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Amarcord

Addio ad Alex Zanardi, simbolo di resilienza e amore per la vita

Scomparso a 59 anni Alex Zanardi: ex pilota, campione paralimpico e simbolo di resilienza

Il mondo dice addio ad Alex Zanardi, vero e proprio simbolo universale di forza e resilienza. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo non solo nel mondo sportivo, ma in quello di chiunque lo conoscesse. Se ne va, infatti, un uomo capace di trasformare il dolore in rinascita, la sofferenza in esempio. In una carriera comprensiva di Formula 1, successi in America, vittorie paralimpiche e incidenti che avrebbero spezzato chiunque, Zanardi ha avuto un talento raro. Trasformare ogni caduta in un nuovo inizio.

Proprio per questo, prima ancora dei suoi successi in pista, Zanardi resterà nella memoria collettiva come esempio di amore per la vita. Come esempio di chi ha saputo rialzarsi ogni volta e affrontare le prove più dure con ironia pungente. E, da non dimenticare, con una lucidità e forza fuori dal comune.

L’ultimo incidente e la lunga battaglia

Ex pilota di Formula 1 e due volte Campione CART, Zanardi ha riscritto più volte il proprio destino. Dopo il terribile incidente del 2001 al Lausitzring, che gli costò entrambe le gambe, non si arrese. Da lì, la rinascita: la handbike, le Paralimpiadi, le medaglie d’oro e una nuova carriera che lo ha reso un punto di riferimento ben oltre il mondo sportivo.

Con quel ragazzo di Bologna, il destino, però, sembrava non avere ancora finito. Il 19 giugno 2020, durante una staffetta benefica in handbike organizzata a sostegno della lotta contro il Coronavirus, rimase coinvolto in un nuovo, drammatico incidente. Lungo la SS146, nei pressi di Pienza, perse il controllo del mezzo e si scontrò con un camion che proveniva dalla direzione opposta. Trasportato d’urgenza al Policlinico Le Scotte di Siena, fu sottoposto a un complesso intervento neurochirurgico e maxillo-facciale. Le sue condizioni apparvero da subito critiche, con ricovero in terapia intensiva e prognosi riservata.

Gli ultimi anni

Nei giorni successivi venne operato altre tre volte e, il 21 luglio, fu trasferito in un centro specializzato di Lecco per iniziare il percorso riabilitativo. Il 24 luglio, però, a causa di alcune complicazioni dovette nuovamente essere riportato in terapia intensiva. Questa volta, all’ospedale San Raffaele di Milano.

Visti i lenti miglioramenti, a novembre dello stesso anno, i medici decisero per un primo trasferimento all’Azienda Ospedaliera di Padova. Luogo in cui, nel gennaio 2021, riacquisì la coscienza. A dicembre dello stesso anno fa ritorno a casa, accompagnato dalla moglie Daniela e dal figlio Niccolò. Da quel momento in poi, visse lontano dall’attenzione pubblica, assistito dai suoi cari. Circondato, però, da un silenzio mediatico che ha sempre riflesso la gravità del quadro clinico.

Published by
Martina Romeo