Analisi della redazioneW Series

Donne in Formula 1, quando arriva il momento?

F1 Academy, W Series, Girls on Track sono o sono stati tutti tentativi volti a sviluppare un programma che porti finalmente anche le ragazze ad avere la loro occasione di raggiungere la classe regina. Un tema sempre più sotto i riflettori

Dell’assenza delle donne in Formula 1 negli ultimi tempi se ne è parlato molto. E dai vertici tentativi di migliorare l’inclusività in un ambito prettamente maschile ve ne sono stati, ma quanto utili per avere almeno una ragazza nella categoria più ambita?

Uno dei temi di cui più si discute negli ultimi anni è il ruolo delle donne pilota in Formula 1. La verità è che ragazze che hanno corso nella classe regina si possono contare sulla dita di una mano, l’ultima addirittura più di trenta anni fa. Mentre a guadagnare un mezzo punto ci è riuscita solo Lella Lombardi nel 1975. Eppure la disciplina del motorsport è una delle poche che permette(rebbe) a maschi e femmine di poter competere insieme.

Le differenze fisiche non proibiscono che ciò avvenga. Sì che la fisicità rimane un fattore non di poco conto (uomini e donne hanno uno sviluppo muscolare diverso) ma non ci sono caratteristiche che impediscono di correre allo stesso livello se ben preparate. Parola di Rafa Olcina, preparatore atletico e responsabile del Centro Especializado de la Tecnificación Deportiva del Motor del Circuit Ricardo Tromo.

Inutile girarci intorno, il mondo delle corse che sia Formula 1, GT, WEC o checchessìa è prettamente maschilista. Si parla ovviamente dell’ambito dei piloti perché ormai l’argomento donne che ricoprono ruoli nell’ingegneria è stato sdoganato. È bene sottolineare che tentativi di rendere più paritaria la situazione da parte di Liberty Media, FIA e squadre sono stati fatti. L’ultimo quello della F1 Academy che esordità nel 2023. Discutere se siano stati utili o efficaci è un’altra questione.

La W Series è per esempio uno sforzo lodevole, ma non sufficiente. E non lo sarà fino a che non gli verrà data la medesima rilevanza che viene riconosciuta alle categorie propedeutiche come quelle della Formula 2 e della Formula 3. O finché, soluzione a mio dire migliore, non verrà concesso alle ragazze di confrontarsi regolarmente con i migliori piloti, maschi o femmine che siano.

IL PILOTA, UN PRODOTTO DA SAPER SFRUTTARE

Il punto in tal caso è economico. I giovanotti che arrivano hanno sponsor importanti che gli permettono di avere l’occasione di poter fare il salto. È innegabile che se mai una donna riuscisse in ciò ci sarebbe una pubblicità enorme, più redditizia rispetto allo stesso risultato ottenuto da un ragazzo. E di questo qualcuno se ne è già accorto.

“Al giorno d’oggi un pilota non è altro che un prodotto che può interessare ad un’impresa: una giovane donna, con una buona immagine, che ricopre posizioni di vertice… È un qualcosa che ad un marchio potrebbe interessare molto ed in cui, se investe, potrebbe ottenere una buona ricompensa. Anche adesso è più interessante scommettere su una donna piuttosto che su un uomo, perché le donne stanno attirando di più”, ha affermato la pilota Nerea Martí, nativa della Comunità Valenciana arrivata settimana in conclusione nell’ultima stagione della W Series a SoyMotor.

“Credo che se fossi stata un uomo non avrei avuto le stesse opportunità che ho avuto. Fin dagli inizi la Praga Racing mi ha dato fiducia perché mi vide con un prodotto. Alla fine è ciò che siamo, e la Praga vide questo in me. Se fossi stato un uomo chissà se avessero scommesso su di me”.

Silvia Quaresima

Il mio amore per la Formula 1 é sempre stato lì con me, fin da quando ho ricordo delle vittorie di Michael in rosso. Ma con il tempo è cresciuto così tanto che ora c’è voglia di esserne parte e di raccontarla.

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