2018Analisi della redazioneFormula 1Gran Premio SingaporePagelle

Formula 1 | Qualifiche GP di Singapore 2018, le pagelle

Lewis Hamilton ammutolisce tutti sulla pista di Singapore. Un giro che annichilisce qualsiasi rivale, detrattore, la Mercedes stessa.

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Pagelle qualifiche da Marina Bay. Il giro della morte l’ha calato sull’asfalto meglio illuminato al mondo il più grande poleman di tutti i tempi. Lewis Hamilton ha semplicemente trasceso in pista il meglio di quanto sia capace di fare, con una vettura comunque convincente. Sebastian Vettel deve accontentarsi sulla sua pista. Domani sarà un altro giorno. Ma…

Piloti

Daniel Ricciardo – 4

Daniel d’Australia scompare in un buio che pare averlo seguito ed agguantato appena nella Q3. Non riesce a tenere il passo dei piloti con le altre cinque migliori vetture del lotto. Non riesce a tenersi in scia al compagno di squadra. Un calvario iniziato da quella gracchiante power unit che a Monaco gli permise appena di vincere. Pare restargli ben poco da fare se non preparare scatoloni e quant’altro, da qui alla fine del mondiale. Aria fresca in Renault, a sgomitare chissà con chi, ma ricaricato da un ambiente differente. Si spera. Annichilito – 1.

Kimi Raikkonen – 5

Il poleman di Monza ritorna in lotta col connazionale argentato, ritorna in una posizione di troppo rincalzo allo spegnimento dei semafori rossi di un gran premio. Un giro pulito, un giro lento se alla guida di una SF71H. Troppo poco tenersi dietro la RB14 normale. Troppo poco per tentare di fare punti domenicali buoni per il costruttori. Tutto normale, dannatamente normale nel peggior momento dell’anno, quel ritornare sugli standard in qualifica che lo hanno mediamente contraddistinto nella seconda vita in Ferrari. Regolare.

Valtteri Bottas – 6

Valtteri Bottas si tiene quasi a galla, lontano parente del gagliardo finlandese che pareva incantare nella prima parte della stagione. Il suo passo sembra averlo tenuto intatto, il cambio di marcia non appartiene evidentemente al suo repertorio. Da 92 millesimi alla #7, vincendo il primo round del weekend di Singapore sul diretto rivale. Poco, se si vede al suo ruolo di gregario, anticipato dal contendente all’iride della W09 #44, quella buona. Comunque in zona per tentare la zampata alla prima curva o attendere l’occasione propizia per un’ora e tre quarti di corsa. Bottas.

Sebastian Vettel – 7

Non ci siamo. Decisamente no. Marina Bay è la sua pista a guardare il palmares, la stupenda pole 2017. Non tanto per quanto rimediato dal diretto rivale “nero”, particolare fondamentale ed incontrovertibile a guardare solo il cronometro. Sei decimi possono starci, come per tutti i campioni del mondo. Sei decimi diventano un doppio macigno a guardare quello che resta fino alla bandiera a scacchi di Abu Dhabi. A guardare quei trenta punti di ritardo in classifica. È un momento molto difficile, da manicomio, dal quale cercare soltanto di migliorarsi. Se possibile. Annichilito 2.

Max Verstappen – 9

Tra i muri d’Oriente, Max Verstappen bastona quasi tutti con un mezzo leggermente più idoneo per concezione progettuale sulle pieghe di Marina Bay. Molto c’è del suo piede destro, di quello sinistro. È un campione antipatico, sboccato, egocentrico, coccolato pure, ma è il più forte tra le nuove leve. Tanto da riconfermarsi in prima fila dopo la passata edizione, tanto da avere qualche minima chance di impensierire chi gli parte davanti in termini di ritmo gara. L’olandese volante mostra quel qualcosa in più insito nei fenomeni, quanto di meglio può essere sfruttato da una mente in maturazione. Spavaldo.

Lewis Hamilton – 10

Australia, Gran Bretagna, Singapore. Tralasciando quelle bagnate, quest’ultima pole asciutta pare aver sintetizzato il meglio delle prime due. Una sublimazione velocistica di un pilota capace di spostare l’asticella ancora più in alto. Da Lewis contro Lewis. Hamilton sta vincendo questo mondiale perché sta veramente battendo se stesso. La dimensione è di quelle da migliore di tutti i tempi, un percorso che dall’intoppo Rosberg sembra essere ripreso alla velocità della luce. Tutto in discesa fino ad Abu Dhabi, senza clamorosi colpi di testa, o noie varie ed eventuali. Epico.

Team

Red Bull – 7

La RB14 segue le orme della vettura 2017 con lo stesso pilota qui a Singapore. Anche per Red Bull non un motivo assoluto di soddisfazione in termini reali di rendimento vettura. Doveva andare meglio su questa pista, e quel #33 ha acceso qualche speranza a Milton Keynes. Resta comunque solo da sfruttare il possibile da qui a fine anno, di tentare di ergersi ad arbitri ulteriori di questi destini iridati 2018. Niente più di quanto fatto con una RB13 partita peggio. Molto meno dell’auspicabile vedendo come è iniziata la stagione con questa ultima creatura di Newey. Deludente.

Ferrari – 7

La Ferrari pare aver perso la via, la bussola da un appuntamento belga che doveva rappresentare l’incedere inesorabile verso l’iride. Un pasticcio a Monza con la configurazione gara, un pasticcio qui al sabato di Marina Bay. Un eccesso di sicurezza, di confidenza? Quella Ultra Soft in Q2? Inspiegabile, visto il numero di Hyper Soft a disposizione per avvicinarsi al giro da pole. Una preoccupante insufficienza prestazionale nel T2 e nel T3. Pochi elementi per credere ad una SF71H eccezionale in questa domenica notturna. Wait and see. Angosciosa.

Mercedes – 10

La verità è la granitica calma che nulla riesce a scalfire in quel di Stoccarda. Brackley, fate voi. Sono i dominatori del momento, lo stanno dimostrando tentando di mettere a disposizione del loro pilota diamante uno zircone argenteo. La W09 non ha dato quanto sperato in termini prestazionali rispetto alle aspettative. Sta dando lo stretto necessario per proseguire la replica del quinquennio d’oro della Ferrari del Kaiser. Mai a guardia abbassata, pronti ad accusare il colpo, capaci di mirare per affondare, stavolta soltanto dalla pista. Cannibale.

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Gianluca Langella

Ingegnere Meccanico, operante come libero professionista nel mondo degli Impianti Tecnologici Civili ed Industriali. Innamorato di auto, e dall'arrivo di quel Tedesco nativo di Kerpen, votato alla causa Ferrari dal 1996. Un amore incondizionato per la F1, da me definita come "Lo Sport che risveglia i Talenti dell'uomo." Mi è mancato il coraggio di lasciare i miei natali per andare al Politecnico di Torino a studiare Ingegneria dell'Autoveicolo. Mi rimane la scelta di osservare, analizzare, godere e non, di tutto quanto offerto, di anno in anno, da questo beneamato sport motoristico. Mi resta un sogno nel cassetto, irrealizzato, da donare, eventualmente, ad un mio futuro figlio. Quello di vederlo diventare, un giorno, Ingegnere in Ferrari.

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