa ho diversi DVD sulla storia di questo sport, che mi hanno fatto conoscere i piloti e le auto del passato. Ho anche la passione dei kart, sui quali ogni tanto vado a girare.

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