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Villeneuve: buon compleanno all’eterno aviatore (ultima parte)

Continuiamo a ripercorrere il tragico giorno che ci ha portato via il canadese, ma stavolta con una veste diversa, come se fosse lui a parlarne, tramite un racconto diviso in due parti e un particolare aneddoto

In quel che sarebbe stato il 70esimo compleanno di Gilles, ripercorriamo il tragico giorno che ce l’ha portato via, ma stavolta con una veste diversa, proprio come se fosse il nostro aviatore a parlarne

Indimenticabile, leggenda, mito indiscusso che ha fatto innamorare non solo un’intera generazione, ma anche chi l’ha conosciuto soltanto dopo la sua morte. Le incredibili gesta di Villeneuve sono ben impresse nella mente di ogni appassionato che non può far a meno di omaggiarlo. Ripercorrere il drammatico giorno che ce l’ha portato via leva quasi il respiro, ma ho voluto provare a farlo con una veste diversa, proprio come se fosse Villeneuve a raccontarcelo, descrivendo stati d’animo ed emozioni contrastanti, tramite questo articolo, che è la continuazione e ultima parte di un racconto diviso in due parti

SONO LE 13.52 E VILLENEUVE E’ IMMOBILE.  NON CI SARANNO PIU’ SUE GARE, PERCHE’ GILLES E’ VOLATO VIA NEL SILENZIO ASSORDANTE  DEL PUBBLICO 

C’è sempre un grande movimento intorno a me. Tutti vogliono sapere del piccolo aviatore canadese. Ma io sono qui, immobile, questa volta non avrò una seconda chance. I medici alle 17.40 dichiarano che sono privo di sensi e mi diagnosticano la frattura delle vertebre cervicali e della spina dorsale. Non è possibile! Mi sono spezzato davvero! Chiamano Joanna, è Jody a farlo. Nonostante la sua convalescenza si preoccupa per me. Manda sua moglie Pam a prendere Joanna per accompagnarla da me in Belgio.

Vorrei potergli dire tante cose, vorrei potergli dire “aspettami, non ci metterò molto” e osservare il suo dolce viso mentre i suoi occhi si illuminano. Ma tutto ciò non mi è possibile. I medici vogliono che Joanna prenda la decisione di staccare la spina delle macchine che mi tengono in vita. Io, il pilota più spericolato, l’aviatore Ferrari tenuto in vita dalle macchine. Non è possibile, è inaccettabile. Lei urla, è arrabbiata, sconvolta, non crede alle sue orecchie.

 E’ l’8 MAGGIO DEL 1982 SONO LE 21.12 LA FEBBRE VILLENEUVE SI AFFIEVOLISCE TRA IL PUBBLICO, INIZIANO A CIRCOLARE LE VOCI. GILLES E’ SCOMPARSO

Chiudo gli occhi per sempre, li ho chiusi come quella volta a Imola, quando ho visto la mia Ferrari andare contro il muro. Di me rimarrà solo un ricordo dei tanti appassionati che mi hanno amato per quel che sono stato. Un genuino, un aviatore, un pilota Ferrari, un amico. Vorrei potervi dire grazie, vorrei potervi salutare con una delle mie derapate fuori dalla curva, vorrei potervi regalare tante altre gioie, farvi divertire come quella volta a Fiorano nella corsia dei box, quando feci un testacoda davanti a quel commissario antipatico, vorrei che un giorno mi ricorderete per ciò che sono stato per voi tutti.   

Le macchine smettono di funzionare. Sono le 21.12. Chiudo gli occhi per sempre. Avrei tanto voluto tornare da lei e tornare a casa dai miei figli, anche questa volta. Ma la mia vita si ferma qui, a Zolder sono volato via. Per sempre. Vi osservo da quassù, siete tanti. Tutti che mi chiamate, tutti che avreste voluto che io mi rialzassi sulle mie gambe, e invece no.  Avrei tanto voluto salutarvi, sarei voluto tornare a Maranello per dire addio a Enzo Ferrari, l’uomo che più di tutti ha creduto in me.

DOMENICA 9 MAGGIO 1982: LA GARA SI SVOLGE COME DI CONSUETO, I PILOTI PER RISPETTO ALZERANNO IL PIEDE A OGNI PASSAGGIO IN QUELLA CURVA

La gara verrà vinta da Watson davanti a Keke Rosberg. Il giorno dopo Rosberg passava di lì tutto solo “è il posto più vuoto al mondo” – racconterà in seguito – “Dopo tutta quella attività, non c’era più neanche un’anima. Tutto era come morto. Non c’era più niente eccetto l’immondizia. E lì fuori era ancora parcheggiato l’elicottero di Gilles. Questo mi colpì duramente.

Il 12 MAGGIO SI SVOLGONO I FUNERALI IN CANADA DOVE GILLES E’ NATO. A SALUTARLO CI SARANNO TUTTI, COMPRESO ENZO FERRARI

Nella chiesa di Santa Ginevra a Berthierville si svolgono i funerali. Joanna si presenta con i figli Melanie e Jacque. Il ricordo di Jody Sceckter in chiesa  fu l’elogio che a molta gente rimase impresso:  “Gilles mi mancherà per due motivi. Primo: è stato il più veloce pilota nella storia delle corse. Secondo: è stata la persona più sincera e genuina che abbia mai conosciuto. Ma non se n’è andato del tutto. Il ricordo di quello che ha fatto, di quello che ha ottenuto, rimarrà per sempre con noi.”

VILLENEUVE ERA UNICO, ANCHE PER IL DRAKE

Termino questo omaggio, con un estratto di un ricordo di uno dei meccanici presenti quel maledetto giorno a Zolder: “Il vecchio! Eh, Ferrari era Ferrari. Non poteva tollerare che un pilota diventasse più importante della sua macchina. Nemmeno se era Gilles. Ferrari non fu estraneo, anche se non era lì, ai comportamenti di Piccinini. Per lui, esisteva solo “la Ferrari”. Primo Pironi, secondo Villenueve, perfetto… Questo spiega anche il dopo. Gilles era avvelenato. Mi ricordo il suo incontro con il Vecchio, dopo Imola. Ferrari lo ascoltò e alla fine disse: “ti sei comportato benissimo, va tutto perfettamente, grazie e arrivederci”.

“Lo stesso giorno incontrò anche Pironi. Stessa scena, stessa frase.Questo era il Vecchio. E io l’ho sempre adorato per questo, mi sarei buttato nel fuoco e mi ci butterei ancora, se fosse qui. Lui era così. La Ferrari davanti a tutto. A tutto! Andammo a Zolder e Gilles era ossessionato da Pironi. Il resto lo sai. Io rientrai da Zolder, dopo la tragedia. Era notte. Sistemai degli attrezzi ed ero pronto, distrutto, per tornare a casa dalla mia famiglia. Mi fermarono in portineria: “Aspetta, il Drake è ancora in ufficio, ha bisogno…”

“Entrai nella stanza. Ferrari era seduto dietro la scrivania. Mi disse, in dialetto modenese: “Adesso raccontami quello che è successo sabato a Zolder senza omettere nemmeno un particolare.” E fu allora, che lo vidi. Per la prima volta, davanti a me che raccontavo, Ferrari piangeva. In silenzio, piangeva… Eravamo noi due. Non stava fingendo. Piangeva. Mi disse: “Non dirlo mai in giro”. Non l’ho mai detto, faccio un eccezione per te, amico mio. Semplicemente, Villenueve era unico. Anche per lui”.

Andrea Ranucci

 

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