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Dal collaudatore al simulatore. Sign of the times…

Lo sviluppo tecnologico e regolamentare ha cancellato la figura del pilota collaudatore. E adesso sono protagonisti i simulatori. Ma davvero si spende meno?

Il pilota collaudatore: una figura essenziale in ogni scuderia di Formula 1 via via scomparsa per far spazio al simulatore

In principio era il collaudatore. Forse non è un caso che nella parola “collaudatore” sia presente il nome di Lauda. Perchè il pilota più bravo di tutti a trasmettere agli ingegneri informazioni preziosissime per la scelta dell’assetto della macchina è stato proprio il grande Niki. Ma a dire il vero la “categoria” dei collaudatori annovera decine e decine di piloti, più o meno famosi, campioni o comprimari. Essenziali però per mandare in pista una macchina competitiva, che si comportasse come previsto e voluto dai progettisti e alla fine in grado di vincere le corse.

Collaudatore simulatore
Credits: Pirelli Press Area

Tutto finito quando la federazione ha deciso di limitare e poi di fatto proibire i test privati. Un’intera tradizione di drivers con particolari attitudini, ingegneri di pista, veri e propri teams dedicati solo ai test è scomparsa. Motivi di riduzione dei costi, si disse. Solo che per assolvere alla funzione indispensabile di sviluppare una vettura e sperimentare le prestazioni di nuove componenti sono nati i simulatori. E si è aperto un mondo nuovo, affascinante, di un livello tecnologico inarrivabile, ma probabilmente non meno costoso.

LA FIGURA DEL COLLAUDATORE: UN “SIMULATORE UMANO” CON PARTICOLARI ATTITUDINI, ANCHE CARATTERIALI

Prima di parlare degli attuali simulatori è inevitabile tracciare con un po’ di nostalgia le caratteristiche dei piloti collaudatori di un tempo. Fino al divieto imposto nella prima decade del nuovo millennio le prove erano libere. Ogni scuderia poteva quindi scendere in pista quando voleva per provare le modifiche alle monoposto. In assenza di sensori, telemetria e centraline di raccolta dati il “feedback” del pilota era indispensabile. Che fosse un titolare o una riserva, chi saliva in macchina doveva fornire agli ingegneri informazioni essenziali, precise, affidabili. Ne andava della decisione di montare in gara un certo alettone o no, di riprogettare una sospensione o di rivedere la taratura del differenziale. Spesso era la differenza tra una vittoria e una sconfitta.

Sono stati grandi collaudatori Clark, che con Chapman si intendeva a meraviglia, Stewart, Lauda (probabilmente il migliore), Piquet, Prost, Senna e ovviamente Schumacher. Ma anche Amon, Andretti, Jones, Irvine fino a Luca Badoer, sfortunato nei gran premi ma fondamentale nei lunghi inverni al Mugello. Un po’ meno bravi Regazzoni, Reutemann, Alesi. Il peggiore Nigel Mansell, capace di dire “sottosterzo” e poi di andare via lasciando gli ingegneri con un palmo di naso.

BASTA COLLAUDATORI. E ADESSO COME FACCIAMO? LO SVILUPPO DEI SIMULATORI NEGLI ULTIMI VENTI ANNI

Con la sospensione dei test (anche di quelli illegali come la famosa sessione clandestina della Mercedes nel 2013) le squadre hanno dovuto trovare una nuova maniera per sviluppare le vetture. Già erano disponibili software abbastanza complessi per la simulazione delle condizioni di funzionamento dei vari pezzi della macchina. In più in campo aeronautico i modelli di aereo per istruire i piloti fornivano una tecnologia abbastanza matura. Da lì a costruire un “finto” abitacolo e collegarlo ed uno schermo il passo è stato breve. Ed ecco che sono nati i simulatori, dove i piloti possono allenarsi e soprattutto sperimentare settaggi e modifiche tecniche.

