Analisi della redazioneFormula 1

Masi, un 2021 pieno di errori (I parte)

L’australiano è stato messo sotto una lente d’ingrandimento per via dei numerosi errori commessi dalla FIA in alcune occasioni. Cercheremo ora di analizzarli partendo proprio dagli ultimi

Michael Masi non si reso protagonista di un grande annata. Per capire cosa è andato storto guardiamo a quel che è avvenuto nelle ultime due gare. Vedremo successivamente cos’altro ha combinato la Direzione Gara nel 2021

Il ruolo che deve ricoprire un arbitro è tutt’altro che semplice. Le decisioni che è chiamato a prendere non troveranno mai tutti d’accordo, ma non è questo il punto. Egli è chiamato a prendere le decisioni più giuste e preferibilmente in modo celere seguendo il regolamento. E in ciò la Direzione Gara capeggiata da Michael Masi ha più volte sbagliato durante il corso del 2021, perché quanto visto a Jeddah e ad Abu Dhabi è solo una goccia in un mare di abbagli.

IL CASO DI ABU DHABI

Andando a ritroso il caso più emblematico è la safety car di Abu Dhabi. L’incidente della Williams di Latifi avviene alla cinquantatreesima tornata – a soli cinque giri dalla bandiera a scacchi. Lì la Direzione Gara decide subito per la doppia bandiera gialla nell’ultimo settore, e poco dopo di far entrare in pista Maylander. Una gara”normale” con tutta probabilità sarebbe finita dietro la safety car, come già successo in stagione. Ma non è il nostro caso.

L’idea che ad Abu Dhabi la corsa potesse finire dietro la vettura di sicurezza guidata dal tedesco faceva storcere il naso un po’ a tutti. Da qui nasce la scelta di dare un ultimo giro libero forzando il regolamento in merito alla procedura che ha inevitabilmente cambiato le sorti del mondiale. Ma se il tutto è stato fatto in nome dello spettacolo, che spettacolo è avere un contendente con gomma soft fresca e l’altro con una dura usurata con oltre quaranta giri sulle spalle?

Non si è qui per discutere della strategia della Red Bull e di quella della Mercedes. Anche perché è sotto agli occhi di tutti che le due squadre fossero in una condizione decisionale differente. Max Verstappen poteva e doveva rischiare (senza comunque mettere a repentaglio il secondo posto); il pit stop per Lewis Hamilton invece avrebbe significato perdere la posizione e battagliare con un pilota che sa – e sappiamo – rende già di suo la vita difficile, figuriamoci in quella determinata situazione.

Sapendo il contesto a casa lo si è pensato immediatamente, e si è rimasti stupiti che invece non lo avesse pensato pure Michael Masi. La bandiera rossa sarebbe stata più logica. Avrebbe permesso di ripulire la pista, di far sdoppiare chi era stato doppiato e di far fare a tutti una sosta gratuita. Avrebbe permesso di dar vita a cinque giri incredibilmente intesi sia nella lotta al primo posto che nelle retrovie. E soprattutto non avrebbe dato adito a tutte le polemiche successive.

E JEDDAH?!

Nel penultimo appuntamento stagionale l’australiano ha dato prova di come la tensione così alta gli abbia giocato un brutto tiro. In un circuito come quello dell’Arabia Saudita le possibilità di vedere degli incidenti erano elevate, e la domenica non ha smentito le previsioni. Ma se ad Abu Dhabi la bandiera rossa non si è vista per niente, a Jeddah forse si è vista un po’ troppo.

In seguito al contatto di Mick Schumacher contro le barriere in curva 22 il direttore di gara australiano aveva deciso prima per la safety car (occasione in cui diversi ne hanno approfittato per compiere la propria sosta), per poi cambiare idea e interrompere la corsa – e diciamocelo con qualche perplessità.

Questo ha dato modo di far fare un pit stop gratuito. Ma gli altri che avevano pittato ed erano scivolati in classifica? Sia chiaro in condizioni di necessità e per la sicurezza dei commissari la bandiera rossa deve essere sbandierata. Tuttavia non era questo il caso. In Arabia in molti sono rimasti interdetti anche dalla decisione di far ripartire più volte la gara con una standing start. Una scelta che sarebbe stata piacevolmente accolta in altri tracciati, ma che a Jeddah è sembrata decisamente fuori luogo.

Al tutto si aggiunge la trattativa tra la FIA e la Red Bull in merito all’eventuale investigazione dell’olandese per il taglio in curva 1. Quando mai si è visto il penalizzato scegliere che tipo di dazio doveva scontare?! Ultima ma non ultima la penalità rifilata a Verstappen a Gran Premio concluso per il brake testing a Hamilton. Nonostante la confusione di quel momento, i dieci secondi sono parsi figli della non volontà di influenzare la classifica piloti. Cosa che ha permesso ai due di arrivare al rush finale con pari punteggio.

Come si è potuto notare sono stati tantissimi gli errori nelle ultime due tappe del 2021. E sono solo gli ultimi in ordine cronologico in cui Michael Masi è incappato. Probabilmente sono considerati i più gravi tenendo conto dell’importanza dei Gran Premi di Jeddah e Abu Dhabi. Ma ce ne sono degli altri (purtroppo).

Silvia Quaresima

Il mio amore per la Formula 1 é sempre stato lì con me, fin da quando ho ricordo delle vittorie di Michael in rosso. Ma con il tempo è cresciuto così tanto che ora c’è voglia di esserne parte e di raccontarla.

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