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Formula 1 | F1 Story GP Spagna 2012: lo scherzetto a Fernando Alonso

Il Gran Premio di Spagna 2012 fu teatro della prima, ed unica, vittoria di un pilota venezuelano in Formula 1. Una vettura del gruppo di mezzo, della terra di nessuno dello schieramento di partenza. Uno scherzetto, rivelatosi conseguenziale, per Fernando Alonso. Pastor Maldonado vinse su Williams Renault

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A volte il destino fa capolino da subito, indicando velatamente cosa ha riservato come risoluzione degli eventi. Infatti, sebbene a posteriori, tutto era tangibile sin dal sabato in quel di Barcellona 2012. La presenza nei piani alti di un outsider, nelle ultime libere e poi in qualifica, poteva offrire vincente materia per una scommessa. Non di certo preoccupazioni per l’idolo di casa Fernando Alonso.

L’outsider di turno era rappresentato dalla Williams, allora motorizzata Renault, di Pastor Maldonado.

Williams che dai tempi della partnership con BMW, inizio anni 2000, non “toccava palla”. Anni bui, sconcertanti. Momenti di prolungata agonia, in cui il glorioso team di Grove era lontanissimo dai fasti di un tempo. Un po’ per l’avvento dei costruttori, un po’ per il conseguente abbandono di motoristi indipendenti, la realtà dei cosiddetti “Garagisti” era divenuta, sempre più, una mera illusione. Tanto quanto oggi.

Pastor Maldonado, un pilota, forse, sottovalutato, un bravissimo ragazzo, nativo di una terra difficile. Approdava qualche anno prima in Formula 1 grazie ad un buon talento, ed una più che modesta figura in GP2. Nonché pupillo dell’allora Hugo Chavez, presidente del Venezuela, finanziatore onnipresente in tutta la sua di carriera. Un pilota molto dirompente, eccessivamente generoso, tanto da passare ai posteri per le sue bischerate in pista. Non si dimostrò accorto neanche in una esibizione in patria, dove impattò con la monoposto in un lampione nel mentre dello show.

Atti, talvolta pericolosi, passati alla storia come le famose “Maldonadade”. Fatti che ne identificano, ancora oggi, in maniera riduttiva il suo curriculum, nonostante i pur rarissimi momenti positivi. Uno che necessitava di supporto, fiducia, di qualche opportunità in più, visto l’aver dimostrato, seppur in quell’unica occasione spagnola, di saper vincere anche in Formula 1. Pur sempre, una alternativa accettabile, se si rapporta quel Pastor, a qualche giovane pilota dell’oggi. Senza dubbio, ha dato prova di onestà intellettuale, gentilezza e disponibilità, volontà e dedizione al lavoro. Su tutto, restando una persona semplice, di cuore, senza superbia né malizia.

La vittoria avvenne in un weekend dove sembrava correre da Campione, privo di maldonadade, senza incertezze. Una affermazione consistente e convincente a seguito di una condotta tattica e strategica inappuntabile. Un epilogo festoso per tutti. Del resto, la vittoria di una Williams non poteva destare alcuna preoccupazione per i contendenti di quel mondiale. Alonso era uno di questi, e in quell’occasione il trasparente Pastor gli fregò 7 punti mondiali. Punti persi che, sul momento, sembravano di rilevanza nulla, vista la felicità contagiosa che pervase tutti nel vedere la pura e straripante gioia del venezuelano.

Punti persi nonostante un marcamento in pista di quella Williams Renault, in un epoca dove, anche la inesistente differenza prestazionale tra i propulsori, privava i piloti di una ulteriore arma per tentare un sorpasso vero.
Una sconfitta Ferrari figlia di indiscutibili meriti altrui, nonostante i possibili alibi o giustificazioni del caso. Un successo, seppur estemporaneo, del Pastor di Venezuela, che ha contribuito all’esito di quel Mondiale del 2012.

Un campionato che si concludeva in Brasile a favore di Sebastian Vettel, con appena 3 punti di scarto in classifica finale su Alonso. L’ultima occasione che lo spagnolo di Oviedo ha avuto, e che si è concesso, poi, di divenire Campione del Mondo per la terza volta con la Leggenda delle corse. Quella vettura rossa col celebre cavallino rampante sul musetto.

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Gianluca Langella

Ingegnere Meccanico, operante come libero professionista nel mondo degli Impianti Tecnologici Civili ed Industriali. Innamorato di auto, e dall'arrivo di quel Tedesco nativo di Kerpen, votato alla causa Ferrari dal 1996. Un amore incondizionato per la F1, da me definita come "Lo Sport che risveglia i Talenti dell'uomo." Mi è mancato il coraggio di lasciare i miei natali per andare al Politecnico di Torino a studiare Ingegneria dell'Autoveicolo. Mi rimane la scelta di osservare, analizzare, godere e non, di tutto quanto offerto, di anno in anno, da questo beneamato sport motoristico. Mi resta un sogno nel cassetto, irrealizzato, da donare, eventualmente, ad un mio futuro figlio. Quello di vederlo diventare, un giorno, Ingegnere in Ferrari.

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