Analisi della redazioneFormula 1

Il soccorso tra piloti: da avversari ad angeli custodi

L’intervento di Russell su Zhou porta alla memoria i casi più famosi in cui i piloti hanno cercato di aiutarsi tra loro

Non sarà sfuggito ai più che dopo la carambola di domenica scorsa Russell è uscito dalla vettura e per prima cosa è andato a sincerarsi delle condizioni di Zhou. Il soccorso tra piloti non è un episodio isolato nella storia della Formula 1. Anche se per Russell la buona volontà si è dimostrata un’arma a doppio taglio.
Lasciare la vettura senza provare a riportarla ai box gli è infatti costato il diritto a schierarsi in griglia alla ripartenza. Così facendo il pilota inglese si è però assicurato un posto, se così si può dire, nella lista di quei piloti che nell’agonismo della competizione trovano spazio per pensare al prossimo. Ed occuparsi dell’incolumità di un collega a rischio della vita. Vediamo qualche caso famoso.

Belgio 1966: Hill e Bondurant salvano Stewart

Nel 1966 a Spa si parte con l’asciutto. Ma dopo tre chilometri la pista è già inondata dalla classica pioggia delle Ardenne. Alla velocissima curva Masta escono di pista una mezza dozzina di vetture compresa quella di Jackie Stewart, che rimane imprigionato nell’abitacolo con una spalla rotta, una costola incrinata e diverse escoriazioni. La BRM dello scozzese si ritrova nel cortile di una fattoria, col serbatoio aperto e la pompa della benzina che continua a funzionare spargendo combustibile nell’abitacolo e nello spazio circostante.

Soccorso fra piloti
© Ferrari.com – Peter Windsor

Fortunatamente anche Graham Hill esce di pista in quel tratto. E accortosi della situazione di Stewart invece che proseguire sceglie di scendere dalla sua BRM e va a soccorrere il compagno di squadra. Grazie al kit di attrezzi di uno spettatore lui e Bondurant (appena sopraggiunto) riescono dopo venti minuti a liberare Stewart e a chiamare un ambulanza. Tutti e tre i piloti sono zuppi di benzina. Una scintilla e non l’avrebbero raccontata. Nasce proprio in questo giorno l’estrema sensibilità di Stewart verso la sicurezza delle corse. Una sensibiità che si è tradotta negli anni successivi in interventi regolamentari che hanno salvato la vita a diversi piloti.

Olanda 1972: in mondovisione la tragedia di Williamson e i vani tentativi di Purley

E’ l’episodio più tragicamente famoso del soccorso tra piloti, purtroppo inutile. La storia è nota. Al settimo giro l’inglese Williamson si cappotta con una March. La vettura prende fuoco. Nessuno si ferma. Solo Purley capisce che il pilota è ancora dentro la vettura e scende per aiutarlo. Il resto è nei drammatici minuti seguenti: circondato da soccorritori impreparati e mal equipaggiati Purley è l’unico a tentare di ribaltare la vettura e di spengere l’incendio con un estintore inadeguato.

Williamson morirà in diretta televisiva, Purley verrà considerato a ragione un eroe. E l’organizzazione dei gran premi finirà ancora una volta sotto accusa per la trascuratezza con cui viene affrontato il tema della sicurezza.

Niki Lauda salvato da Merzario, Ertl, Edwards e Lunger

Anche dell’incidente di Lauda al Nurburgring, nel ’76, si ricordano tutti. Fosse solo per le ferite che il campione austriaco ha portato sul volto per il resto della sua vita. Altrettanto celebre fu la circostanza che ad estrarre il pilota dal rogo non furono i commissari di pista, ma quattro piloti che seguivano Lauda durante il secondo giro del Gran Premio di Germania. In particolare fu Arturo Merzario a sfidare il fuoco e salvare il ferrarista.

I due ci avrebbero poi scherzato tante volte, su quell’incidente. Fatto sta che la fama del pilota coinvolto indusse la federazione ad abbandonare la pista tedesca (troppo lunga e impossibile da presidiare) e ad adottare misure di sicurezza molto migliori. L’incidente di Lauda fu davvero uno spartiacque nella storia dei Gran Premi. Da allora si organizzarono le gare in maniera che non fossero i piloti a doversi salvare da soli, ma che i gran premi fossero seguiti da team specializzati in interventi così difficili.

Monza 1978: il soccorso tra piloti non salva Peterson

Purtroppo dopo soli due anni si assiste ad un episodio nuovamente drammatico. A Monza si urtano Peterson e Hunt, e la vettura dello svedese prende fuoco. Il primo ad accorrere è proprio l’ex campione del mondo che a calci (!) apre un varco nel telaio danneggiato della Lotus e porta Ronnie a distanza di sicurezza dal rottame in fiamme. I soccorsi sono tempestivi, sia da parte degli altri piloti coinvolti nell’incidente che dell’organizzazione medica.

Purtroppo il campione scandinavo morirà pochi giorni dopo per complicazioni abbastanza oscure occorse all’ospedale di Milano. Dove erano riusciti piloti e soccorritori fallisce clamorosamente la sanità, insomma.

Senna e Comas a Spa nel 1992: una perla nella carriera del campione brasiliano

Infine raccontiamo un episodio non molto famoso, ma sicuramente significativo, accaduto durante le prove libere del venerdi del Gran Premio del Belgio del 1992. Alla velocissima curva di Blanchimont il francese Comas perde il controllo della sua Ligier e si schianta sulle barriere. La macchina si ferma in pista, col motore ancora acceso e il pilota privo di sensi.
Senna sopraggiunge e si accorge subito del rischio in corso, data l’innaturale posizione della testa del pilota. Allora ferma la McLaren in mezzo alla pista, corre verso la Ligier nonostante sopraggiungano altre vetture e riesce a spengere il motore, evitando il possibile innesco di una vera e propria esplosione.

L’episodio non avrà molta eco tra i media, ma Comas non risparmierà certo parole di grande riconoscenza verso il campione brasiliano, che lo ha salvato da una situazione potenzialmente mortale.
Alla fine si può quindi dire che Russell, pur avendo interrotto proprio sul suolo patrio la sua striscia di arrivi a punti consecutivi, può considerarsi degno componente di una graduatoria di ben altro valore.

David Bianucci

Mi chiamo David Bianucci, nato a Prato ma trasferito per amore e lavoro sui colli Euganei in provincia di Padova. Sono uno sportivo a livelli di fanatismo, ho praticato la pallanuoto per vent'anni e ora faccio i campionati di nuoto Master. Ma le sensazioni più forti me le ha sempre regalate la Formula 1, sin da quando a nove anni ho visto il Gran Premio di San Marino del 1981. Sono seguite sveglie notturne per vedere i gran premi asiatici, autentiche fortune spese in riviste specializzate, giornate tra le frasche del Mugello per guardare girare di nascosto Michael Schumacher. Essere diventato nel frattempo Ingegnere Meccanico non ha migliorato la cosa... Scrivo perchè non posso fare niente per evitarlo.

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