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Formula 1 | Michael Schumacher: l’uomo della rinascita Ferrari

Nel giorno dei suoi 50 anni, ripercorriamo insieme le emozioni e i momenti che hanno fatto la storia del rapporto tra Schumacher e la Ferrari

50 anni fa, probabilmente, nessuno avrebbe mai immaginato che quel piccolo bambino nato nel paesino di Hurth sarebbe diventato una leggenda e che il nome Michael Schumacher sarebbe entrato a far parte della storia della Formula 1.

Ma già a partire dal 1991, quando ha iniziato a muovere i primi passi all’interno del circus, Michael sapeva già che quello sarebbe stato il suo mondo e che avrebbe lottato con le unghie e con i denti per salire sempre più in alto.

Una persona all’apparenza fredda e distaccata, che a testa bassa ha sempre puntato all’ennesima vittoria, rimanendo in realtà con i piedi per terra, nonostante gli episodi controversi e le contestazioni che nel corso degli anni sono state mosse contro la sua persona.

Il Kaiser ha collezionato una vittoria dopo l’altra, diventando un punto di riferimento per molti dei giovani piloti che si sono avvicinati alla Formula 1 nel corso degli anni, entrando a far parte del DNA di questo sport e, per riprendere le parole di Luca Cordero di Montezemolo, diventando parte del DNA della stessa Ferrari.

Ed è proprio a questo che oggi vogliamo dedicare un ricordo, a quei cinque titoli mondiali vinti con la Rossa di Maranello e al suo eterno rapporto con la scuderia, che ha segnato la storia del circus e del team, che ancora oggi guarda al Campione tedesco con ammirazione.

Dopo essere diventato il pilota più giovane ad aver conquistato ben due Mondiali consecutivi, Schumacher approda in Ferrari nel 1996, provocando un entusiasmo senza pari anche tra i tifosi, vogliosi di vedere una stella nascente come la sua salire a bordo della Rossa di Maranello e  regalare a team e appassionati un’emozione dopo l’altra.

Tuttavia, per Schumacher la partenza in Ferrari è del tutto in salita: durante le prime quattro stagioni, il team non riesce a dare al tedesco una monoposto abbastanza competitiva, costringendolo perennemente alle spalle di due grandi personalità come quella di Jacques Villeneuve e Mika Hakkinen.

Poi, nel 2000, le cose cambiano: Schumacher ha finalmente a disposizione una macchina competitiva che lo porta, dopo una stagione serrata, a conquistare il suo primo titolo con la Rossa. In un’intervista esclusiva pubblicata qualche mese fa, lo stesso Campione tedesco dichiarava di ritenere quella stessa vittoria come la più speciale della sua lunga carriera.

E da quel momento in poi, le cose sono state tutte in discesa: dal 2000 al 2004 Schumacher ha regalato emozioni su emozioni al proprio team, eguagliando e superando i record di altri personaggi di grande fama all’interno del circus, come Alain Prost o Nigel Mansell.

Gli ultimi due anni in Ferrari non hanno portato lo stesso seguito di vittorie per Michael, che però è ormai era entrato a far parte della famiglia, della fama e della storia della Rossa di Maranello. Al di là della sua facciata dura e forse un pò fredda, al di là degli errori, delle sfide poco corrette o dei comportamenti che tra una contestazione e l’altra hanno portato non poche polemiche, Schumacher rimane un pezzo della storia di questa scuderia, per cui ha dato tanto e da parte della quale gode ancora del massimo rispetto.

Personalmente, ricordo ancora quando da bambina mi sedevo davanti alla TV e speravo di vedere per l’ennesima volta quei lineamenti squadrati sul gradino più alto del podio: forse ero inebriata dalla novità che questo sport rappresentava per me, forse ancora non avevo chiare le dinamiche di una gara, ma con l’era di Schumacher alla Ferrari sono cresciuta e dal mio punto di vista non posso che ringraziarlo eternamente per tutti i successi che ha saputo regalarle.

