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Formula 1 | Qualifiche GP di Cina 2018, le pagelle

Una Ferrari monumentale in quel di Shanghai. Nulla da fare per i rivali della Mercedes, spodestati per la seconda volta dalla prima fila, tutta. Un evento storico, da tempi immemori, da quando il monopolio di Stoccarda era una noiosa normalità. Quando, senza una SF71H così forte, fortissima come in Cina

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Pagelle qualifiche da Shanghai. Secondo sabato di fila, a distanza di una settimana precisa, in cui la prima fila dello schieramento di partenza di un GP è della Ferrari. In Cina non v’è stato verso per la Mercedes W09 contro una SF71H in grandissimo spolvero, meglio ancora in riferimento al Bahrain

Piloti

Daniel Ricciardo – 7

In Cina Daniel ci mette una pezza, alla sua presenza nella top sei dello schieramento, alla Red Bull andata in fumo nelle libere 3. Una qualifica col groppo in gola per Ricciardo, capace di qualificare la bibitara #3 per la Q2 con un giro tosto. Con una vettura fresca ripristinata, non ancora negli assetti, una gatta da pelare per passare il teorico, agevole taglio del Q3. Tutto rientrato nei ranghi alla Q2, fino alla fine della Q1. Tutto con il solito decimino dietro al compagno di colori, quel furibondo #33 che, dalla sua, ha avuto un weekend lineare. È dura per il sorrisone più bello della griglia, ma stavolta la finestra non è delle peggiori. Salvo.

Max Verstappen – 7

Max fa il possibile, ma batte soltanto il compagno di colori, in un weekend in cui non ha alcun problema sulla sua di RB14. Poco o tanto, fate voi, nel suo di standard, senza dubbio. Non una novità, insomma, sempre velocissimo sul giro secco, uno tra i più scomodi clienti per chiunque. Uno che ha voglia di bastonare i campioni del mondo li davanti, relegato in una terra di mezzo. Alle prese con una vettura ancora un gradino sotto, un po’ odiata, capace di mettere alle strette la sua smania di affermazione, la sua classe mentale ancora in divenire. Uno che può rompere, comunque, una banalità, ma con Verstappen sempre meglio girare a largo. Concreto.

Lewis Hamilton – 5

Il Rettore di Shanghai. Hamilton in Cina ha delle statistiche alla Schumacher, sia in termini di pole, che di vittorie. Eppure, stavolta, non è stata una sua giornata, un po’ come a Sakhir. Si, perché qui finisce dietro anche al compare di pista, quel finlandese grigio dato per spacciato sulle pieghe cinesi. Una qualifica così, cosi. Un giro non alla “The Hammer”, tanto per restare imbronciato da quella spavalda dichiarazione nel post qualifiche australi. Una sorta di castigo per la sua ingenua superbia. Una lezione, ma tutto normale, com’anche un certo sette volte mondiale che le prendeva dal Bottas di turno. Punito.

Valtteri Bottas – 8

Valtteri(no) si leva un bello sfizio. Quello di bastonare il Lord di Stevenage in uno dei suoi fortini, in maniera solida, convincente, nel tentativo anche di fregare qualche fucsia ai rossi. Ha il merito di averci provato, ma il distacco rimediato dal poleman di giornata è abbastanza pesante per essere alla guida di una freccia d’argento. Pronto comunque a dare noie ai Ferraristi, a pungere con più efficacia in gara, a sparigliare quel muro rosso come fatto in Bahrain. Uno all’apparenza innocuo, ma scomodo, sovente in posizioni di partenza simili. Consistente.

Kimi Raikkonen – 9

Un ancor più grande Raikkonen, su un asfalto in temperatura, in teoria, tra i più indigesti per i suoi gusti. Un dettaglio del passato, questa SF71H sembra fatta a misura per il cavallino di Espoo. Una qualifica alla Vettel nel primo giro della Q3, ritoccato di un soffio nel secondo run. Un Kimi che a Shanghai trova anche la concentrazione per infilare due giri secchi perfetti. Una nuova gioventù, una rivincita per un pilota spesso sbeffeggiato, mancato di rispetto, pur sempre iridato con merito. Un #7 perfetto tra le curve cinesi, battuto in maniera soltanto imprevista. Perfetto.

