© Redbull Racing F1
Il venerdì del GP Australia ha regalato alla Red Bull indicazioni utili ma anche qualche grattacapo: Verstappen e Hadjar hanno vissuto una giornata a due facce, con una FP1 incoraggiante e una FP2 più complicata del previsto.
La prima sessione di prove libere aveva sorriso alla scuderia di Milton Keynes. Verstappen ha chiuso terzo con un 1:20.789 accumulando 27 giri, mentre Hadjar ha firmato un ottimo quarto posto al debutto stagionale in 1:21.087 su 24 giri. Tutto sembrava scorrere liscio, ma la FP2 ha cambiato il copione.
L’olandese è scivolato in sesta posizione con un 1:20.366, disturbato da problemi di grip e da una sbavatura in ghiaia che ha interrotto il suo ritmo. Hadjar, invece, nono con 1:20.941, ha faticato con la gestione dell’energia, rendendo difficile inanellare giri consistenti. Il debutto del GP Australia con la power unit sviluppata internamente dalla Red Bull ha portato con sé le inevitabili incognite di chi affronta per la prima volta un weekend di gara con tecnologia completamente nuova.
A fare il punto della situazione ci ha pensato Paul Monaghan, responsabile tecnico della vettura. “Oggi abbiamo schierato due monoposto con la nostra power unit per la prima volta in un weekend di gara: un risultato fantastico considerando che entrambe erano competitive in FP1”, ha dichiarato il tecnico britannico. Monaghan ha poi spiegato i problemi tecnici emersi nella seconda sessione, tra cui un guasto alla centralina elettronica sulla monoposto numero 3, risolto prima di rimandare in pista il pilota.
Verstappen è stato diretto nella sua analisi: “Il passo c’è, ma c’è ancora tanto lavoro da fare“. Hadjar, alla prima uscita stagionale in Formula 1, ha mostrato maturità: “Non sarà mai tutto perfetto al primo giorno“.
L’obiettivo del team per la giornata di sabato è chiaro: massimizzare i giri in FP3 e presentarsi alle qualifiche con la migliore messa a punto possibile. Il potenziale della monoposto c’è, ora serve trovare la quadratura del cerchio prima che le luci rosse si spengano.