Formula 1Interviste

F1World incontra … Kristian Ghedina – dallo sci alle quattro ruote

Il bellunese è stato tra i più amati sciatori italiani prima di cominciare una breve, ma ricca di soddisfazioni, carriera nei motori

Kristian Ghedina ha appassionato milioni di italiani a cavallo tra gli anni ’90 ed il 2000, ottenendo tre medaglie mondiali e trentatré podi in Coppa del Mondo, di cui tredici vittorie. Ricordato per l’impressionante taglio del traguardo in spaccata a Kitsbuhel, ha trovato proprio in quell’evento la prima possibilità di contatto con il mondo dei motori. F1World incontra … Kristian Ghedina.

Dove nasce la sua passione per i motori?

“Io ho sempre avuto una grande passione per i motori, sin da bambino, indistintamente per moto o auto. Quando nel mio paese sfilavano le auto per la Coppa delle Dolomiti ero molto attento a vedere fino a quale velocità potevano raggiungere, sbirciando dal contachilometri.”

“Ho iniziato a correre in macchina dopo la mia famosa gara di Kitsbuhel, a seguito della mia celebre spaccata sul traguardo. In quel periodo il mio main sponsor era Red Bull e proprio grazie alla pubblicità che il mio gesto gli aveva dato, mi hanno offerto la settimana successiva un test a mia scelta tra volo acrobatico e un test sulla Formula 3000. Vista la mia grande passione verso i motori e le formule in particolare ho subito deciso di accettare quest’ultima.”

“Ho chiarito con loro che mi sarebbe piaciuto non fare solamente un giro, ma effettuare un vero test. (Red Bull ndr.) ha subito accettato. Ho fatto un test con una Formula 3000 ad Adria e sono andato subito fortissimo! Si trattava di macchine davvero performanti, delle vecchie Formula 1 da 500 cavalli. In quell’occasione ho girato a 1.9 s dal record della pista. Ingegnere è rimasto molto sorpreso dicendomi di non aver mai visto qualcosa di simile.”

“Io non avevo una formazione in pista alle spalle. Le voci di questo mio test sono cominciate a circolare ed anche grazie ad Alex Zanardi sono riuscito a iniziare la mia carriera nei motori. Ho iniziato a giugno del 2006. In quell’anno ho fatto cinque gare del campionato europeo di Formula 3000, tre gare del campionato super Turismo e infine due gare della Porsche Supercup.”

“Per me è stata un’esperienza straordinaria, correndo nello stesso weekend di gara della Formula 1. Dall’anno successivo sono entrato a far parte del campionato Superstars. Un bel campionato, con sette / otto brand importanti ed ex piloti di Formula 1 quali Morbidelli, Liuzzi, Klien e molti altri ancora. Per me ottenere otto / nove podi è stata una bella soddisfazione.”

Qual è il ricordo che conserva con più gelosia nella sua carriera automobilistica?

“Il ricordo più bello è stata l’esperienza a bordo della Formula 3000. E’ un altro mondo rispetto al resto delle corse; per me ogni gara era un’adrenalina unica. Al tempo stesso vincere al Mugello nella Superstars è stata una bella soddisfazione. Mettere dietro piloti ex Formula 1 è stata davvero gratificante.”

Quali motivi l’hanno spinta ad abbandonare questo sogno?

“Il mondo dei motori è basato molto sul business ed il rischio è che qualche persona possa approfittare di te. Gli sponsor non bastavano più, così ho dovuto mettere mano al portafogli. Purtroppo il mio ultimo team si è rivelato poco corretto, nonostante la vettura fosse ben preparata. L’intenzione (in quella stagione ndr.) era di correre qualche gara in meno ma con un’auto più performante per capire il mio livello.”

“Le ultime esperienze mi hanno fatto un po’ allontanare dal mondo delle corse. (Il motorsport ndr.) è un ‘giochino’ molto oneroso e non volevo disperdere un patrimonio accumulato in un’intera carriera. E’ comparabile al Casinò, se ti lasci attrarre dal gioco continui a mettere denaro fino a rischiare di finire in rovina. L’obiettivo è poi per tutti di arrivare in Formula 1, ma d’altronde se non hai un po’ di spirito di competizione non vai da nessuna parte.”

A livello di sensazioni, cosa le dava lo sci che l’automobilismo non le poteva dare e viceversa?

“Sono due sport molto simili. Le traiettorie sono molto simili, anche se a parità di velocità lo sci è decisamente più pericoloso. Per me correre a 200 km/h in macchina era un po’ come fare zapping davanti al televisore (scherza ndr.). La tensione, quella è molto simile. Se nello sci è più lo sforzo fisico, in macchina è quello mentale a essere predominante.”

Hai molte cose da controllare mentre sei al volante. Nello sci è ancora più importante azzardare senza superare il limite perché il quel caso lo paghi con il tuo corpo. La diversità sta nella concentrazione: nello sci dura due minuti, in auto molto di più. Tra la tensione mentale e il caldo dell’abitacolo a ogni gara terminata potevo strizzare la tuta dal sudore! Sono convinto che uno sciatore possa imparare molto più velocemente le traiettorie. Nello sci il ‘motore’ è dato dalla pendenza.”

“Ho fatto anche un corso con Henry Morrogh che mi fece i complimenti per le mie traiettorie e la mia spavalderia, era sorpreso quanto non avessi minimamente paura. Cosa non riuscivo a percepire erano i cambi di setup. Per ogni sbavatura davo sempre colpa a me stesso, mentre spesso erano dati da problemi di assetto. E’ un qualcosa che va imparata da piccoli.”

Segue la Formula 1 odierna? In tal caso cosa ne pensa?

“La guardo ma mi stufo perché è troppo monotona. Capita spesso che dopo pochi giri mi addormenti per poi risvegliarmi quando succedere qualcosa. E’ diventata un po’ troppo monotona e per me bisognerebbe fare un passo indietro. L’elettronica è ad oggi fondamentale per il business commerciale ma così si va a perdere lo spettacolo. La gente da casa vorrebbe vedere piloti come Senna e Villeneuve. Ora i piloti possono fare poco la differenza, dovrebbero tornare a contare di più. Penso che qualsiasi pilota o quasi, messo su una Mercedes, arriverebbe in prima o seconda posizione.”

Ha ancora progetti futuri nel motorsport?

“Ho un amico che mi tiene ancora aperta la possibilità di correre. Dipende dalla possibilità di trovare dei finanziatori. Sicuro è che voglio correre senza più dovermi occupare della ricerca di sponsor. Ho sempre corso in base a quanti partner commerciali riuscito a procurarmi. Tornassi alla guida dovrei ‘togliermi la ruggine’, però tornerei molto volentieri .”

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Samuele Fassino

Mi chiamo Samuele, ho 19 anni. Sono un grande appassionato di motori, specie di Formula 1 nella quale spero di lavorare un giorno. Oltre ai motori le mie passioni si estendono al calcio ed alla filosofia anche se, più in generale, mi piace tenermi informato su qualsiasi tema. Sono molto determinato e cerco sempre ottenere il massimo da ogni situazione.

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