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Formula 1 | F1 Story GP Monaco 1984: una pezza rossa tra Senna e Prost

Pioggia, tantissima acqua, lì a minare le certezze di una intera griglia di partenza, lì a restituire agli occhi del mondo delle corse il suo mago, un certo Senna. Il principio di una guerra, quando una pezza rossa fece da fiaccola all’apertura delle ostilità. Vinse Alain Prost su McLaren MP4/2

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Monaco 1984. Una edizione di quelle cardinali, indimenticabile visti gli esiti, il come nella fattispecie a disegnare tanta roba in pista, tantissima all’atto della premiazione, volendo, la circostanza primordiale della futura guerra Senna – Prost. Il tutto, come nelle note di quella fascinosa Montecarlo, l’alcova del ricco, della Formula 1, il teatro più insidioso, dove solo i grandi sono abilitati dal talento, dall’istinto, alla conquista di quel podio presenziato dalla famiglia reale.

E molto si giocò proprio in quel parco chiuso, venuto tardissimo per i rinvii della partenza domenicale, venuto abbastanza presto, vista l’interruzione improvvisa palesatasi in un istante chiave della gara, sotto spoglie di una bandiera non a scacchi. Sotto una pioggia di elevatissima intensità, la variabile protagonista che aggiunse il condimento alla competizione, che consegnò alla ribalta un giovane dall’aura mistica.

Era Alain Prost il vero astro nascente della F1 degli anni ottanta, quel francese dalla capigliatura riccioluta originario di Lorette, la speranza più concreta per la sua nazione. Il primo transalpino accreditabile per la conquista della prima iride piloti della storia d’Oltralpe nella massima seria a ruote scoperte. L’erede di Didier Pironi, Patrick Tambay, dello stesso René Arnoux. Perché no, di François Cévert. La dannazione per gente come Nelson Piquet, per quella meteora mondiale di Keke Rosberg, un pupillo designato per dominare la scena per almeno un decennio.

Era Niki Lauda, il suo compare d’armi, tornato in trincea col team di Woking dal 1982, dopo quel temporaneo saluto targato Brabham ’79. Forse, un sottovalutato oppositore per l’iride ’84 in riferimento al giovincello Alain, un campione imprevedibile, ancora dotatissimo di velocità, freddezza, e attitudine da finalizzatore. Un uomo tornato per cercare di riprendersi il terzo alloro, quello in parte consegnato volontariamente al rivale James Hunt, in quell’oramai lontano, drammatico 1976.

Quelli erano gli ingredienti d’annata per la prima sfida moderna tra compagni di box, dai connotati dolci, dal clima denso di rispetto e di relativa curanza data la contrapposizione del vecchio col nuovo che doveva avanzare. Una delicata lotta tra due piloti aventi una caratteristica comune, l’arte della ragioneria, un aspetto poco romantico, all’uopo una virtù necessaria per i grandi risultati, per l’eventuale conquista di ripetute iridi.

La signora pioggia, dunque, scesa con una tal veemenza da far appassire qualsiasi velleità dei comuni mortali dello schieramento di partenza. L’imprevisto utile ai calcolatori McLaren, prontissimi a fare ricorso al proverbiale autocontrollo a salvaguardia della permanenza in pista, una sorta di sequestro di talento, volto esclusivamente all’annullamento di ogni fattore di rischio. L’arma preferita del duo di Ron Dennis contro la malasorte, la scorciatoia più sicura per passare indenni, col massimo dei punti possibili, la roulette di Monaco ’84.

Questione di maturità, di sterile pragmatismo, frutto di condizioni al contorno, di formae mentis equilibratissime, nulla a che vedere con quell’esordiente rispondente al nome di Ayrton Senna da Silva. L’impensabile avversario di quella Montecarlo per Prost, un ragazzo brasiliano, alla guida di uno dei paracarri dell’epoca, di una Toleman-Hart, quella monoposto bianca e blue, con quel bizzarro, poco estetico doppio alettone posteriore. Una vettura goffa ed inoffensiva, che su quel bagnato monegasco divenne un Offshore imbattibile.

