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Dichiarazioni

Newey e Aston Martin: sull’AMR26 spuntano le iconiche “corna”

A Barcellona, l’AMR26 di Newey e Aston Martin fa rivivere le intramontabili “corna”

Sul tracciato del Circuit de Barcelona-Catalunya, la nuova monoposto di Aston Martin è comparsa per la prima volta il penultimo giorno disponibile per effettuare i test. Si può dire che sia stata una delle vetture più attese in pista. Infatti, l’AMR26 è la prima monoposto della casa inglese progettata dal noto ingegnere Adrian Newey. Ciò che ha subito colpito l’occhio degli appassionati è stato vedere comparire una versione delle iconiche “corna” in stile McLaren MP4-20, progettate proprio da Newey, sul telaio dell’Aston Martin.

Lance Stroll è stato il primo a guidare la nuova AMR26, effettuando cinque giri il giovedì pomeriggio. Il venerdì, invece, è stato Fernando Alonso a guidarla. Lo spagnolo ha percorso 49 giri, riuscendo ad arrivare ai piedi della top 10 giornaliera con il decimo giro più veloce. Il tempo del due volte campione del mondo è stato di 4,447 secondi più lento del miglior giro di giornata, compiuto da Lewis Hamilton su Ferrari.

Questo denota quanto in realtà il miglior giro effettuato dalla leggenda di Oviedo non sia stato significativo o rappresentativo del vero potenziale di Aston Martin. Quello che è certo, però, è che l’AMR26 ha spiccato per le sue caratteristiche di design sorprendenti, in comparazione con le altre monoposto in pista. Tra le novità più affascinanti, risalta sicuramente il piccolo set di “corna” posizionato su entrambi i lati del roll-bar della vettura.

Newey e le “corna” McLaren

Adrian Newey è famoso per progettare monoposto brillanti e sorprendenti, riuscendo a lasciare un’impronta di sé ovunque passi. L’ingegnere inglese, durante il suo periodo in McLaren, è stato il pioniere delle cosiddette “corna”. Questo dettaglio è tra le caratteristiche peculiari della MP4-20, ovvero la McLaren del 2005.

L’MP4-20 era guidata da Kimi Raikkonen e Juan Pablo Montoya e fu l’ultima vettura della casa di Woking ad avere un motore V10. Nonostante non sia riuscita a vincere il campionato del mondo, resta comunque una delle monoposto dell’era moderna più amate dagli appassionati, proprio grazie al suo design particolare. Nel 2005, l’MP4-20 riuscì a vincere 10 delle 19 gare stagionali, confermando Raikkonen contendente al titolo, con sette vittorie.

Tuttavia, i continui problemi di affidabilità dell’MP4-20, motorizzata Mercedes, fecero sì che Raikkonen perdesse il titolo mondiale a favore proprio di Fernando Alonso, allora pilota Renault (ora Alpine). La McLaren mantenne le “corna” anche sulla monoposto del 2006 e fecero qualche sporadica apparizione durante alcuni Gran Premi selezionati del 2007.

Newey e i dettagli della sua filosofia nell’AMR26

Nel 2005, durante un’intervista con l’emittente britannica ITV, Newey spiegò lo scopo delle “corna”: dirigere il flusso d’aria verso l’alettone posteriore per aumentare la deportanza“Le normative relative all’ala posteriore limitano notevolmente l’apertura di essa e nel corso degli anni abbiamo cercato di sviluppare soluzioni per superare questo limite”.

Ha poi continuato: “Abbiamo avuto sempre più elementi elaborati. Tutto ciò modifica le prestazioni dell’ala, ma un altro modo per farlo è influenzare il flusso che ci arriva. In conclusione, disse: “È questo che fanno le corna: aumentano la deportanza dell’ala modificando il flusso in avvicinamento”.

Nell’analisi approfondita dell’Aston Martin AMR26, il redattore tecnico di PlanetF1.com, Matt Somerfield, ha notato proprio l’uso di queste “corna”. Somerfield ha anche osservato come alcune caratteristiche di design della nuova monoposto potrebbero essere state ispirate dalle esperienze passate della carriera di Newey. Un esempio può essere il muso largo dell’AMR26, che richiama molto la Red Bull del dominio di Sebastian Vettel, tra il 2010 e il 2013.

Somerfield ha poi notato l’esclusivo design di sidepod di Aston Martin, simile al concept zero-pod di Mercedes di inizio 2022, che crea un “fattore shock”. Inoltre, ha segnalato che lo “spazio profondo” tra il taglio delle fiancate e il fondo ricorda il cosiddetto “concetto di doppio fondo”, citando la Ferrari F92A del 1992 e la Toro Rosso STR6 del 2011.

Nella conclusione della sua analisi, Somerfield parla di come nonostante Adrian Newey abbia lasciato diversi team, la sua mano è sempre visibile in alcuni dettagli. Anche monoposto non interamente progettate da lui possono avere caratteristiche che ne richiamano la filosofia, sottolineando quanto il lavoro dell’ingegnere inglese sia considerato da tutti un vero capolavoro.

 

di Gaya Spalazzi

 

 

 

 

 

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Redazione