Sebastian Vettel – 10

Seb il cattivone. Pare avere il gusto di soffiarla sempre al caro amico Kimi, ancora una volta gli frega la prima piazzola dello schieramento. Dietro nei primi due settori, rosica decimi su decimi in ogni metro di pista, a fatica su uno stratosferico Raikkonen. Piazza la zampata all’ultimo settore, trovando la fame che contraddistingue un quattro volte campione del mondo, un fantastico qualificatore quale è sempre stato. Si cuce addosso, di forza, questa SF71H, questa Loria ancora un tantino da fare propria, da esaltare ugualmente a Pole acquisita. Soprattutto per il distacco inferto alla prima W09, la #77. Dragone.

Team

Red Bull – 7

La Cina è una pista più vera, più probante per le questioni telaistiche, meccaniche ed aerodinamiche. Affanni motoristici, singolari, relativamente la creatura del solo Newey. La solita fragilità, senza preavviso pronta a scombinare i piani bibitari, i proclami, le attese riposte dai non addetti ai lavori. Una vettura che sembra, ma ancora non ha dato certezze, per errori dei piloti, per problemini di affidabilità, per prestazioni in qualifica poco convincenti. La strada è ancora lunga, una Ferrari così, nessuno l’aveva contemplata nei termini in cui si sta rivelando. Inferiore.

Mercedes – 7

La W09 si becca questo bel 7, un voto negativo a guardare le medie tenute in qualifica dalle sue sorelle maggiori. Capricciosa proprio nella terra del Re Nero, anche qui, sull’asfalto freddo che tanto l’aveva esaltata in quel di Barcellona. Una vettura un po’ sulle uova, che le busca in termini di efficienza aerodinamica, di trazione, sembrerebbe finanche di spinta propulsiva. Un quadro grigissimo, a guardare i riscontri cronometrici, poiché mazzate cosi una vettura di Stoccarda non ne ha mai prese dal lontano, famosissimo, 2014. I tempi cambiano, ma la gara, a loro detta, potrà riportarli in lizza, questione di assetti. Una coperta alquanto approssimativa, quindi. Disorientata.

Ferrari – 10

In Cina, la SF71H si è duplicata, perfette all’unisono la #5 e la #7, fantastiche, deliziose. Una magnifica dimostrazione di forza, che getta un po’ sugli specchi i rivali, li ad arrampicarsi, a scivolare. Una scuderia che lavora forte, bene, senza buffonerie, prendendosi le soddisfazioni in pista, con una seconda prima fila dell’anno. Per un bilancio che vede un primo mundialito 2018 nelle mani di Maranello. Una prestazione per dimostrare il bel lavoro fatto a casa, per appropriarsi dei giusti meriti, restii ad essere riconosciuti da una opinione pubblica cattiva, disfattista. Ingiusta, e dalle vedute limitate, relativamente il fuori la pista, nella fattispecie. G-Loria.

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Gianluca Langella

Ingegnere Meccanico, operante come libero professionista nel mondo degli Impianti Tecnologici Civili ed Industriali. Innamorato di auto, e dall'arrivo di quel Tedesco nativo di Kerpen, votato alla causa Ferrari dal 1996. Un amore incondizionato per la F1, da me definita come "Lo Sport che risveglia i Talenti dell'uomo." Mi è mancato il coraggio di lasciare i miei natali per andare al Politecnico di Torino a studiare Ingegneria dell'Autoveicolo. Mi rimane la scelta di osservare, analizzare, godere e non, di tutto quanto offerto, di anno in anno, da questo beneamato sport motoristico. Mi resta un sogno nel cassetto, irrealizzato, da donare, eventualmente, ad un mio futuro figlio. Quello di vederlo diventare, un giorno, Ingegnere in Ferrari.

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