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Il 2026 porta con sé una nuova era tecnica per la Formula 1 ma non senza polemiche. I nuovi motori di Mercedes e Red Bull fanno discutere, ma Andretti si schiera a favore dell’innovazione. Le nuove power unit sviluppate dalle due scuderie, aprono infatti a scenari tutt’altro che semplici. A quanto pare, con questo nuovo accorgimento, entrambi i team potrebbero aumentare le loro prestazioni e ridurre il consumo di carburante.
Ma come può avvenire tutto questo? Sappiamo che le regole della FIA prevedono un rapporto di 16:1 per il motore, sia da fermo che in funzione. Mercedes e Red Bull rispetterebbero, almeno sulla carta, queste condizioni ma alcune indiscrezioni riferiscono che, in realtà, la proporzione potrebbe dilatarsi a caldo, portando i due propulsori a superare tale rapporto. Ciò comporterebbe, per ambedue le scuderie, un notevole vantaggio che potrebbe tradursi in un guadagno di 3-4 decimi a giro. Uno scenario che preoccupa tutte le squadre, le quali si sono prontamente rivolte alla FIA. La federazione, dal canto suo, affronterà la questione durante la riunione di routine prevista per il prossimo 22 gennaio affinché tutti corrano alle stesse condizioni.
Ma non ogni team ha espresso disappunto riguardo ai motori di Mercedes e Red Bull. Mario Andretti, patron del progetto Cadillac Formula 1, ha applaudito l’iniziativa, dichiarando di non essere preoccupato. L’ex pilota, infatti, in alcune dichiarazioni recenti, ha affermato che in realtà i team stanno sfruttando quella zona grigia lasciata dal regolamento che permetterebbe di spingersi oltre ma non così tanto da violarlo. Un trucco ingegnoso, se così si può definire, che segnerebbe una svolta tecnica nella storia della Formula 1 moderna. E poiché l’innovazione è insita nel DNA della Formula 1, Andretti si mostra tranquillo e completamente fiducioso nel lavoro della propria power unit etichettata Ferrari. Quindi, non resta altro che aspettare il verdetto della Federazione che potrà ordinare dei cambiamenti oppure accettare senza riserve mettendo a tacere, almeno per il momento, la polemica.
di Greta Verderosa