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Formula 1 | Daniel Ricciardo: “Avevo bisogno di nuove sfide!”

Daniel Ricciardo spiega i motivi che l’hanno spinto a lasciare la Red Bull per approdare in Renault. Bisogno di nuove sfide, voglia di cambiamento, l’australiano analizza tutto e spiega come anche la Formula 1 possa diventare routine

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Venerdì 3 agosto, Daniel Ricciardo ha sorpreso tutti nell’annunciare la sua decisione di gareggiare per il team Renault nel 2019. L’idea che il pilota australiano potesse lasciare la Red Bull era stata una possibilità molto concreta per un po’, ma era una cosa che sembrava allontanarsi dopo che la Mercedes aveva confermato la sua line up di piloti per il 2019. Eppure, pochi giorni prima di dare tale annuncio, Daniel Ricciardo non sapeva cosa avrebbe deciso, in quanto questa non solo era la decisione più importante della sua carriera in Formula 1, ma vi erano anche delle proposte allettanti, due delle quali non si aspettava.

La sua decisione ha stupito molte persone, ma più di tutti il Team Principal della Red Bull, Christian Horner, che si aspettava che Daniel Ricciardo firmasse un nuovo accordo quella settimana. Inevitabilmente, sono state poste domande e sono state cercate ragioni all’interno dello stabilimento di Milton Keynes, con l’emergere di Max Verstappen e la sua successiva estensione del contratto, nonostante ne avesse già uno più lungo di quello del pilota australiano, che così ha visto somiglianze con il suo arrivo alla Red Bull nel 2014, quando ha avuto la meglio sul quattro volte Campione del Mondo Sebastian Vettel.

In pratica il pilota più affermato si è trovato dinnanzi a un compagno di squadra più giovane, determinato a dimostrare di poter essere un futuro team leader. A riguardo Daniel Ricciardo ha dichiarato: “La cosa più importante per me di quell’anno è stato essere in grado di dimostrare quello in cui credevo di essere capace, ed è stata davvero la cosa più gratificante per me. Sapevo che Sebastian Vettel era veloce e sapevo che aveva talento, ma io ho sempre pensato di potermi confrontare con lui, quindi non ero sorpreso quando ero in grado di farlo, ma è stato bello per me mettermi in gioco e provare determinate sensazioni”.

“Sebastian Vettel ha gestito molto bene quell’anno. Sono sicuro che forse a porte chiuse mostrava frustrazione, ma a me, sia che io abbia vinto, o in gare come il Bahrain dove l’ho sorpassato, o a Monza dove abbiamo avuto una bella battaglia e poi l’ho sorpassato, ha sempre mostrato rispetto, anche se sono sicuro che non era il modo in cui voleva che andassero le cose, perciò credo che per lui quello sia stato anche un segnale che era il suo momento di andare avanti, e che forse dovevo essere io il prossimo a prendere le redini della squadra” ha così proseguito.

Proprio come sperava di mantenere Sebastian Vettel nel 2015, la Red Bull voleva che Daniel Ricciardo prolungasse il contratto, dato che la squadra credeva anche di aver fatto tutte le concessioni necessarie per mantenere felice il 29enne. Quindi la Red Bull gli ha davvero offerto tutto ciò che ha chiesto? A riguardo il pilota australiano ha così risposto: “Non lo so, immagino che si sia avvicinato a quello che volevo, ma c’erano alcune cose che comunque non mi convincevano. Volevano che facessi un accordo biennale, perciò ero un po’ preoccupato del fatto che non ero sicuro di avere la motivazione necessaria per restare altri due anni”.

“Ho pensato che se la Honda non funziona, l’anno prossimo sarà un anno di frustrazioni, quindi inizialmente l’accordo biennale mi preoccupava, ma al tempo stesso firmare per un solo anno e poi prolungare nel caso in cui Honda funzioni, non mi sembrava l’opzione giusta per me, in quanto tra un anno non volevo trovarmi nella logorante posizione di dover decidere nuovamente cosa fare, quindi ho capito che quello che pensavo di volere, in realtà non mi appagava alla fine”. Perciò era arrivato il momento di pensare alle opzioni che gli rimanevano, quindi McLaren e Renault.

“Ho avuto un paio di incontri con la McLaren e reputo che siano persone davvero fantastiche e come gruppo di lavoro mi piacciono molto. No che non mi piaccia la Red Bull, ma ho avuto un feeling davvero positivo con loro. Nonostante ciò ho scartato tale opzione, perché la strada per raggiungere il vertice è ancora parecchio in salita per loro. Perciò ho avuto degli incontri con la Renault, e alla fine ho capito che questa era la decisione giusta per me! Il team ha fatto buoni progressi ed avere Nico Hulkenberg come compagno di squadra è stimolante, in quanto il suo lavoro con la squadra e l’esperienza nelle corse in generale saranno sicuramente di aiuto per il team” ha così proseguito Daniel Ricciardo, che non solo ha speso anche belle parole per il suo prossimo compagno di squadra, ma ha spiegato come anche la Formula 1 possa diventare routine.

“Lui è davvero motivato ed il mio arrivo in squadra aggiungerà altra motivazione per lui, perciò penso che possa essere davvero di aiuto per accelerare i progressi. Era arrivato anche per me quel punto in cui ho capito di aver bisogno di un cambiamento. Molti si chiedono come sia possibile che la Formula 1 diventi routine e quindi si sente la necessità di volere un cambiamento. Ma reputo che possa accadere tutto ciò anche nel Circus. Sono sempre stato un bambino che a scuola saltellava e non ero mai molto soddisfatto di quello che stavo facendo, perché ho sempre desiderato fare qualcos’altro. Adesso ho lo stesso bisogno, lo stesso desiderio di lanciarmi in una nuova sfida”.

Daniel Ricciardo deve affrontare una sfida importante per tornare a vincere nelle prossime due stagioni, basandosi sul deficit di prestazioni della Renault rispetto ai primi tre team nel 2018. Ma l’australiano ha ammesso di aver scelto il suo nuovo team, basando il 50% della sua attenzione sulle prestazioni e il 50% per una decisione personale sul modo di lavorare, perciò ha concluso dicendo: “Penso che se fosse completamente sul personale, la McLaren sarebbe stata davvero attraente, ma c’era ancora ovviamente una grande fetta di prestazioni da valutare. La presentazione e tutto ciò che la Renault ha proposto, sembra che possa funzionare, anche se sappiamo tutti che hanno ancora del lavoro da fare con il telaio e il motore, ma quello che mi hanno mostrato, quello che hanno fatto negli ultimi due anni, fa ben sperare”.

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Sabrina Aceto

Mi chiamo Sabrina ho 27 anni e sono milanista sfegatata da quando sono nata. Quando meno me l'aspettavo, la Formula 1 mi ha stravolto la vita e grazie a Fernando Alonso e ad Ayrton Senna mi sono innamorata di questo magico sport. Avere due miti come loro è un vero onore ed essere Alonsista è pura magia! Il mio tifare per il pilota, agli occhi di molti mi rende una tifosa atipica, ma come dice il mio cantante preferito Nesli “Cosa diranno non importa, non conta più, perché alla fine ciò che resta sei solo TU!” Ed è vero, ciò che conta veramente sono le emozioni ed i valori che una persona riesce a trasmetterci, ciò che dicono gli altri non ha importanza.

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