Analisi della redazioneFormula 1Gran Premio Arabia SauditaMotorsport

Verstappen perde i nervi e la gara. Era da bandiera nera?

Il Gran Premio dell’Arabia Saudita ha innescato diverse discussioni. Il Mondiale è ancora in bilico, ma si è andati decisamente oltre al limite

Max Verstappen sembrava cambiato, pulito, finalmente maturo. Ma la verità è che ci eravamo soltanto illusi.

Che quello di quest’anno sia un Mondiale fantastico, entusiasmante, conteso tra due piloti di pregevole fattura non c’è dubbio. La Formula 1 aveva bisogno di una battaglia così, accesa fino all’ultimo metro e dai sapori antichi per la durezza dello scontro. Eppure, mi perdonerete, penso che il furore agonistico con cui tutto il mondo del Motorsport si prepara a vivere la settimana che ci porterà ad Abu Dhabi non possa arrivare a coprire proprio tutto quanto. Perchè, a mio avviso, nella gara di Jeddah Max Verstappen è andato decisamente oltre il limite.

Di episodi controversi, a dire il vero, ce n’erano già stati diversi nel corso del campionato. Verstappen non è mai venuto meno alla sua natura, quella di pilota duro e che non fa sconti a nessuno. Le partenze di Imola e Barcellona, le difese contro Hamilton nel primo giro a Monza o nella Sprint Race di SIlverstone, per non parlare della più recente sfida ad Interlagos. Ma il vero colpo sotto la cintura è arrivato nella domenica in Arabia Saudita.

Dopo l’erroraccio in qualifica e la sensazione di un Mondiale che cominciava a sfuggirgli dalle mani Verstappen ha completamente perso i nervi, dando il via ad una continua escalation di scorrettezze che non rendono onore al suo talento. Una macchia indelebile per un ragazzo che con l’alzarsi della posta in gioco è tornato a riproporre quei viziacci che lo avevano reso celebre nei suoi primi anni nel Circus.

CONDOTTA DA BANDIERA NERA?

Se il taglio in partenza e la difesa oltre la via di fuga erano cose che avevamo già visto nei “round” precedenti ieri Verstappen ha pensato bene di aggiungere al suo repertorio una manovra ancora più subdola e border line, quella con cui ha innescato il tamponamento del giro 37.

Ora, a parte il tentativo decisamente farsesco di scontare una penalità assicurandosi di prendere il DRS per poter risuperare comodamente il rivale al rettilineo successivo, ad inchiodare Verstappen è quello che emerge dalla sua telemetria. Iniziare a scalare le marce, pizzicando il pedale del freno, in traiettoria, e con un avversario nella tua scia era un qualcosa che non avevamo mai visto (e che forse, credo, nessuno avrebbe mai immaginato di vedere).

Il fatto che i piloti di oggi abbiano la fortuna di guidare con delle vetture che hanno raggiunto standard di sicurezza invidiabili non li autorizza certo a violare sistematicamente il regolamento sportivo. A maggior ragione in un momento così cruciale del campionato. E proprio per questo la FIA avrebbe dovuto essere molto più severa, andando a riscoprire quella bandiera nera da troppo tempo dimenticata. Anche perchè, nel dare ad un episodio così grave una sanzione che di fatto non sposta nulla in classifica, che messaggio viene lanciato a tutti gli altri piloti? I piloti delle retrovie, magari anche quelli delle formule minori, dall’anno prossimo si sentiranno legittimati a comportarsi come Verstappen? Le conseguenze sarebbero devastanti.

TANTI COLPEVOLI, POCA AUTOCRITICA

E qui veniamo ad un’altra nota dolente, perchè tra i colpevoli di quanto successo ieri non c’è solo Max Verstappen. Delle grandi responsabilità le ha anche un collegio dei commissari che da troppo tempo non si sta dimostrando capace di tenere il polso degli eventi.

La Formula 1, nella sua lotta al vertice, sta diventando un far west perchè chi dovrebbe regolamentare la giungla si lascia plagiare dalle bestie (“let them race“) e ringrazia pure per le indicazioni ricevute (“thanks for your input”), tanto per citare il surreale dialogo ascoltato ad Interlagos. E poi ieri, con Michael Masi che ha letteralmente patteggiato la sanzione con una delle parti coinvolte. Insomma, se Verstappen ha perso i nervi, la FIA ha proprio perso la bussola.

Per il futuro, a mio avviso, Verstappen dovrebbe comunque affrancarsi da un ambiente che non lo aiuta certo a crescere. A partire dal padre Jos, che invece di spegnere le polemiche, pensa bene di lanciare allusioni assurde nei confronti degli avversari. O magari dalla stessa Red Bull, una comfort zone che lo difende anche davanti alle evidenze scientifiche della telemetria, come accadde anche nel 2016 dopo la scellarata chiusura del Kemmel su Raikkonen. Perchè nel mondo della Formula 1 non basta solo il piede per fare un campione.

Danilo Tabbone

Mi chiamo Danilo, ho 20 anni, vengo dalla Sicilia e studio all'Università di Palermo. La Formula 1 è la mia più grande passione, la seguo da quando ero bambino, e le emozioni che mi suscita sono parte integrante della mia personalità. Dal 2020 scrivo per F1world.

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