Curiosità dalla F1Formula 1

Rossi, il passaggio mancato alla Formula 1 con la Ferrari

Ma ve lo ricordate quando il pesarese pensò di abbracciare il mondo delle monoposto più veloci? Tra il 2004 e il 2006 si trattò di un’ipotesi presa seriamente in considerazione, poi la scelta di continuare con le moto

Alla fine di questo 2021 una leggenda delle due ruote come Valentino Rossi smetterà di correre. Ma ricordiamoci di quando il Dottore pensò seriamente di lasciare la MotoGP per approdare nella massima categoria automobilistica

Quando si è vicini alla fine di un percorso il più classico degli atteggiamenti è quello di guardarsi indietro. Per nostalgia, per rimuginare su quello che è stato e su quello che poteva essere. È sempre così, soprattutto quando un campione dice basta. Ed è così anche adesso, nel momento in cui a lasciare è Valentino Rossi. Quel Rossi simbolo della MotoGP che aveva accarezzato l’idea del passaggio alla Formula 1 salendo più volte a bordo di una Ferrari.

LA PRIMA VOLTA

Nel 2004 il Dottore provò per la prima volta una monoposto di Formula 1. E non una monoposto qualsiasi, bensì la F2004. Quella vettura pigliatutto che, in quell’anno, riuscì poi a portare a casa quindici vittorie su diciotto gare. Quella vettura che incoronò Michael Schumacher sette volte campione del mondo già a Spa. Il test di Fiorano impressionò. Perché va ben tenuto in mente che Rossi era solo un debuttante, un debuttante capace però di girare a poco meno di tre secondi dal tempo record stabilito dal Kaiser.

Da quella giornata nacque così l’ipotesi (presa sempre più seriamente) di passare alle quattro ruote. Una fantasia che fu a un passo dall’essere realtà. In particolar modo dopo la prova a Valencia del 2006, come affermato in passato dallo stesso Valentino. Il momento in cui sono stato più vicino ad andare alla Ferrari è stato nel 2006, nel test di febbraio a Valencia. Lì ci siamo messi a un tavolo e chiesi come volevamo fare. C’era un programma serio. Non subito con la Ferrari, ma all’inizio con un’altra auto facendo il test driver [ndr. in Sauber].”

E poi il no. La decisione di continuare la propria splendida carriera in MotoGP vincendo altri due mondiali – nel 2008 (contro Casey Stoner) e nel 2009 (contro Jorge Lorenzo) – e sfiorandone un altro nel 2015. “All’inizio provai per scherzo, ma dopo cominciai a fare sul serio. Era una scommessa affascinante e rischiosa. Ma non mi sono mai pentito, penso di aver fatto la scelta giusta”, aveva dichiarato.

JUST FOR FUN

Nel 2008 al Mugello e anche a Barcellona le cose erano differenti. Rossi salì alla guida della F2008 con uno spirito diverso, mosso semplicemente dalla volontà di divertirsi con la vettura che consegnò l’ultimo titolo costruttori alla Scuderia. Anche lì ottimi tempi, ma nulla che abbia fatto vacillare il pesarese nella sua predilezione verso le due ruote.

Giornate contraddistinte dall’entusiasmo suo e di chi gli era attorno. “C’era il potenziale per diventare un buon pilota di Formula 1”, aveva detto. “È stato un divertimento, un gioco, un premio di fine stagione [ndr. per la vittoria del motomondiale]. Valentino lo sentiva molto. Mi hanno detto i meccanici che era contento come un bambino, le parole di Davide Brivio all’epoca suo team manager in Yamaha.

L’ultima speranza (vana) di vederlo gareggiare ufficialmente con la Ferrari risale al 2009, al tempo dell’infortunio di Felipe Massa – avvenuto in occasione del GP d’Ungheria. Ma pure lì non se ne fece nulla per il fatto che sarebbe stato più un rischio che un divertimento. Non si può scendere in pista sperando di capire la macchina in tre giorni.

IN BILICO, TRA FORMULA 1 E MOTOGP

Una scelta di vita che lo ha reso emblema della MotoGP e del motorsport italiano. Una carriera che lo ha reso emblema di qualcosa che va oltre le due ruote. Certo che è inevitabile chiedersi che cosa ne sarebbe stato, o a che cosa avremmo potuto assistere se Valentino al tempo avesse deciso di rivoluzionare la vita (perché vera e propria rivoluzione sarebbe stata) per la Formula 1. Ma sarebbe poi stato lo stesso?

Silvia Quaresima

Il mio amore per la Formula 1 é sempre stato lì con me, fin da quando ho ricordo delle vittorie di Michael in rosso. Ma con il tempo è cresciuto così tanto che ora c’è voglia di esserne parte e di raccontarla.

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