2019Analisi della redazioneFormula 1

Hubert: destino avverso o si poteva salvare?

Proviamo a ricostruire il drammatico incidente, analizzando i possibili fattori responsabili dell’accaduto

Sono state azzardate diverse soluzioni che avrebbero potuto salvare la vita ad Anthoine Hubert. Proviamo a fare chiarezza, per capire se il dramma si sarebbe potuto realmente evitare

La pista sporca, i simulatori, le vie di fuga in asfalto, ecc… Tutti possibili fattori del terribile incidente che sabato pomeriggio è costato la vita ad Anthoine Hubert. Proviamo, dunque, a fare ordine, cercando di ricostruire, per quanto possibile, la dinamica dei fatti.

Spa-Francorschamps, ore 17:00, si spengono i semafori e ha inizio la Feature Race della Formula 2. Pronti via, Schumacher va a contatto con Latifi, in pista volano detriti, ma la direzione gara lascia correre. Al passaggio successivo, però, alcuni piloti, in particolare Giuliano Alesi, forano gli pneumatici. Il pilota della FDA, con una gomma bucata, arriva all’Eau Rouge quasi full gas e perde la macchina in cima alla salita. E’ l’inizio del caos. Lo svizzero Ralph Boschung, che giungeva dietro al francese, riesce ad inchiodare evitando l’impatto. Anthoine, invece, a causa del dislivello della curva che rende cieca l’uscita, per evitare lo scontro con le vetture davanti è costretto a buttarsi sulla destra colpendo le barriere e rientrando in pista per inerzia, senza controllo. Il resto lo conosciamo tutti. Proprio mentre la Arden viene respinta in pista, sopraggiunge Juan Manuel Correa che la centra in pieno a 250 km/h. Per Hubert non c’è nulla da fare.

Ovviamente sono state elaborate diverse soluzioni, che forse avrebbero potuto evitare la tragedia. In primis, perchè non è stata ripulita la pista dai detriti lasciati da Schumi e Latifi, magari ricorrendo ad una Safety Car? Non è la prima volta che in gara vengano lasciati pezzi di carbonio sul tracciato. Lo sa bene Valtteri Bottas che lo scorso anno in Azerbaijan, a causa di un detrito lasciato da una Haas, perse la posteriore sinistra. In quel caso non ci furono gravi conseguenze e andò bene cosi. Ma non per questo si può sempre lasciar correre…

Capitolo numero due. Più di qualcuno sostiene che se nelle vie di fuga dell’Eau Rouge-Raidillon ci fosse ancora la ghiaia, Anthoine Hubert si sarebbe salvato. Difficile da dire. Sicuramente la sabbia avrebbe potuto rallentare la corsa della sua vettura, ma fino ad un certo punto. Prendiamo come esempio l’uscita di pista di Hamilton in Germania. L’inglese arriva in curva diciassette, va lungo, finisce in ghiaia, sbatte e viene respinto in pista. Ciò significa che la ghiaia rallenta le macchine, questo si, ma di certo non le ferma quando le velocità sono troppo alte. Quindi l’impressione è che anche se in quelle vie di fuga non ci fosse stato l’asfalto, difficilmente il francese avrebbe potuto fermare la sua corsa prima di rientrare in traiettoria. In sintesi giusto rimettere la ghiaia nelle vie di fuga per vedere i piloti pagare i loro errori, ma non pensate che cosi facendo si aumenti la sicurezza.

Passiamo infine al capitolo simulatori. Jacques Villeneuve ha affermato con vigore ai microfoni di Sky, quanto i simulatori tolgano la percezione del rischio ai moderni piloti, attribuendo parte delle responsabilità del crash proprio a quest’ultimi. Secondo Jacques, i piloti arrivano in pista con eccessiva sicurezza, proprio in virtù dei chilometri fatti dietro i monitor di un simulatore. “Credono di poter prendere certe curve a quelle velocità, solo perchè al simulatore ci riescono”, critica il canadese. Indubbiamente l’esperienza ‘virtuale’ che i piloti acquisiscono toglie la percezione del pericolo. Ma da qui a dire che questa possa essere uno dei fattori che abbia portato all’incidente mortale di Spa, ce ne vuole. Hubert infatti non è morto perchè ha provato ad affrontare una curva a velocità troppo elevata perchè al simulatore ce l’aveva fatta, ma per una serie di circostanze sfavorevoli e che messe insieme sono risultate fatali. Per cui, a parere di chi scrive, l’uso dei simulatori non è responsabile dell’accaduto.

In conclusione non è facile da capire se l’incidente si sarebbe potuto evitare o no. Sarà la magistratura belga a stabilirlo. Noi abbiamo soltanto provato a fare un po’ di chiarezza, illustrandovi la dinamica e analizzando alcune concause. L’unica cosa certa è che purtroppo un ragazzo di ventidueanni oggi non c’è più. Ciao Anthoine…

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Gabriele Gramigna

Mi chiamo Gabriele, sono un ragazzo molisano e studio chimica all'università di Padova. Dal 2018 scrivo per F1World, cercando di trasmettere la mia passione per la Formula 1 in tutti i miei articoli.

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