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Sono ancora vivide nella memoria degli amanti del Motorsport, e non solo, le immagini dell’incidente subito da Alonso nel Gran Premio d’Australia del 2016, precisamente il 20 marzo. Decisivo è stato l’impatto che questa collisione ha avuto sul mondo della Formula 1, mostrandone definitivamente la pericolosità. Per far fronte all’accaduto, numerosi sono stati i progressi in termini di sicurezza: tra questi, l’incidente di Alonso del 2016 ha convinto la FIA a introdurre l’halo nella classe regina del Motorsport.
Al 17° giro di gara, in lotta per la 19ª posizione al volante di una McLaren-Honda non particolarmente performante, il due volte campione del mondo tentò di superare Esteban Gutierrez all’esterno della curva 3. Colpì però la ruota posteriore della Haas e fu immediatamente sbalzato contro il muro esterno.
Alonso non ebbe la possibilità di controllare lo sterzo, per cui la vettura scivolò su una chiazza d’erba e ghiaia. La monoposto iniziò quindi a ribaltarsi, prima di fermarsi capovolta vicino a una barriera di pneumatici. Il pilota uscì rapidamente illeso dal relitto. Nonostante ciò, riportò uno pneumotorace e la frattura di alcune costole, che lo costrinsero a saltare il Gran Premio successivo.
A fronte di questo incidente, la Formula 1 si impegnò nella ricerca di una soluzione per proteggere meglio la testa dei piloti: l’Halo. Il dispositivo era già in fase di test da diversi mesi e venne infatti introdotto per la prima volta dalla Ferrari durante i test invernali dello stesso anno. In quel momento l’Halo era valutato insieme a un altro dispositivo, l’Aeroscreen.
Di fronte al minuscolo spazio attraverso il quale Alonso riuscì a liberarsi dalla sua McLaren, infatti, anche agli oppositori dell’Halo criticarono la FIA. Quest’ultima decise quindi di avviare un’indagine sull’incidente del pilota spagnolo. Per la prima volta, si usarono le riprese effettuate dalle nuove telecamere ad altissima velocità, installate sulle monoposto di Formula 1 dal 2015. Le stesse hanno contribuito in modo significativo a comprendere le implicazioni che si sarebbero verificate se l’Halo fosse stato presente in una situazione simile.
La registrazione video, combinata con i dati forniti dagli accelerometri, ha rivelato l’entità dell’impatto. Dall’analisi sono emerse cifre sconvolgenti: al momento della collisione con Gutierrez, Alonso viaggiava a 313 km/h. Quando ha colpito il muro, l’impatto laterale con decelerazione è stato misurato a 45G. Poi, durante il ribaltamento, è stato registrato un impatto simile di 46G.
Per 0,9 secondi la vettura è rimasta completamente in aria e, all’atterraggio, il posteriore ha subito un’accelerazione longitudinale di 20G. La telecamera ad alta velocità ha invece rivelato che la testa del pilota ha colpito due volte il lato sinistro del poggiatesta.
“Vogliamo capire l’esatta dinamica di testa, collo e spalle in un impatto con elevate forze G. Vogliamo anche sapere come questi interagiscono con altri elementi dell’abitacolo come la protezione per la testa, il sistema HANS, le cinture di sicurezza e tutto ciò che può trovarsi nello spazio intorno al pilota“, ha spiegato Laurent Mekies, all’epoca direttore generale dell’istituto di ricerca della FIA, ora team principal della Red Bull.
“La telecamera ci permette di comprendere meglio le forze esatte a cui è sottoposta la testa durante un determinato movimento, l’allungamento del collo, come interagisce con il poggiatesta, come funziona quest’ultimo e cosa dobbiamo fare per la prossima generazione di abitacoli”.
La FIA ha poi integrato i risultati della sua indagine nella sua più ampia ricerca sulla protezione della testa dei piloti. Si è persino simulato l’incidente di Alonso con l’Halo. I risultati, pubblicati all’inizio del 2017, sono stati molto incoraggianti e hanno convinto diversi piloti. “Abbiamo ribaltato uno dei nostri telai con l’Halo“, ha spiegato Mekies all’epoca. “Abbiamo fatto entrare Andy Mellor, consulente tecnico della FIA, per valutare lo scenario peggiore e gli abbiamo chiesto di uscire, esattamente nella posizione di Fernando. Incredibilmente, ci è riuscito“, ha sorriso Mekies.
“L’Halo fornisce spazio al pilota“. L’Halo ha poi fatto la sua comparsa in Formula 1 nell’inverno del 2018. Da allora, la presenza di questo dispositivo di sicurezza non è mai più stata messa in discussione e ha salvato la vita di molti piloti, tra cui Romain Grosjean.
Sara Venturelli