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Formula 1 | Il weekend di Robert Kubica: tante ombre ma qualche spiraglio di luce

La gara australiana di Robert Kubica ha decretato il definitivo ritorno in Formula 1 del polacco. Un incidente in curva 1 ha però compromesso il suo Gran Premio

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Un weekend iniziato male, e finito peggio. Robert Kubica ha pagato in questi 3 giorni ad Albert Park il ritardo nello sviluppo e nella progettazione della sua FW42, concludendo il Gran Premio in ultima posizione, a tre giri di distanza dal vincitore Valtteri Bottas. Per il polacco questo fine settimana si trattava di un secondo esordio nel circus, dopo la sua assenza dalle corse durata 8 anni. L’ultimo Gran Premio disputato è datato 2010: era Adu Dhabi e la Formula 1 era estremamente diversa da quella attuale.

Questo weekend per Kubica è stato molto complicato. Già dal venerdì si annusavano le difficoltà che avrebbe avuto il team di Grove, ed i risultati in pista hanno confermato queste sensazioni: fanalini di coda sia il sabato che la domenica. Il momento della partenza è sempre concitato ed ad alta tensione, e lo è stato ancora di più per Robert Kubica, che all’ansia e la pressione di quel momento ha dovuto aggiungere un problema di visibilità: “Ho avuto un po ‘di panico perché quando mi sono fermato non riuscivo a vedere le luci. L’ala posteriore della McLaren lo nascondeva, è stato un brutto momento“, ha dichiarato Kubica.

Nonostante questo problema il polacco è stato protagonista di un grande rilascio della frizione, ma a penalizzarlo sono state le gomme dure, che a causa del poco grip hanno causato uno slittamento delle ruote: “Ho fatto una partenza abbastanza buona ma sfortunatamente con le gomme dure ho avuto un sacco di slittamento, che mi è costato qualcosa in termini di tempo“, ha detto Robert. I problemi del pilota Williams sono diventati ancora più importanti in curva 1, quando un contatto con la Red Bull di
Gasly è costato la rottura dell’alettone anteriore della FW42, con conseguente sosta ai box obbligata: “Alla curva 1 ero all’interno e all’uscita uno dei Red Bull si è mosso a destra per evitare un altro pilota e ci siamo toccati. Ho danneggiato la mia ala anteriore, così sono dovuto entrare ai box” ha dichiarato il pilota.

I problemi del polacco non sono però finiti qui, infatti nel corso del terzo giro di gara è successo l’inaspettato: uno specchietto della monoposto si è staccato, costringendo Kubica a proseguire il resto della gara senza esso, con conseguenti problemi di visibilità in caso di bandiere blu, le quali sono state sventolate a Robert per tutto il Gran Premio. Il passo di Kubica è stato considerato però buono dai suoi ingegneri, ma la sua gara era ormai compromessa, anche nello scontro diretto con Russell: “Una volta che ero in aria libera, mi è stato detto che il passo non era male, anzi, era buono per la macchina con lo stato che stavo avendo“, ha detto il polacco.

Risultati a parte, la prestazione di Robert Kubica è una risposta alle critiche ed ai dubbi che giravano attorno al suo ritorno in Formula 1 e al suo stato di salute: “Oggi è stato complicato per diversi aspetti, ma non posso escludere che ci sono anche aspetti positivi. Molti avevano dubbi sul mio stato fisico, soprattutto alla prima curva, ma sono felice di come sia andata. Era la mia prima partenza da titolare dopo otto anni e quattro mesi, non ero mai partito dalla griglia dopo Abu Dhabi 2010 e penso sia andata abbastanza bene“, ha concluso Kubica.

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Andrea Barilaro

Mi chiamo Andrea, ho 21 anni, abito a Milano e sono uno studente universitario. Ho una passione enorme per Formula 1 fin da piccolo, e negli anni questa passione è diventata sempre più grande. Il sogno è quello di far diventare questa passione un lavoro in futuro: ho iniziato a scrivere i primi piccoli articoli già a 10 anni, e col passare del tempo ho sempre dedicato molto tempo a questa passione. Il primo ricordo di Formula 1 che ho risale al gran premio di Monza del 2007, quando andai all'autodromo per la prima volta con mio padre a vedere la gara, e da quel momento non ho più abbandonato questo meraviglioso sport.

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