© Scuderia Ferrari Media Center
La Scuderia Ferrari ha ufficialmente alzato il velo sulla monoposto per la sua 76ª stagione di Formula 1, scatenando immediatamente un acceso dibattito tra gli appassionati della rossa. La nuova livrea, caratterizzata da un’inedita e vistosa presenza di inserti bianchi che spezzano il classico dominio del rosso (e che forse ricordano fin troppo la “Alfa-Sauber” degli scorsi anni), sembra aver tradito le aspettative dei tifosi. Nonostante l’entusiasmo per la coppia di piloti formata da Hamilton e Leclerc, il verdetto dei tifosi è arrivato rapidamente: l’assenza del rosso non convince tutti.
Mentre Maranello si prepara a iniziare una nuova era tecnica, l’obiettivo dichiarato rimane quello di interrompere un digiuno di titoli che dura ormai dal 2008. La speranza della squadra è che questo cambio estetico sia il preludio a una ritrovata competitività in pista. Tuttavia, se l’ambizione è quella di lottare subito per il vertice, l’impatto visivo della vettura ha generato più perplessità che certezze.
Secondo un sondaggio condotto dalla rivista RacingNews365, la maggioranza degli intervistati ha espresso un giudizio negativo sulla livrea scelta per il campionato in arrivo. Il punto critico sollevato dai tifosi risiede proprio nell’eccessiva presenza di bianco, percepita come “distrazione” rispetto all’iconica identità rossa che da sempre definisce il marchio. Per molti, il rispetto della tradizione è un valore indiscutibile, specialmente in questa stagione che, col cambio regolamentare, promette di essere storica per Scuderia Ferrari.
Resta da vedere se i risultati in pista riusciranno a far dimenticare le critiche estetiche. Storicamente, una macchina veloce viene sempre considerata “bella” dai propri sostenitori, ma per ora la Ferrari deve fare i conti con un pubblico che fatica a riconoscersi in questo nuovo design. La sfida di Hamilton e Leclerc non sarà solo contro il cronometro, ma anche per riconquistare il cuore dei tifosi che chiedono a gran voce un ritorno alle radici.
Articolo a cura di: Edoardo Ludovico Sirotti Gaudenzi.