Collaudatore Simulatore
Credits: dallara.it

Visto dall’esterno un simulatore assomiglia ad un’ astronave. L’abitacolo è montato dentro una specie di involucro metallico su cui sono fissati sedile, volante, pedali e ovviamenti gli schermi. Le immagini sono simili a quelle di un videogioco, anche se di alcuni dettagli (come i cartelloni degli sponsor) si fa volentieri a meno. Il tutto è fissato su un pavimento, detto piattaforma dinamica, che a sua volta viene mosso da enormi attuatori elettroidraulici. “La macchina si guida col sedere”, diceva Niki Lauda. Ebbene, questi attuatori devono trasmettere appunto al sedere del collaudatore le precise sensazioni (perdite di aderenza, scivolamenti, sovrasterzi) che avrebbe in pista. Più facile dirlo che farlo.

IL SOFTWARE E’ IL VERO SEGRETO DEL SIMULATORE. DEVE RIPRODURRE ACCURATAMENTE UN GIRO DI PISTA

Le “scosse” che gli attuatori trasmettono alla piattaforma dinamica, le immagini proiettate sullo schermo, le reazioni sui pedali del freno o sullo sterzo sono tutte definite da un complessissimo software. E’ qui che si trovano le informazioni sui tracciati che si vogliono provare e sulle caratteristiche meccaniche di telai, motori, sospensioni, alettoni. Grazie a questi programmi è possibile capire il comportamento delle vetture al variare del set up aerodinamico, della rigidezza delle molle, della curva di controllo del motore e persino dell’usura delle gomme. Il tutto con la possibilità di variare ciascun parametro in tempo reale, senza bisogno di fermarsi ai box. Sembra ovvio ma è un vantaggio nientaffatto banale.

Anche la disponibilità dei dati da analizzare è pressochè infinita ed anche più accurata di quella che sarebbe possibile in pista. I sensori reali sono infatti spesso affetti da problemi di taratura o disturbi del segnale che nel simulatore non esistono. Gli ingegneri si trovano così a disposizione tutti i dati di cui hanno bisogno, nel formato ottimale pronti ad essere usati per prendere quelle decisioni che indirizzano l’assetto della vettura (non sempre nella direzione che piace al pilota titolare), se non la progettazione di intere parti nuove.

Collaudatore Simulatore
Credits: dallara.it

Quanto costano questi arnesi? Top secret. Alcune stime parlano in maniera approssimativa di cifre tra il milione e i dieci milioni di euro. Siamo vicini al costo di una squadra prove, insomma. Tanto che i nostalgici delle staccate di Badoer viste da ponte di Fiorano non possono non scuotere la testa.

Infine un aneddoto che la dice lunga sull’importanza “storica” di questo passaggio di testimone tra pilota collaudatore e simulatore. Pare che al suo ritorno in Formula 1, nel 2010, Michael Schumacher fu subito messo dentro al simulatore della Mercedes, per farlo riabituare alla svelta alle vetture che non conosceva. Ne uscì dopo poche decine di minuti sfinito dalla nausea. Proprio uno come lui capace di inanellare sessioni di prove interminabili. Segno dei tempi…

David Bianucci

Mi chiamo David Bianucci, nato a Prato ma trasferito per amore e lavoro sui colli Euganei in provincia di Padova. Sono uno sportivo a livelli di fanatismo, ho praticato la pallanuoto per vent'anni e ora faccio i campionati di nuoto Master. Ma le sensazioni più forti me le ha sempre regalate la Formula 1, sin da quando a nove anni ho visto il Gran Premio di San Marino del 1981. Sono seguite sveglie notturne per vedere i gran premi asiatici, autentiche fortune spese in riviste specializzate, giornate tra le frasche del Mugello per guardare girare di nascosto Michael Schumacher. Essere diventato nel frattempo Ingegnere Meccanico non ha migliorato la cosa... Scrivo perchè non posso fare niente per evitarlo.

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