2019Formula 1Gran Premio Messico

GP Messico, vince Hamilton ma non basta

Il terzo posto di Bottas non permette al britannico di conquistare a Mexico City il titolo. Secondo Vettel, quarto Leclerc

La strategia condanna Leclerc e incorona Lewis, che però per la festa iridata dovrà aspettare gli USA

“Maximum power available”: a rasserenare Hamilton nelle battute finali ci pensa l’ingegnere Mercedes, che garantisce al britannico la mappatura più idonea per spremere al massimo la W10 quando il vantaggio su Vettel oscilla attorno ai 2″. La mossa vincente del britannico è il tempismo con cui effettua la sua unica sosta, che gli permette di costruire un margine cuscinetto su Seb, anche lui su una strategia a pit stop unico.

Per il britannico la festa è a metà, perché se è vero che vince la corsa, dall’altro lato deve rimandare la festa iridata a Austin. Bottas infatti è terzo dietro a Vettel, quindi il finlandese perde solo 10 punti dal britannico: troppo poco, perché per coronare il mondiale Lewis doveva guadagnarne 14. Quarto posto (e fastest lap) per Leclerc, quinto Albon e sesto Verstappen, autore di una gara travagliata. Il monegasco invece paga la strategia a due soste (medium-medium-hard), rivelatesi la meno indicata. Chiudono la top ten Perez, 7° davanti a Ricciardo, autore di un primo stint di circa 50 giri con le hard (!), poi le due Toro Rosso di Kvyat e Gasly, 10°

LA CRONACA

Partenza lineare per le Ferrari, che mantengono le prime due posizioni mentre dietro di loro succede di tutto: Hamilton e Verstappen finiscono ai ferri corti perdendo tempo, così ne approfittano Albon che si porta 3° e Sainz 4°. Lewis sprofonda 5°, mentre Max addirittura 8°. Nella foga del recupero, l’olandese tenta un sorpasso su Bottas, che gli pizzica la posteriore destra costringendolo a un pit stop che fa sprofondare il pilota Red Bull in fondo al gruppo. Gara travagliata quella di Verstappen, che durante la rimonta subirà anche un piccolo contatto contro la Haas di Magnussen.

Guai anche per Norris, che al giro 13 si ferma ma rientra con una ruota mal fissata, dovendo ripetere il pit stop e sprofondando nei bassifondi. Stessa sorte per Giovinazzi, vittima al 23esimo passaggio di un pit stop sfortunato, anche se il pilota pugliese riesce a perdere meno tempo rispetto a Norris.

Il giro dopo si ferma Hamilton, che nella girandola delle soste guadagna il terzo posto momentaneo ai danni di Albon, che aveva effettuato il pit stop alcuni giri prima rimanendo però bloccato nell’out lap dietro Sainz. In testa c’è Vettel davanti a Bottas, mentre Leclerc, fermatosi per la sosta al 16esimo passaggio, segue al terzo posto. Tra il giro 37 e il 38 cambiano pneumatici anche Bottas e Vettel, che come Hamilton montano gomma dura per terminarci la corsa, riconsegnando la leadership a Leclerc. Leadership effimera, visto che il monegasco al 44esimo passaggio deve effettuare la sua seconda sosta (più lunga del solito: 6″2), dove monta il compund più duro (obbligatorio per regolamento) dopo che nei primi due stint aveva calzato gomma media.

Nel finale, Hamilton si ritrova davanti a tutti, grazie sia alla strategia a una sosta sia al tempismo perfetto con cui ha effettuato il suo unico stop, che gli ha permesso di sopravanzare Vettel. Nelle battute finali, a Lewis basta gestire i 2″5 di margine, con la consapevolezza di avere la mappatura più aggressiva per contenere il tedesco della Ferrari, marcato da vicino da Bottas.

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Luca De Franceschi

Sono Luca, studio Lettere e seguo la Formula 1 da una decina d'anni. Mi sono appassionato a questo sport durante l'era dei successi di Michael Schumacher con la Ferrari, per poi assistere alle prime vittorie di Fernando Alonso, Lewis Hamilton e Sebastian Vettel. A casa ho diversi DVD sulla storia di questo sport, che mi hanno fatto conoscere i piloti e le auto del passato. Ho anche la passione dei kart, sui quali ogni tanto vado a girare.

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