Pur sempre una monoposto su quattro ruote, ma il mezzo con lo quale un giovanissimo Senna stava andando a vincere alla bandiera a scacchi. Rimaneva solo la MP4/2 col numero 7 sul musetto, quella vettura replicante la livrea della celeberrima marca di sponsor tabaccaio. La McLaren del francese, saldamente in prima posizione, una preda agonizzante alla vista di quel predatore, forte e possente, reso vincente dallo spesso strato d’acqua presente lungo ogni centimetro di pista.

Una marcia irresistibile che trovò compimento in un sorpasso al giro 32, quando la Toleman sfrecciò sul rettilineo di partenza, mentre la vettura di Woking si accostava sulla destra, dinanzi un tizio apparso solo pochi secondi prima in corrispondenza del traguardo per sguainare una scure di stoffa di colore rosso. Con al fianco un compare con la bandiera scaccata. Jacky Ickx, l’uomo con la bandiera rossa, ignorato da Ayrton, per visibilità ridotta, un toro furioso dopo l’aver compreso che la corsa si sarebbe interrotta con la classifica del giro precedente.

Ed a quel parco chiuso, al cospetto del podio sovrastato dal Principe Ranieri, il “Ricciotto di Lorette” si sentì osservato speciale, in balia di occhi infervorati, affamati, contrariati per quell’esito sportivo artefatto, per quella vittoria scippata a nemmanco metà gara. Una atmosfera tesa, tesissima, con Senna tagliente alle interviste, critico verso la direzione gara per quella interruzione ingiustificata del gran premio. Prost, nelle vicinanze, ligio sostenitore della prematura chiusura dei giochi, giusto in tempo per poter alzare il trofeo dal gradino alto.

Due piloti che provavano emozioni diversissime, con il francese leggermente contratto in viso da quell’atteggiamento carico di supponenza, sicurezza, ed enorme carisma di quell’occasionale rivale domenicale venuto da chissà dove, quasi a guastargli quella festa. Preoccupato da quella elegantissima rabbia contenuta, ben visibile sul viso sbarbato di quel da Silva, strenuo nell’ignorare con somma sufficienza il miracolato trionfatore di giornata. L’omino dal naso importante, il prescelto per il ruolo del nuovo che doveva avanzare.

Una vittoria decisa a tavolino che valse al suo famosissimo vincitore un punteggio dimezzato. Solo 4,5 punti iridati, a fronte dei 6 dati da un più onesto secondo posto a favore della probabile prima affermazione del rookie paulista. Lo stesso pilota dal casco giallo capace di ridicolizzare in quella Monaco il più grande degli anni settanta, sverniciato dall’esterno come fosse il primo dei doppiati sul rettilineo del traguardo.

Niki Lauda, il futuro campione del mondo ’84, laureatosi iridato per la terza volta, alla veneranda di anni 35, per aver conquistato mezzo punto in più sul diretto rivale, Alain Prost. Nonostante, dopo l’umiliazione la beffa, ritirato alla curva do Casinò per un errore al giro 23 della sua penultima Montecarlo.

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Gianluca Langella

Ingegnere Meccanico, operante come libero professionista nel mondo degli Impianti Tecnologici Civili ed Industriali. Innamorato di auto, e dall'arrivo di quel Tedesco nativo di Kerpen, votato alla causa Ferrari dal 1996. Un amore incondizionato per la F1, da me definita come "Lo Sport che risveglia i Talenti dell'uomo." Mi è mancato il coraggio di lasciare i miei natali per andare al Politecnico di Torino a studiare Ingegneria dell'Autoveicolo. Mi rimane la scelta di osservare, analizzare, godere e non, di tutto quanto offerto, di anno in anno, da questo beneamato sport motoristico. Mi resta un sogno nel cassetto, irrealizzato, da donare, eventualmente, ad un mio futuro figlio. Quello di vederlo diventare, un giorno, Ingegnere in Ferrari.

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