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GP del Brasile: le gioie e le delusioni di Interlagos

Dopo aver ripreso fiato dall’affollatissima Città del Messico, è tempo di spostarsi di nuovo per il penultimo appuntamento di questa stagione. La F1 sbarca nella terra della samba per il GP del Brasile; domenica si correrà ad Interlagos, un sobborgo di San Paolo, la più importante e grande metropoli del Sud America.

Accantonata l’idea di costruire un quartiere residenziale, negli anni 40 si pensò bene di realizzare un circuito, tra due laghi artificiali (interlagos, appunto). Il primo a mettere la firma è  Carlos Reutmann su Brabham, ma la gara non era ancora valida per il campionato; il debutto ufficiale arriva nel 1973 con un brasiliano sul gradino più alto: così Emerson Fittipaldi vince la prima edizione ufficiale del gran premio del suo paese.
Dal 1973 al 1975 il podio di Interlagos vede alternarsi solo i colori verdeoro: doppietta di Fittipaldi e una vittoria di Carlos Pace nel 1975; il paulista parte terzo con la sua Brabham e resiste al suo connazionale che non riesce a festeggiare la terza vittoria consecutiva alla corsa di casa.

Il Brasile, si sa, da sempre sforna talenti in tutti i settori sportivi, dal calcio alla F1; sono campioni che cercano sempre di lasciare il segno, talvolta ci impiegano una vita e altre invece, basta solo un episodio per farli entrare di diritto nelle leggenda. Proprio quest’ultimo fu il caso del “Moco” così veniva chiamato Pace; benché la corona di fiori del vincitore di posò solo una volta sulle sue spalle, ciò è bastato per fargli scrivere la storia e intitolargli quel circuito che tante altre leggende hanno percorso.
La carriera di Pace purtroppo finirà presto; nel 1977 è in volo per tornare a San Paolo dopo aver trascorso un paio di giorni a casa del collega Marivaldo, ma il velivolo si schianta poco prima di atterrare, muoiono tutti e tre i passeggeri.

Nel 1980 si decide che Interlagos non è adeguato agli standard di sicurezza e si trasferisce il GP sulla pista di Jacarepagá a Rio de Janeiro, terra natale di un altro grande: Nelson Piquet che qui salirà sul gradino più alto del podio due volte (1983 e 1986).
San Paolo si riscatta nel 1990 e ottiene di nuovo la sua corsa, in questa edizione si arriva quasi a emulare quella del 72 che vide la vittoria di un pilota di casa, questa volta in pista c’è Ayrton Senna, peccato che un incomprensione al momento del sorpasso di una vettura doppiata lo costringe a rientrare ai box e si deve accontentare di un terzo posto.
Ma l’impresa eroica arriva l’anno successivo: nel 1991 Ayrton Senna vince il GP effettuando gli ultimi 20 giri con il cambio bloccato sulla sesta marcia; uno sforzo fisico immane tanto che il brasiliano esce dalla vettura urlando e sul podio, a stento, riesce ad alzare la coppa… il campione diventa leggenda.

L’autodromo “Carlos Pace” è stato teatro di gioie ma anche di altrettante cocenti delusioni. Iniziando dal 2005 con un giovanissimo Fernando Alonso che conquista il suo primo titolo mondiale, nonostante la doppietta McLaren di Montoya e Raikkonnen; lo spagnolo farà il bis l’anno successivo, ma il protagonista è Schumacher, che dopo aver annunciato il ritiro si rende è autore di una rimonta spettacolare in gara: dalla decima posizione finisce in quarta.
Nel 2007 tra i due litiganti: Hamilton e Alonso, Kimi Raikkonen ha la meglio e diviene campione del mondo. Il 2008, invece, è il GP da dimenticare per tutti i ferraristi e i brasiliani: Felipe Massa taglia il traguardo e per pochi secondi sfiora il titolo, poi ci pensa Hamilton a rovinare la festa sorpassando Glock all’ultima curva… l’inglese è sul tetto del mondo.


Tre anni più tardi a sbalordire ci pensa Vettel, dopo il contatto con Bruno Senna il tedesco è costretto a ripartire dall’ultima posizione; una gara al limite finita in sesta posizione, un titolo e un biglietto di ingresso nella “Hall of Fame”.
Domenica vedremo se Rosberg riuscirà a ripetere la gara dell’anno sorso, finendo davanti al compagno di squadra Hamilton.

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Anna Polimeni

Mi chiamo Anna, ho 19 anni e vengo da Torino. La F1? la mia passione, il mio mito? Ayrton Senna.

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