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Formula 1 | F1 Story GP Belgio 2009: l’ultimo Re di SPA, Kimi Raikkonen

Il Gran Premio del Belgio 2009 diede respiro alla Ferrari durante una annata infernale. Fisichella, partente dalla pole su Force India, dovette accontentarsi del ruolo di vincitore morale della gara. Kimi Raikkonen vinse su Ferrari F60.

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Un epilogo a sorpresa, soprattutto per i due partenti in prima fila. Due italiani, nell’ordine, Giancarlo Fisichella e Jarno Trulli. Un evento storico, senza alcun dubbio. Per metà invalidato da una variabile imprevista il giorno seguente. Volendo, un beffardo scherzo del destino, incarnato da una Ferrari impazzita.

Trulli e la sua Toyota scomparvero appena dopo la safety-car del primo giro, impelagati in una strategia infelice, affondati da problemi vari ed eventuali. Una gara solida, quella del buon Fisico, onorevole dopo la strabiliante pole del sabato. L’eventuale vittoria domenicale si rivelò un sogno troppo bello per avverarsi, più di tutto, una sincera soddisfazione, appena fuori dalla vettura, per i convenevoli del podio. Una prestazione che convinse i vertici di Maranello a rimpiazzare il sostituto di Massa, Luca Badoer, il collaudatore per eccellenza dell’era Schumacher.

Un pilota espertissimo, da anni lontano dai GP, in enorme difficoltà su di una vettura difficile come la F60. Per Giancarlo, l’opportunità bramata da bambino, il sogno di tutti i piloti italiani, guidare per la leggenda della Formula 1. La connazionale Ferrari. Un fine di carriera relativamente felice, troppo problematica quella F60, anche per uno come lui.

Solo nella bellissima foresta delle Ardenne, visibile in monoposto, in lungo ed in largo, la Rossa 2009 si rivelò competitiva. Il pilota romano dovette inchinarsi ad un diavolo biondo, occhi azzurri, che al cospetto degli innumerevoli, altissimi, conturbanti abeti, dal 2004 al 2009, fu quasi invincibile. Solo l’insolenza di Hamilton riuscì ad esorcizzarlo, coadiuvato dall’asfalto divenuto, negli ultimi giri, umidiccio e viscido per una pioggerella burlona. Era il 2008, quando Raikkonen si schiantò a Blanchimont, perdendo una gara vinta.

L’anno seguente la IV Sinfonia di Iceman a SPA-Francorchamps. Fisichella fu smaterializzato da Kimi dall’imbocco dell’Eau-Rouge, una Raidillon appena, appena, parzializzata, con conseguente uscita a fionda, scarto a sinistra, fine dei giochi. Una gara, fondamentalmente, risoltasi al quarto giro.
Di lì in poi, una passeggiata con la Force India, pur sempre alle calcagna, a debita distanza. Un’ombra italo-indiana che lo seguì finanche ai box per le due soste in programma, a mo’ di scorta fino alla bandiera a scacchi.

“Iceman” avrebbe lasciato la rossa a favore del campione asturiano Fernando Alonso, finito per due anni in purgatorio in Renault dopo l’annata McLaren – Spy-Story. Fu l’ultima vittoria col cavallino rampante del nativo di Espoo, verosimilmente frutto di una rabbiosa condotta, feroce e letale, derivata dal mancato rinnovo. Una manovra che, senza Todt alle redini della scuderia, finalmente s’aveva da fare. Kimi lasciò anche la F1, per due anni, giocò nei rally. Nell’attesa che la Lotus, ex Renault, lo chiamasse nel 2012 per sopperire al vuoto lasciato in squadra da Robert Kubica dopo quel maledetto Rally di Andora 2011.

Un inspiegabile incrocio di destini, di volanti, che ci riconsegna un redivivo Raikkonen, a quasi 40 anni, ritornare nella sua amata foresta belga con una monoposto rossa, la SF71H. Un mezzo potenzialmente da vittoria, che potrebbe dargli l’agio di dimostrare, ancora una volta, la quinta, il perché de The King of SPA“. Al decennio scorso, una lapalissiana investitura per quel quasi lustro imperiale sulle Ardenne.

Senza dimenticare, giammai, che il detentore del record assoluto di vittorie nell’università della F1 rimane il famoso nativo di Kerpen, una località tedesca distante, poco più, di un centinaio di chilometri dal tracciato belga. Il trascendentale Michael Schumacher.

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Gianluca Langella

Ingegnere Meccanico, operante come libero professionista nel mondo degli Impianti Tecnologici Civili ed Industriali. Innamorato di auto, e dall'arrivo di quel Tedesco nativo di Kerpen, votato alla causa Ferrari dal 1996. Un amore incondizionato per la F1, da me definita come "Lo Sport che risveglia i Talenti dell'uomo." Mi è mancato il coraggio di lasciare i miei natali per andare al Politecnico di Torino a studiare Ingegneria dell'Autoveicolo. Mi rimane la scelta di osservare, analizzare, godere e non, di tutto quanto offerto, di anno in anno, da questo beneamato sport motoristico. Mi resta un sogno nel cassetto, irrealizzato, da donare, eventualmente, ad un mio futuro figlio. Quello di vederlo diventare, un giorno, Ingegnere in Ferrari.

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