Al di là delle opinioni personali, il Kaiser ha instaurato nel corso degli anni un rapporto con il team che è poi stato ripetuto in Formula 1 solo una manciata di volte. Appariva come un pilota a volte distaccato, ma metteva anima e corpo in quello che faceva, rimanendo sempre coerente con i propri ideali, quasi fino allo sfinimento, anche nei momenti più difficili della sua carriera. E lo stesso Montezemolo, in un’intervista di qualche giorno fa, ha voluto sottolineare questo aspetto, puntando il dito contro le polemiche emerse negli anni più difficili del tedesco in Ferrari, che gli sono quasi costati il licenziamento per via del suo carattere fin troppo emotivo che avrebbe potuto rappresentare un problema per la scuderia stessa.

Ma fortunatamente, le cose sono cambiate e riuscire a fidarsi di Schumacher e del suo modo di fare è diventato più semplice: dopo anni di digiuno da quel Titolo Mondiale che non si decideva ad arrivare, il Kaiser ha segnato un momento di svolta per il team di Maranello. Ha regalato alla scuderia l’obiettivo più grande che una squadra possa aspettare in Formula 1 diventando parte integrante della scuderia stessa.

Una persona più di tutte, però, ha saputo cogliere e far crescere la personalità di Schumacher in  Ferrari: Jean Todt. Il rapporto tra i due è stato e continua a essere profondo, due amici che hanno condiviso e condividono tutt’ora gioie e dolori.

Lo stesso Todt, in una recente intervista riportata anche da La Gazzetta dello Sport, ha dichiarato che Schumacher non è fondamentalmente mai stato solamente un pilota da seguire. Quello che all’inizio era un rapporto puramente professionale, ha iniziato a crescere e a rafforzarsi fin dal primo anno, diventando un’amicizia totale, completa.

Gli abbracci tra i due sono immagini chiare e nitide nei ricordi di tutti, ma i retroscena di questa amicizia sono altrettanto profondi e toccanti: una conoscenza totalizzante, una fiducia reciproca, prima e dopo l’incidente sugli sci che ha segnato la vita di entrambi. Un rapporto talmente profondo che lo stesso Schumacher, dopo soli pochi mesi dal suo approdo in Ferrari, aveva deciso di lasciare il team se Jean Todt se ne fosse andato.

La descrizione di un carattere e di una personalità forte quanto umana, al di là di quanto si è detto e si continua a dire sui suoi modi di fare e di rapportarsi con gli avversari. Una personalità che ha lasciato il segno, volenti o nolenti, all’interno del team di Maranello che oggi, in una data importante come quella del suo compleanno, non perde l’occasione per stringersi attorno a lui e alla sua famiglia.

Un tweet, semplice e diretto, per non dimenticare quello che Schumacher ha fatto ed è stato per la scuderia italiana; ma allo stesso tempo, un tweet per sottolineare come la sua persona sia ancora guardata con ammirazione, con gratitudine da tutti coloro che hanno avuto la fortuna di collaborare con lui e che oggi, nonostante le conseguenze di quel drammatico incidente del 2013, sono ancora qui a sostenerlo e a credere in lui, nella speranza di una sua futura ripresa.

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Anna Vialetto

Anna è sinonimo di determinazione, concentrazione e curiosità. Ho sempre studiato e lavorato per rincorrere e realizzare i miei sogni, con l'obiettivo di concretizzarli in quella che è la mia più grande passione: l'automotive. La Formula 1 per me è parte integrante della mia personalità: il rombo dei motori, i sorpassi all’ultimo centimetro, la velocità delle monoposto. Ma soprattutto, tutto il mondo che sta dietro allo spettacolo in pista: l'organizzazione, la comunicazione, il marketing, l'energia...la stessa che, fin da quand'ero bambina, mi ha portata a coltivare questo grande amore.

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