Formula 1, Franz Tost: «Risolvere il problema dei veicoli di soccorso»

A poche settimane dalla scomparsa di Jules Bianchi, si torna a parlare di sicurezza nel Circus ed in particolar modo sulla questione dei veicoli di soccorso in Formula 1. A parlarne è Franz Tost, il Team Principal della Scuderia Toro Rosso.

La morte di Jules Bianchi è avvenuta 21 anni dopo quella di Ayrton Senna, avvenuta il 1° maggio 1994 a Imola. In questi anni la sicurezza di vetture e circuiti è stata molto migliorata, ma secondo Tost il tipo di incidente di cui è rimasto vittima il pilota francese è legato ad uno dei punti irrisolti per i quali è necessario trovare un chiarimento e un soluzione per evitare episodi simili in futuro.

«Gli stessi veicoli per il recupero sono un problema» – ha dichiarato il boss austriaco in un’intervista a Auto Bild «Safety Car virtuale o no, se una macchina ha una sospensione rotta o è vittima di una foratura, si possono verificare dei problemi. E con questi mezzi, in funzione della loro altezza, c’è sempre il rischio di lesioni gravi se una vettura ci finisce sotto. Sono episodi che possono succedere anche a velocità più moderate. Nel 1994, parlai con Michael Schumacher, e gli dissi che queste cose sono pericolose e dovrebbero essere tutelate al meglio. Si potrebbe mettere un guardrail intorno al veicolo, cosicché una monoposto di Formula 1 non scivoli sotto di esso. Solo così si potrebbero evitare lesioni gravi alla testa o cose del genere».

Appena dopo l’incidente di Jules Bianchi in Giappone, la Federazione aveva deciso che oltre alla Virtual Safety Car e l’ingresso della vettura di servizio in caso di situazioni più gravi, i piloti dovessero avere un’attenzione maggiore in caso di bandiere gialle.

Anche Roberto Merhi, pilota della Manor, ha voluto dire la sua sulla questione: «Ho corso da poco in Formula Renault 3.5, a giugno ero in Ungheria per disputare una gara e una macchina ha avuto un incidente in una curva veloce. Un trattore è uscito per recuperare la vettura e quando ho visto la bandiera gialla ho subito guidato più lentamente, mentre in precedenza sarei passato più veloce in quel tratto».

Giorgia Meneghetti

Mi chiamo Giorgia, nata nel 1986, e residente a Fermo nelle Marche. Diplomata in Perito del Turismo, e con ottime conoscenze di lingue straniere: Inglese, Francese, Spagnolo. La Formula 1 è una delle mie più grandi passioni, che seguo dal 1998. Grazie ai suoi protagonisti, piloti, monoposto, team ne sono rimasta talmente stregata, tanto da spingermi a scrivere, raccontarla e viverla attivamente, sognando e sperando di poter un giorno incontrarli, e diventarne parte, e magari in un lavoro.

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