Che emozione correre in Olanda, un appuntamento che mancava da troppo tempo. Ma forse era meglio non colmare questa mancanza? Una gara che ha fatto più effetto dell’ammazzacaffè post-pranzo domenicale con lasagne e dolce della nonna. Chi è riuscito a tenere gli occhi aperti fino a fine gara ha potuto però beneficiare della grande parata in onore di Verstappen da parte dell’Orange Army. Chi però non è sfuggito a Morfeo è stato svegliato dall‘intonazione del nuovo tormentone estivo (e non parliamo di Enrique Iglesias), “MAX, MAX SUPER MAX”. Ma chi sono i veri eroi di questa domenica a Zandvoort?
Parte la gara con Verstappen che già in pole position scappa via dal gruppetto lasciando i due rivali Hamilton e Bottas a contendersi il trofeo-passaporta per la seconda posizione. “Caso” ha voluto che il Cedric Diggory, sacrificato per la gloria, sia stato ovviamente Bottas. A fine gara si azzarda a rubare il giro veloce al collega e per questo Lord voldHamilton decide per una sosta e si riprende tutto ciò che è suo. Parlare della grande performance di Max sarebbe riduttivo e ai più deboli di cuore la parata arancione ha ricordato senza subbio Monza 2019.
Nonna Giovinazzi non è riuscita neanche questa settimana a togliere il malocchio a suo nipote. Antonio infatti non è riuscito nell’impresa iniziata il sabato, dove si è posizionato settimo. Già dal primo giro l’italiana Alfa Romeo è stata vittima dell’attacco killer di un certo Alonso, che sgomitando e sportellando ha guadagnato diverse posizioni già dopo i primi kilometri.
Doveroso ringraziare Alonso e Perez, gli unici che ci hanno fatto vedere bagarre durante questo eccitantissimo weekend olandese. Perez riesce sempre nelle rimonte dalla pit lane, un po’ come quando al liceo si riusciva a recuperare tutte le insufficienze a metà maggio, lui riesce meglio a partire dal fondo che quando fa una buona qualifica. Alonso invecchia, ma solo anagraficamente. Nonostante l’età l’esperienza si fa sempre notare e ogni volta ci fa assistere a duelli epici, molte volte comunque a danno del povero Russell.
Meno male che ci hanno pensato loro a far cambiare la regia e a non inquadrare sempre Max da solo che nel frattempo faceva incetta di waffle olandesi, d’altronde, come biasimarlo. Nota di merito a fine pezzo può andare solo all’inimitabile Kimi Raikkonen che, dopo vent’anni dietro al volante, decide di appendere i guanti al chiodo e di farsi i suoi drink solo fuori dalla monoposto.