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La Formula 1 era e rimane una competizione mangiasoldi. Prima dell’introduzione del budget cap le squadre di vertice spendevano oltre 400 milioni di dollari all’anno, motivo questo per cui è stato introdotto un tetto di spese da rispettare. Tuttavia all’interno della cifra limite di 140 milioni non vengono prese in considerazione diverse cose, fra cui per esempio lo stipendio dei piloti che nel divenire potrebbe essere soggetto ad un salary cap.
Nella griglia sono presenti dei veri e propri Paperoni, come Hamilton e Verstappen che nella scorsa stagione si sono portati a casa una cifra intorno ai 35 milioni di euro. Ed in un’epoca dove in generale si cerca di ridurre i costi, anche il compenso dei piloti è finito sotto la lente d’ingrandimento.
A Monaco Mattia Binotto parlando con RacingNews365.com ha aperto al fatto che questa situazione potrebbe cambiare. “È un punto che è già stato discusso un mese fa insieme a tutte le squadre, la Formula 1 e la FIA. Capiamo l’importanza di cercare in qualche modo di ridurre le uscite. Ovviamente non solo in merito al compenso delle tre figure chiave dei team e dei piloti, ma anche sul lato delle unità di potenza per cui in futuro ci sarà un limite”.
“Ne stiamo parlando. Ma non è una soluzione praticabile nell’immediato, soprattutto per il salary cap dei piloti. Stiamo ancora cercando di comprendere come muoverci. Il perché sta nei contratti in essere che sono già stati firmati, e che non si possono semplicemente rompere. Ci sono implicazioni legali (…). È una cosa di grande interesse, lo capiamo e riconosciamo che ci vorrà del tempo, ma sicuramente lo faremo”.